La Parola, i 20 anni del gruppo di cattolici gay a Vicenza

da La Nuova Vicenza del 13 ottobre 2013
di Luca Matteazzi

pride VI

un momento del corteo del Vi.Pride (foto www.vicenzapride.it)

Quando due suoi iscritti hanno preso la parola, dal palco del Vicenza Pride lo scorso 15 giugno, per molti è stata probabilmente una sorpresa. Vuoi perché, negli oltre vent’anni di attività che ha alle spalle, l’associazione è stata spesso obbligata a peregrinare in incognito, tra una parrocchia e l’altra, per non sollevare mormorii di protesta. Vuoi perché affrontare una tematica complessa come quella del rapporto tra fede cattolica e omosessualità è ancora una faccenda spinosa. Eppure è proprio di questo che La Parola, l’associazione degli omofili credenti di Vicenza, si occupa.
Nata come gruppo spontaneo a fine anni ’80 sulla scia di alcuni movimenti valdesi e di iniziative come il campo “Agapé”, La Parola si è riunita prima in una casa non lontana da quel Campo Marzo in cui qualche mese fa ha sfilato il Pride, per poi costituirsi come vera e propria associazione nel ’93. «I valdesi hanno un approccio più personale e libero alla religione, senza la mediazione della tradizione e dell’autorità –  ci racconta Domenico, l’attuale presidente dell’associazione -. Per questo, probabilmente, i primi gruppi sono nati in quel contesto. Il nostro comunque non è un approccio teologico: quello che facciamo è cercare di riflettere su fede e omosessualità partendo dal vissuto di ognuno di noi, in un clima di amicizia, in cui tutti siano liberi di esprimersi e nessuno si senta giudicato».
La formula ha funzionato. La proposta di appuntamenti di riflessione sulla liturgia, incontri culturali e qualche fine settimana dedicato all’approfondimento di un argomento, sempre accompagnati da momenti conviviali in cui lasciare spazio alle chiacchiere e alla condivisione, ha attirato persone con percorsi e provenienze diverse. Numeri piccoli – attualmente si parla di una ventina di soci circa, con età che spaziano dai 40 agli 80 anni – ma sufficienti a dare continuità all’esperienza. E ad offrire un punto di riferimento per chi tenta di conciliare sfere che a volte sono ancora considerate antitetiche come quelle dell’omosessualità e della fede. «Rispetto a vent’anni fa la situazione è meno traumatica – continua Domenico -. Ma problemi ce ne sono ancora». Così, se tra gli iscritti ci sono coppie che vivono la loro relazione alla luce del sole, circondati dall’affetto di amici e parenti, altre hanno dovuto optare per una situazione di compromesso («sappiamo che sei omosessuale, ma se non ne parliamo è meglio»); e ci sono anche persone che non sono mai riuscite a dichiararsi, a volte nemmeno in famiglia. «È raro, ma c’è ancora chi pensa che l’omosessuale sia un malato da internare».
La stessa associazione, che pure collabora in modo stabile con alcuni sacerdoti, è stata ospitata in varie parrocchie della città in silenzio, senza dare pubblicità alla cosa. «La gente mormora, e poi va a finire che se la prende col parroco. Meglio evitare», racconta il presidente. Il pregiudizio, o la diffidenza, insomma, pesano ancora. «Questi venticinque anni non sono stati tutti rose e fiori», si legge nell’intervento letto sul palco del Pride, in cui si ricordano anche i casi di suicidio che hanno accompagnato la vita dell’associazione: «L’omofobia introiettata  – citiamo sempre dal discorso di giugno – o il solo disagio di vivere a volte sono così insopportabili che anche persone forti, critiche, motivate, addirittura religiose, non sanno reggere alla prova».
In questo contesto, la presenza al Pride a Vicenza è stata l’occasione per dare visibilità all’associazione. E far sentire il proprio sostegno alle campagne sui diritti civili, anche se l’impegno politico non è il centro della vita associativa. «Di questi aspetti si occupa più l’associazione Delos, ma la questione dei diritti è sicuramente sentita – riprende Domenico -.  Noi abbiamo tre coppie dichiarate: lo sanno tutti, famiglia, amici, colleghi, ma per lo stato non esistono. Non è semplice. E anche la legge sull’omofobia è importante: io penso che le opinioni siano tutte lecite, finché non si arriva all’insulto o all’aggressione. Che in Italia sono poche, è vero, ma se quelle poche capitano a te la statistica perde valore».
Tra i prossimi obiettivi della Parola, una collaborazione più continua e alla luce del sole con la diocesi. E magari, ma questo è per il momento un sogno nel cassetto, qualche dibattito a tema all’interno del festival biblico. Dopo la buona accoglienza riservata al Pride e l’apertura al riconoscimento anagrafico delle coppie di fatto, per l’ex sacrestia d’Italia sarebbe un altro segnale di apertura.

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