Le polemiche su Lucio Dalla sono una vendetta dei gay

da La Repubblica, ed. locale di Bologna, 5 marzo 2012

IL CASO – “Volevano fare di lui una bandiera. Chi ci critica sono sciacalli, iene”. Padre Boschi, che ha pronunciato l’omelia ieri in S.Petronio, sugli attacchi alla Chiesa: “Condanna il peccato, non il peccatore”. Poi frena: “Non volevo essere offensivo”. Dom Chessa, benedettino di Santo Stefano: “Anche con il suo coming out avrei celebrato ugualmente i funerali. Davanti al Signore ogni cosa viene ricomposta, al di là delle nostre fragilità. Le etichette servono solo a far parlare”. Monsignor Silvagni: “Non le esequie di un omosessuale, ma di un uomo. Certo alcune cose si potevano intuire, ma non sono mai state tematizzate”. Arcigay Bologna: “Se si tratta di un’apertura, sia esplicitato”. Il sindaco Merola: “Basta polemiche, rispetto per la privacy”. Celentano sulla tomba del cantautore.

Gli attacchi alla Chiesa per l’atteggiamento “ipocrita” tenuto nei confronti di Lucio Dalla sono “una vendetta dei gay che volevano fare del cantante una bandiera”. Così padre Bernardo Boschi, confessore di Lucio, risponde agli attacchi piovuti soprattutto da ambienti omosessuali – ma anche da parte della giornalista Rai Lucia Annunziata – nei confronti della Chiesa, rea, secondo loro, di aver acconsentito ai funerali religiosi solo perché Dalla non aveva mai dichiarato la sua omosessualità. Lucio era “una persona di grande fede” e non ha “mai voluto conclamare” la propria omossessualità”. Secondo il padre domenicano quelli che criticano “sono sciacalli, iene. Sputano sentenze su cose più grandi di loro”. Ma poco dopo dichiarerà alle agenzie: “Non volevo essere offensivo, per me il rispetto per tutti è la prima cosa”.

“La Chiesa condanna il peccato, non il peccatore quando questi fa un certo cammino”, sono le parole di Boschi Boschi, che ieri ha pronunciato l’omelia (“Povero Marco, che crudeltà”). “Questi soloni che imperversano, dicendo che la Chiesa è ipocrita non sanno niente della Chiesa. Anche Gesù andava dalle prostitute perché si convertissero. Io sono andato tante volte a casa di Lucio e c’era anche Marco Alemanno, e non ho mai visto nulla”.

E anche dom Ildefonso Chessa, monaco benedettino della basilica di Santo Stefano, dichiara, a titolo personale: “Non avrei avuto problemi” a celebrare le esequie di Lucio Dalla anche se il cantautore bolognese avesse dichiarato la sua omosessualità. Le polemiche piovute sulla Chiesa “sono immeritate, frutto di un’ipocrisia che confina con una sorta populismo di ritorno, mentre questo è il momento di tacere”. Chessa ha partecipato alla cerimonia, durante la quale Marco Alemanno ha letto per Lucio le parole della sua canzone “Le rondini” ringraziandolo per avergli permesso di crescergli accanto. “Davanti al Signore – dice Chessa – ogni cosa viene ricomposta, al di là delle nostre fragilità. Non vedo perché io debba fermarmi di fronte a etichette che servono solo a far parlare. Quel che è prevalso è che lui era un credente. E questo dovrebbe prevalere sempre”.

Don Silvagni: “Il funerale di un uomo”. Il funerale di Lucio Dalla “è stato fatto con i criteri con cui lo si sarebbe fatto con il funerale di qualsiasi altro cristiano”. Cioè “coinvolgendo le persone a lui più vicine, con attenzione alle loro esigenze, e dando alla liturgia un tono di affetto e familiarità”, avverte monsignor Giovanni Silvagni, vicario dell’arcidiocesi di Bologna. “Non è stata la celebrazione di un funerale omosessuale, ma il funerale di un uomo”. Le polemiche per Silvagni sono “uno spostare il tema su un aspetto secondario, una strumentalizzazione tardiva che si commenta da sola. Chi vuole cavalcare l’onda si assume le sue responsabilità. Credo che sia una mancanza di rispetto verso chi prova dolore”, precisa.

“Un problema che non esiste”. Lo stesso Silvagni, intervendo più tardi, cerca di allontanare le polemiche. “Si è voluto inventare un problema che non esiste cavalcando interessi mediatici per interessi che mi paiono un po’ estranei alla vicenda e ai sentimenti delle persone coinvolte”. “La Chiesa ai funerali – ribadisce Silvagni – prega per il defunto e per la sua salvezza eterna, lo fa per tutti perché tutti siamo peccatori”.

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