La sfida di Simonetta, vigilessa gay: «Colleghi, fate outing»

da Corriere.it del 25 maggio 2012

di Amelia Esposito

Nella primavera 2010, sulle scrivanie dell’allora commissario Anna Maria Cancellieri e del comandante della polizia municipale Carlo Di Palma arrivò una singolare istanza. La vigilessa Simonetta Moro richiedeva il nulla osta per partecipare al raduno europero dei gay e delle lesbiche in divisa indossando quella della municipale di Bologna. «Sentivo che era arrivato il momento di uscire allo scoperto e decisi di farlo così, nel più ufficiale dei modi», racconta Simonetta.

Quel giorno la vigilessa lanciò la sua sfida dall’interno al pregiudizio omofobo nelle forze dell’ordine. Poi volò verso Vienna, città del raduno, indossando la camicia azzurra con lo stemma del Comune di Bologna. Dal 28 aprile scorso Simonetta Moro è la presidente nazionale di Polis aperta, associazione lgbt di appartenenti a forze armate e forze dell’ordine. Trentanove anni, bolognese, una laurea in Psicologia, dopo dieci anni su strada nel reparto sicurezza, ora Simonetta fa la vigilessa part time. Il resto del tempo lo dedica all’attività di psicologa, che esercita nella sua abitazione al Savena, dove vive con le gatte Lana e Alice. Poi c’è l’impegno nell’associazione, intenso perché «la strada da fare è tanta».

Polis aperta nasce nel 2005, ma gli iscritti sono solo 56 a fronte di oltre 200 contatti. «Segno del fatto che chi indossa una divisa in questo Paese ha ancora timore a esporsi», spiega. Nel Bolognese i tesserati sono appena tre, due vigili urbani e un agente della polizia provinciale. In generale, gli iscritti sono soprattutto vigili e appartenenti alle polizia locali, poi c’è qualche finanziere, infine pochi poliziotti e carabinieri. Sono soprattutto uomini, le donne pochissime. Simonetta è una di queste.

Una contraddizione vivente per alcune persone che trovano incomprensibile la scelta di un’omosessuale di indossare la divisa. «Non è così, io ho fatto il concorso nella polizia municipale perché avevo bisogno di lavorare, punto», replica loro Simonetta, che spiega di sentirsi fra l’incudine e il martello perché subisce un doppio pregiudizio «sia come omosessuale che come persona in divisa». Per fortuna, però, nel suo ambiente di lavoro nulla è cambiato da quando, nel 2010, ha fatto coming out. «Il mio comandante è una persona illuminata e dai miei colleghi ho ricevuto solo attestati di stima. Nessun problema, ma mi sento una privilegiata», spiega.

Fra meno di un mese, in occasione del Gay Pride, Polis aperta farà la sua prima uscita pubblica a Bologna con il suo striscione. Ma la campagna di visibilità dell’associazione è iniziata la scorsa settimana con un convegno sull’omofobia nelle forze dell’ordine a cui ha preso parte anche il comandante dei vigili urbani Di Palma. «L’obiettivo è avere anche qui, a Bologna, iscritti fra i poliziotti, i finanzieri e i carabinieri. E li stiamo cercando con l’aiuto dei sindacati — spiega Simonetta —. Solo così, agendo dall’interno, possiamo ottenere qualche cambiamento». Ma c’è qualcosa che Polizia e Arma possono fare comunque, come istituzioni. Simonetta lancia loro un appello: «Occorrono dei corsi di formazione contro il pregiudizio, che insegnino alle persone in divisa a trattare le diversità nel modo giusto. Il cambiamento deve partire dal linguaggio: basta battute omofobe».

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