La pace secondo Ratzinger

da MicroMega del 15 dicembre 2012

di Alessandro Esposito
pastore valdese

Anche se l’interessato si batte e si dibatte indefessamente per sostenere il contrario, è proprio vero che tutto è relativo: a questa constatazione, difatti, non può sottrarsi il concetto di pace che l’attuale pontefice ha illustrato con dovizia di particolari, la maggior parte dei quali del tutto inappropriati, nel corso del consueto discorso annuale per la Giornata Mondiale della Pace.[1]

Di questa pace però, se si esclude il titolo dell’intervento, è obiettivamente difficile rinvenire le tracce. Dopo aver chiarito, in una sorta di premessa ermeneutica entro cui inquadrare il messaggio nella sua interezza, che«precondizione della pace è lo smantellamento della dittatura del relativismo e dell’assunto di una morale totalmente autonoma», il pontefice rispolvera il suo invero assai poco glorioso passato di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, perifrasi attraverso cui abbellire formalmente ma ribadire nella sostanza il ruolo dell’inquisizione, enumerando le orribili nefandezze della società secolarizzata e tralasciando di destinare la dovuta attenzione a quelle che si apprestava ad enunciare egli stesso.

Dopo l’ormai consueta tiritera concernente l’aborto e l’eutanasia, considerati entrambi alla stregua di atti efferati e interpretati senza alcuna attenzione alle situazioni umane e drammatiche entro cui sovente si inscrivono, il pontefice si produce in una delle sue esternazioni più avvilenti ed offensive, ancor più grave se si considera il fatto che essa figura in un documento scritto e pertanto, si presume, figlio di una riflessione ponderata e di un’intenzione deliberata: «Anche la struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale. Questi principi non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale (…). Tale azione è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi, perché ciò costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace».

Inutile dire che, a giudizio di chi scrive, questa «grave ferita inflitta alla giustizia e alla pace» risiede assai più nelle inescusabili esternazioni papali che in quella che altro non è se non la rivendicazione di un diritto fondamentale della persona. Ma in quest’ambito, si sa, l’istituzione vaticana non ha mai brillato, ostacolando, nel corso della sua storia tutt’altro che immacolata, l’affermazione dei diritti dell’uomo in seno alle democrazie europee.[2]

Circa questo che ritengo essere il passaggio più increscioso di tutto il discorso dato alle stampe da Ratzinger, vorrei soffermarmi su tre aspetti:

1. In primis ci tocca assistere attoniti alla consueta invasione di campo: le norme giuridiche sono stabilite dai parlamenti e soggiacciono alla legge ineluttabile di tutto ciò che è umano e, in quanto tale, in costante trasformazione. Sostenere che i recenti provvedimenti presi da un numero crescente di Paesi, europei così come latino-americani, al fine di equiparare il matrimonio tra uomo e donna a quello tra persone dello stesso sesso siano nient’altro che una indebita ed infausta destabilizzazione dell’ordine costituito ed una violazione delle leggi di natura costituisce un’affermazione pre-moderna, figlia di un’auspicata alleanza tra trono e altare che, fortunatamente, l’evoluzione delle democrazie moderne ha relegato in un passato al quale sarebbe opportuno non fare ritorno.

2. Anche la filosofia che intenderebbe sostanziare questo atteggiamento discriminatorio è improponibile allo stato attuale dell’evoluzione del pensiero occidentale, che ha sconfessato come velleitarie tutte le pretese di assolutismo etico fondate sulla presunta rispondenza ad un assai discutibile «ordine naturale», che altro non è se non quello delle categorie di pensiero attraverso cui si interpreta il mondo.[3] Ecco perché sostenere su queste basi una pretesa universalità dei valori cristiani significa in realtà conferire loro quella confessionalità che si dice, al contrario, di voler superare.

3. Mi sfugge del tutto quale sia l’aspetto delle unioni tra persone dello stesso sesso che verrebbe ad infliggere questo vulnus insanabile alla pace di cui il messaggio papale parla ma in direzione della quale non si muove affatto. La pace, infatti, va costruita attraverso il dialogo, il confronto, il mutuo riconoscimento delle istanze patrocinate dagli interlocutori. Ma se tali istanze consistono in assoluti che non sono in discussione, nessun raffronto è possibile. L’essere umano, difatti, trascende la ferrea ed insensibile logica dei principi sanciti dalle etiche religiose poiché egli è, per definizione, essere in cammino al quale non è dato di conoscere altro orizzonte che non sia quello della provvisorietà. Confinarlo entro gli angusti perimetri delle convinzioni religiose è, fortunatamente, un’operazione destinata al naufragio, dalla cui prevaricazione ci può mettere al riparo soltanto la ricerca di un’etica laica.

