La Quaresima e la vocazione al servizio delle persone omosessuali

da About Out in Scripture (U.S.A.)
riflessioni bibliche di Jacki Belile, Valerie Bridgeman e Tat-Siong Benny Liew
(estratto), liberamente tradotte da Giacomo Tessar

Durante la Quaresima ci viene richiesta una particolare volontà di mettere in atto discipline o pratiche spirituali così da accrescere la nostra consapevolezza della chiamata di Dio. In questa stagione dobbiamo sviluppare attenzione e spirito di servizio osservando ciò che accade in noi e attorno a noi, in tutta la creazione.

I passi di oggi riguardano il patto di salvezza di Dio (Genesi 9,8-17; Salmo 25,1-10; 1 Pietro 3,18-22; Marco 1,9-15). Molto dopo la narrazione di Genesi 9,8-17 del patto tra Dio e Noé, 1 Pietro 3,18-22 cita Noè per parlare della salvezza attraverso Cristo nonostante il nostro passato di popolo disobbediente. Marco 1,9-15, che comincia con il battesimo di Gesù e la tentazione nel deserto, confermerà la buona novella della disponibilità della salvezza di Dio con l’annuncio di Gesù che il regno di Dio è vicino.

Finalmente, il Salmo 25,1-10 ribadisce il tenace amore di Dio e la sua abilità non solo di salvare, anche di guidare e insegnare. Guardando la creazione e le creature intorno a voi, come comunicano con il vostro senso di pienezza, redenzione e salvezza? Il patto che Dio stipula con Noè non è solo per l’umanità attraverso le generazioni (Genesi 9,9) ma è sempre legato anche al più vasto mondo della creazione (Genesi 9,10; 12; 15-17). Vediamo questo evidenziato anche in Marco 1,9-15.

Non solo lo Spirito prende forma di creatura (“come una colomba” Marco 1,10) per discendere su Gesù, ma la sfida di Gesù con Satana nel deserto era accompagnata dalle “bestie selvatiche” oltre che dagli angeli (Marco 1,13). Non sappiamo di preciso cosa stanno facendo le bestie selvatiche, ma non c’è ragione di ritenere che siano minacciose per Gesù. Forse la tentazione di Satana ha anche a che fare con le altre creature e l’ordine della creazione? Abbiamo qualcosa da imparare da queste relazioni quando dobbiamo uscire a proclamare il messaggio di compimento di Dio, la buona novella?

Nel Salmo 25,4-5; 7-9 il salmista afferma che Dio continuerà a istruire i peccatori. Forse una delle vie divine che dovremmo imparare in questa Quaresima è la cura per la creazione. Un bisogno che sembra sempre più urgente alla luce della teologia centrata sull’elemento umano di 1 Pietro 3,18-22. Anche se questa lettera si riferisce al patto di Dio con Noè, non ci sono più riferimenti alle altre creature e alla creazione in generale. È una tentazione troppo grande per noi esseri umani vederci come il solo obiettivo dell’amore e della cura di Dio.

In quale modo la proclamazione di Dio che la creazione è “buona” si potrebbe collegare al fatto che Dio ha creato le persone LGBT “buone”? In quale modo questa connessione fa la differenza su come ci relazioniamo alla creazione, agli altri e a Dio? Impegnandosi a non distruggere l’umanità e la creazione, il patto di Dio con Noè si oppone al linguaggio di morte così diffuso e aggressivo intorno alla vita delle persone LGBT. Il retaggio ostile alla creazione e alla carne di molto pensiero Cristiano è ovviamente parte dello stesso combustibile che alimenta il disgusto omofobico per la varietà della creazione e la possibilità di vedere il patto di Dio al di là di quello che siamo o riconosciamo. Mentre è imperativo che in quanto persone lesbiche, gay, bisex e trans (LGBT) non ci concentriamo solo su noi stessi durante questa stagione di Quaresima, è ugualmente importante fare attenzione a come ci prendiamo cura di noi stessi. Questo è tanto più vero visto come gli elettori della California hanno recentemente votato per approvare la Proposta 2 contro la crudeltà sugli animali, ma hanno approvato anche la Proposta 8 contro il matrimonio omosessuale.

Sembra che la maggioranza della gente – almeno basandosi su questi recenti risultati elettorali in California – non colleghi la cura per gli animali e l’ambiente con il creare un ambiente socialmente ed emotivamente sano per gli LGBT. Dobbiamo essere ancora più vigili nel prenderci cura di noi stessi e degli altri.

Il salmista nel Salmo 25,2 prega perché Dio non lo lasci “essere svergognato” e chiede “ricordati di me” (versetto 7). Ognuno di noi è più grande di ogni vergogna, di ogni accusa che venga dagli altri e perfino dei fallimenti e del peccato. Il salmista ci offre speranza. Questa potrebbe essere una affermazione centrale – qualcosa di simile alla teoria di Matthew Fox [teologo ex Domenicano, poi sacerdote Episcopaliano n.d.t.] della “benedizione originale” invece del peccato originale – che non solo offre un ancoraggio alla nostra vita e al nostro ministero, ma anche delle risorse in ogni deserto di tentazione (Marco 1,9-15).

Il battesimo dovrebbe marcare una differenza nel modo in cui i Cristiani vivono nel mondo, e quale? Come viviamo, insieme, i nostri battesimi nel mondo? Invece di – o insieme a – parlare del “battesimo”e di avere una “buona coscienza” (1 Pietro 3,21) in termini personali, noi ci chiediamo come si potrebbe pensare comunitariamente al battesimo. Cosa vuol dire per una comunità, una chiesa o un popolo vivere all’altezza del suo battesimo e cercare una buona coscienza? Una cosa che una comunità o un popolo devono fare a questo proposito è andare cauti con l’idea di essere un popolo “eletto”. Pensiamo a Noè e l’arca.

Dobbiamo ricordarci che molti sono annegati mentre chi era sull’arca di Noè è “salvato” dall’inondazione. Infatti, alcuni leggono il passo precedente a Genesi 9,8-17 come un appiglio per giustificare la loro paura e l’odio per gli altri, incluse le persone LGBT. Con quella che Raedorah Stewart [predicatrice e attivista LGBT n.d.t.] chiama una lettura “omomisantropica” alcuni potrebbero legittimare o giustificare l’uccisione o l’annegamento degli altri, appoggiandosi al fatto che Noè viene “scelto” o alla mancanza di pentimento degli altri. In questo caso l’omofobia sembra collegata alla “apostafobia” (la paura di rifiutare certe credenze o di unirsi ad altri che rifiutano tradizionali paradigmi di fede per paura di un Dio vendicativo).

Quello che abbiamo detto prima sul fatto che ognuno di noi è più grande della vergogna, dell’accusa e del peccato (Salmo 25,7) è vero anche per coloro che ci opprimono e ci ostacolano (vedi anche 1 Pietro 3,8-17). Sì, la Quaresima ci chiama a prenderci cura di noi stessi come di ciò che è al di là di noi – inclusa la creazione di Dio come anche i nostri oppositori.

 

Preghiera

Creatore,
Fai di noi, ancora,
creature di timore,
creature che sanno,
creature che vivono
in unione.

Crea in noi, ancora,
la Parola-fatta-carne,
la vocazione-incisa-nell’acqua,
la volontà di cominciare di nuovo
in unione.

Cambiaci e rendici, ancora,
arcobaleni che annunciano speranza,
arcobaleni che abbracciano tutto,
arcobaleni che invitano la coscienza
in unione.

Amen.

Testo originale: Lent’s Call To Care

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