Le parrocchie aprono ai gay

Corriere del Veneto 15 maggio 2004 – di Francesca Visentin
Teologi e associazioni si incontrano in un istituto religioso: “Molti preti ci sostengono”

PADOVA – Cambiare la Chiesa, partendo dalla base. Con la comprensione e il sostegno di molti parroci padovani e veneti, gli omosessuali credenti del gruppo Emmanuele rivendicano per i gay un cammino di fede che si traduce anche in ruoli da catechisti o in funzioni direttive all’interno delle parrocchie. E denunciano la “spaccatura tra una chiesa molto disponibile alla base nei confronti degli omosessuali, ma durissima e slegata dalla vita e dalla realtà ai vertici. La gerarchia, a differenza dei suoi pastori, non cammina nella direzione della vita degli uomini e delle donne”. Il gruppo Emmanuele spiega: “Puntiamo a far evolvere il pensiero della Chiesa, vogliamo cambiarla. Ci riconosciamo nel popolo di Dio come parte attiva, anche a livello teologico. E nei contenuti della Bibbia non cerchiamo l’assoluzione verso i gay, ma una rilettura seria e oggettiva del testo”.

Questa sera per sviscerare il tema, il gruppo ha convocato un incontro pubblico con due teologi di fama internazionale nell’istituto religioso collegio Don Mazza di Padova. “Bibbia e omosessualità” è l’argomento su cui si confronteranno don Romeo Cavedo, docente di Sacra Scrittura al seminario diocesano di Cremona, e Giannino Piana, ex presidente dell’associazione teologica italiana per lo studio della morale e docente di Etica cristiana all’Università di Urbino. E se dall’analisi della Bibbia dei teologi (che evidenziano il loro ruolo di “studiosi super partes”), questa sera non ci sarà l’ “assoluzione” del popolo gay, emergerà però, come anticipano, che “a volte la gerarchia ecclesiastica strumentalizza la Bibbia per ricavarne giudizi morali contro gli omosessuali”.

Don Romeo Cavedo chiarisce: “L’uomo antico non sapeva nulla di biologia, psicologia, scienze. La Bibbia descrive l’omosessualità come un male nello stesso modo in cui definisce un male essere mancini, credeva pure che il sole girasse intorno alla terra… la condanna verso i gay deriva dalla non conoscenza. La Bibbia ignora la vera natura fisica dell’universo, così come non conosce la complessità del fenomeno umano e non è in grado di dire cosa sia veramente l’omosessualità. La giudica una devizione semplicemente perché descrive le cose così come appaiono ad un osservatore che non ha mezzi per andare oltre l’apparenza. Analogamente molti testi biblici ritengono che la malattia sia un castigo inflitto da Dio per i peccati. Alla luce del Nuovo testamento queste deduzioni non hanno più alcun senso. La cultura degli autori dell’Antico testamento non aveva strumenti a sufficienza per comprendere la vera natura dei fenomeni”.

E Giannino Piana evidenzia: “Ciò che merita di essere sottolineato è il valore di ogni relazione autentica, che per potersi sviluppare presuppone la presa di coscienza della propria identità, il riconoscimento sereno della propria condizione, sia eterosessuale o omosessuale, in un clima di vera pacificazione interiore e di superamento di ogni sentimento di colpevolezza paralizzante”.

Il gruppo di omosessuali credenti Emmanuele nasce a Padova nel 1997, accolto dalla parrocchia della Salute. “Il Vescovo di Padova Antonio Mattiazzo conosce il gruppo, ci ha incontrati e ascoltati – fa sapere il gruppo Emmanuele – i parroci hanno dimostrato accoglienza, conoscono gli omosessuali catechisti e sanno anche che ci sono gay all’interno del consiglio pastorale”.

“Io, omosessuale, da dieci anni insegno catechismo”

“Sono gay e l’ho sempre confidato ad ogni parroco con cui ho collaborato. Rivelare le mie scelte sessuali non mi ha impedito di essere un ottimo educatore per i bambini a cui insegno dottrina”. Michele, 60 anni, impiegato, da dieci anni fa il catechista nella Diocesi di Padova. Spiega la parola di Dio ai ragazzini delle medie, una “missione” che porta avanti da omosessuale credente, senza nascondere nulla ai parroci.