NOTE
[1] Joseph Ratzinger, Beati gli operatori di pace. Messaggio di Benedetto XVI in occasione della XLVI Giornata Mondiale della Pace, Vaticano, 8 dicembre 2012. L’intervento si può leggere integralmente sul sito: www.vatican.va.
[2] Si veda, a tale proposito, il recentissimo e documentatissimo studio curato dal professor Daniele Menozzi, docente di Storia Contemporanea presso la Scuola Normale Superiore di Pisa: Chiesa e diritti umani, Il Mulino, Bologna, 2012.
[3] Su questa tematica ha dedicato delle pagine mirabili per profondità ed acume il filosofo e psicologo Umberto Galimberti, in particolare nei suoi due testi: La casa di psiche, Feltrinelli, Milano, 2005 e Il tramonto dell’Occidente nella lettura di Heidegger e Jaspers, Feltrinelli, Milano, 2005.

Un pensiero su “La pace secondo Ratzinger

  1. Carissimi,
    ieri, domenica 16 dicembre, Gianni Geraci ha tenuto un bellissimo incontro al Milk di Verona, al quale ho partecipato.
    Egli e alcuni del Guado hanno preparato una lettera di risposta alle recenti esternazioni del Papa in occasione della giornata mondiale della pace. I contenuti della lettera, a parte la forma, di cui si è discusso con Gianni, che poteva essere un po’ diversa, sono condivisibilissimi.
    Gianni ha esordito con un’affermazione molto forte: oggi per un gay cattolico l’unico modo per stare nella Chiesa cattolica è quello di rivestire, e di svolgere, il ruolo di ‘cattolico disobbediente’. Io personalmente mi vedo d’accordo… magari si potrà parlare di ‘cattolico non allineato’, ma la sostanza resta quella. Davvero non se ne può più di queste sparate pontificie.
    Qui sotto allego la lettera di un lettore di Repubblica ad Augias, su Repubblica del 16 dicembre, e la risposta dello stesso Augias:

    Corrado Augias risponde a un lettore (Repubblica 16.12.12)

    “”Caro Augias, quest’anno nonostante io sia cattolico praticante non mi recherò in chiesa per la funzione di Natale. Nella giornata mondiale della pace il Santo Padre ha creduto bene di identificare le persone omosessuali come uno dei mali che affligge e mina la pace nel mondo. Mi chiedo sempre se Dio abbia deciso di creare le persone omosessuali per perseguitarle da 2mila anni e vederle soffrire; soprattutto mi chiedo come mai il leader di una confessione religiosa così importante predichi da anni odio e intolleranza verso una parte dell’umanità colpevole del proprio modo di volersi bene senza far male a nessuno. Ma possibile che Cristo sia morto invano? Non era morto per tutti? I gay sono stati esclusi? O prima di spirare ha specificato muoio per l’umanità ma non per i gay che minano la pace del mondo?
    Mi chiedo anche come mai un Pontefice debba sempre e solo concentrarsi sui problemi inerenti l’affettività e sessualità delle anime. Possibile che non esista altro argomento penoso per la nostra umanità? Il Papa come vorrebbe risolvere il problema universale delle persone omosessuali? Negandone la presenza? Eliminandole?
    Francesco Gardillo – francescocardillo@hotmail.it

    Risponde Corrado Augias
    Le critiche alle parole del pontefice romano sono state numerose e analoghe a quelle di altre numerose precedenti occasioni. Legare la giornata della pace a una ripetuta condanna dell’omosessualità è parso a molti fuori luogo. Riprendo in questo commento alcune considerazioni contenute nel saggio, appena uscito, di Umberto Galimberti Cristianesimo (Feltrinelli). Smarrite le ultime tracce del sacro, argomenta il filosofo, il cristianesimo ha ridotto la questione religiosa a questione morale. Ma che bisogno ci sarebbe di Dio, chiede, se il suo giudizio fosse leggibile nelle norme della morale che ogni comunità può elaborare da sé? Quando la fede si fa forte invocando la ragione vuol dire che non ha più sufficiente fiducia in se stessa. E inoltre: se io invoco una serie di principi per regolare la vita degli uomini perdo di vista il vangelo. Gesù non ha mai parlato per principi, invece ha sempre guardato alle persone. Non la prostituzione ma la prostituta. Per perdonarla. Quando il cristianesimo lascia stare i principi e torna al messaggio di Gesù, di fa cioè attento alle persone, ecco spuntare uomini come papa Giovanni XXIII o il cardinale Martini o i tanti preti che vivono ogni giorno la misericordia a contatto con gli ultimi della terra.
    La tesi di Galimberti secondo la quale il cristianesimo non è più in grado di concepire la “sacralità” può ovviamente essere negata; resta comunque degna di attenzione e andrebbe discussa. L’incapacità di rispondere elaborando una teologia finalmente adeguata ai tempi conferma implicitamente la sua validità.”

    Meno male che c’è Augias…

    Con molto affetto per il Gruppo.

    AlbertOne.

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