La vera storia di Robin Hood: «Era gay ed ambientalista»

da La Repubblica del 19 aprile 2013

di Andrea Tarquini

Da secoli è il mito del coraggio di resistere in nome della giustizia, della libertà, dei diritti dei poveri. I nostri padri e nonni, poi noi da piccoli, oggi i nostri figli, apprendono della sua storia da film di Hollywood e poi magari anche da libri o da videogame, e vedono in lui un antesignano di Garibaldi e a suo modo di Gandhi, un progenitore dei partigiani antinazisti o della versione mitizzata di Che Guevara. E invece no: secondo gli ultimi studi filologici, lui era un ribelle solo rispetto a costumi e tradizioni dominanti allora. Viveva nella foresta perché lui e i suoi compagni, da ambientalistiante litteram, odiavano la frenetica, alienante vita delle città. Ed erano probabilmente gay, decisi ad affrancarsi dalle persecuzioni contro gli omosessuali che purtroppo da millenni segnano la storia dell’umanità. Rubavano sì, ma per autofinanziare la loro comunità dell’utopia, non per ridistribuire la ricchezza ai poveri.

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Avrete capito di chi stiamo parlando, quindi ci scusiamo se per caso vi trasmettiamo una parziale delusione: l’eroe rivisitato in questione è niente meno che Robin Hood. Andrew James Johnston, un filologo britannico che lavora alla prestigiosa Freie Universitaet di Berlino, cioè il più prestigioso e autorevole ateneo della capitale federale, ci ha messo anni per tentare di ricostruire la storia vera di Robin Hood, filtrandola dalle leggende e analizzando ogni passo delle narrazioni scritte su di lui. Ed ecco, nell’ordine, le sue conclusioni, scusate ancora se smitizziamo tutto.

Il nome Robin Hood è reale, questo almeno. Ma non è altro che uno pseudonimo nato perché il giovane ribelle ambientalista e gay si mascherava: coprendo testa e volto con un cappuccio, hood appunto in inglese. E con ogni probabilità, prosegue il professor Johnston citato oggi dall’autorevole quotidiano liberalconservatore e filo-Merkel Die Welt, quel nome, insomma Robin l’incappucciato, era un nome affibbiato a un bandito, un ribelle, o a molti di loro.

Le ballate, e poi le prime leggende scritte medievali che ci tramandano l’avventura di Robin Hood, ci forniscono secondo il filologo britannico trapiantato a Berlino anche altre indicazioni. Primo, Robin e i suoi erano soprattutto un gruppo di antiautoritari ambientalisti. Robin è il capo, ma non comanda mai come un dittatore. La foresta di Sherwood è il loro luogo ideale, perché vogliono vivere in simbiosi con la natura, e ne hanno abbastanza delle città che già allora in Inghilterra crescevano veloci e strappavano spazio e ruolo alla natura. Secondo, rubavano, ma soprattutto ai ricchi ecclesiastici, e lo facevano per autofinanziarsi, non per sfamare i poveri.

robin_hoogTerzo, e qui viene il bello. Troppi passi di ballate e leggende scritte lo indicano: Robin Hood era gay, e forse anche per questo era fuggito (dalle persecuzioni omofobe che purtroppo perseguitano l’umanità da millenni) creando con i suoi amici il falansterio ambientalista nella foresta di Sherwood.. Fin troppi passi di ballate, versi e libri, insiste il professore britannico di Berlino, descrivono in dettaglio il rapporto tra Robin e il giovane Little John come la relazione più stretta nel gruppo, Little John era sempre accanto a Robin, era la persona con cui lui si confidava di più.

Troppa smitizzazione? Ma no, andiamo, insiste il professor Johnston. Non a caso Maid Marion, la bellissima, giovane e coraggiosa ragazza che si unisce a Robin nella lotta contro il crudele sceriffo di Nottingham e poi sposa Robin, appare nella vicenda a noi tramandata qualche secolo dopo le ballate e leggende più antiche su di lui. E nella leggenda il sodalizio formato da Robin, Little John, Marion e frate Tuck è il più anticonvenzionale possibile. Pazienza, rassegnatevi: Marion interpretata nel cinema da splendide attrici come Audrey Hepburn, Uma Thurman o Cate Blanchet, era un alibi etico per difendere un eroe gay troppo avanti rispetto ai suoi tempi, e tramandarcelo.

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Già, se ballate e leggende ce lo avessero tramandato da subito come un gay ambientalista, sarebbe stato un personaggio da mettere al rogo e bandire dalla memoria, via, l’omofobia è un male europeo orribile ma congenito come antisemitismo e ogni altro razzismo. Chi sa cosa ne pensano i bravissimi attori tutti machos perfetti  –  da Sean Connery a Kevin Costner a Russell Crowe  –  che hanno interpretato Robin Hood negli ultimi film hollywoodiani.

Forse, se rinascesse oggi, l’ambientalista gay Robin Hood sarebbe l’eroe di dure lotte contro brutali autocrati omofobi ovunque, da Putin a Lukashenko all’ungherese Viktor Orbàn, un eroe di cui quei popoli oppressi dagli ‘sceriffi di Nottingham moderni ora citati magari avrebbero bisogno. E per il prossimo Christopher Street Day (o Gay Pride) adesso i nostri concittadini e amici omosessuali hanno magari la gioia di un travestimento in più a disposizione. Pazienza per Marion, forse gli storici le troveranno un altro ruolo di battaglia, o forse la prode spadaccina non era etero neanche lei.

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