“Anche quando ho rivelato di essere omosessuale, ho continuato a insegnare dottrina nella massima libertà – racconta Michele – con i sacerdoti ho instaurato un rapporto di fiducia e trasparenza. Però ho deciso di non rivelare ai bambini e ai genitori la mia omosessualità, perché voglio essere valutato come persona, non per le mie scelte sentimentali. Non mi risulta che ci siano catechisti eterosessuali che vadano a parlare dei loro gusti con gli studenti, non capisco il motivo per cui dovrebbe farlo un gay”.

Insieme alla parola del Signore, Michele cerca di insegnare ai ragazzi anche l’accoglienza e la tolleranza. “Gesù non ha mai rifutato nessuno – fa notare – così spiego loro che da veri cristiani dovrebbero evitare ogni genere di discriminazioni. Qualche volta mi capita di cogliere parole che i ragazzi si lanciano contro come insulti: urlano tra di loro «frocio» quasi fosse il peggiore degli epiteti. Ecco, in quelle situazioni cerco di farli riflettere”.

E il catechista gay sottolinea che “tra gli omosessuali ci sono anche tanti insegnanti di religione nelle scuole”.

E’ un cammino di fede, quello dei gay credenti uniti nel gruppo Emmanuele di Padova, di cui anche Michele fa parte. E chiede che “la consapevolezza della condizione omosessuale non sia un ostacolo, ma rappresenti uno dei talenti che il Padre ha dato a ciascuno dei suoi figli, da fare fruttare”.

Un cammino che vuole continuare a incidere nella vita delle parrochhie con ruoli importanti come quello di catechisti o di componenti dei consigli pastorali.

“L’accoglienza che ho ricevuto dai parroci – spiega Michele – non è mai dipesa dall’età dei sacerdoti, ma dalla loro apertura mentale, dalla capacità di aggiornarsi e approfondire anche temi considerati tradizionalmente scomodi dalla Chiesa. Chi condanna è solo chi non ha ancora chiara la propria identità”.

Non teme che i genitori dei ragazzini a cui insegna catechismo possano scoprire la sua omosessualità? “Non mi nascondo – spiega Michele – ma nemmeno mi esibisco. Se un gemitore mi chiedesse spiegazioni cercherei di parlare con lui in maniera molto chiara, senza timori. Ho indotto a riflettere sull’omosessualità anche un confessore che rifiutava a priori il dialogo su questo tema, ma alla fine ho cambiato idea”. (f.vis.)

La comunità, il Pride e quegli incontri con il vescovo

Clicca per ingrandire… Gli omosessuali credenti hanno già incontrato il vescovo di Padova Antonio Mattiazzo e a giorni è atteso un altro momento di confronto. “Il vescovo segue il nostro lavoro fin dall’inizio, da quando è nato il gruppo”, fanno sapere. E parlano di Padova come una diocesi ideale, caratterizzata dall’accoglienza e dall’ascolto. Una Diocesi diventata punto di riferimento anche per gli omosessuali di altre province che si sono uniti al gruppo Emmanuele e che s’incontrano per momenti di preghiera e nelle ricorrenze di Avvento, Quaresima, Pentecoste, nella chiesa padovana della Salute. “Un esempio illuminato – secondo i gay – di impegno pastorale che non ghettizza, ma abbraccia tutte le componenti del popolo di Dio”. Dal vescovo di Padova Mattiazzo un segnale forte è arrivato qualche anno fa, nei giorni del Gay Pride, organizzato quasi in contemporanea con la tradizionale festa di Sant’Antonio, il patrono della città. Una coincidenza cavalcata politicamente dai partiti contrari alla manifestazione, che tentarono di coinvolgere in una rovente battaglia contro il Pride monsignor Mattiazzo, invocando a gran voce l’intervento del presule per bacchettare e condannare il popolo gay. Il vescovo non si lasciò coinvolgere nella polemica, non intervenne mai contro il Pride, né condannò in alcun modo gli omosessuali. Una neutralità molto apprezzata dalla comunità gay e interpretata come l’ennesimo sengale di benevolenza e profonda tolleranza di monsignor Mattiazzo.

E a dimostrazione di Padova comunità religiosa basata sull’ascolto, gli omosessuali credenti citano anche il settimanale diocesano “La difesa del Popolo”, che spesso ha ospitato i loro interventi. “Un anno fa La Difesa ha dedicato al tema dell’omosessualità e della Chiesa un ampio servizio molto equilibrato – evidenzia il gruppo Emmanuele – un’analisi senza giudizi morali”.

La comunità dei gay credenti attende di approfondire il tema della loro rappresentanza all’interno delle parrochhie nel prossimo incontro con il vescovo Mattiazzo.