Le reazioni al Pontefice che parla di «problema lobby, non problema gay»

da La Repubblica del 29 luglio 2013

Sollecitato dai giornalisti durante il volo di ritorno da Rio De Janeiro sul ruolo della “lobby gay” nella Curia, Papa Francesco premette di non disporre di alcun dossier riguardante una simile accolita né di conoscere l’identità dei suoi componenti. Ma soprattutto afferma che “il problema non sono i gay”, bensì “le lobby, tutte, politiche, economiche, massoniche. “Le lobby tutte non sono buone – le parole di Bergoglio -. Mentre se uno è gay e cerca il Signore, chi sono io per giudicarlo? Non si devono discriminare o emarginare queste persone, lo dice anche il Catechismo. Il problema per la Chiesa non è la tendenza. Sono fratelli. Quando uno si trova perso così va aiutato, e si deve distinguere se è una persona per bene”. Parole destinate a spiazzare, perché in esse si avverte l’intenzione del Papa di cambiare la prospettiva del problema per non alimentare l’omofobia.

“Spiazzati” è proprio l’aggettivo usato da Nichi Vendola nel plaudire a quella che il leader di Sel definisce una “strabiliante operazione”. Il Papa, afferma Vendola, “ha separato l’omosessualità dalla pedofilia, ci ha ricordato che la pedofilia è un peccato, un delitto, un reato”, mentre sull’omosessualità “ha detto: ‘chi sono io per giudicare i gay?’. Se la politica avesse solo un milionesimo della sua visione di futuro, della sua capacità di respiro e di ascolto sarebbe una politica più utile per aiutare la gente che soffre”.

Se l’ammirazione di Vendola è priva di “controindicazioni”, dall’universo dell’associa-zionismo omosessuale emergono posizioni diverse, che vanno dalla prudenza all’aperta contestazione delle basi teologiche su cui poggiano le parole di Bergoglio.

Franco Grillini, presidente di Gaynet Italia, da una parte sottolinea con favore come “questo Papa” non abbia “un’idea preconcetta degli omosessuali” e come sia “un bene la precisazione sul tema della presunta lobby gay vaticana, quando (Bergoglio, ndr) si riferisce alle consorterie e non alle persone in sé”. Ma Grillini, successivamente, prende spunto dalla nuova posizione manifestata da Papa Francesco nei riguardi degli omosessuali per chiedere al Pontefice di mettere “un freno alle manifestazioni antigay che abbiamo visto in questi giorni davanti a Montecitorio, fatta da personaggi che sembravano la versione italiana del Klu Klux Klan”.

Decisamente più dura, invece, la replica di Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, gay cattolico ed esponente storico del movimento omosessuale. “E’ sicuramente cambiato lo stile, ma non la sostanza” avverte, perché se le “parole pronunciate oggi da papa Francesco sono dal punto di vista dello stile molto importanti” dopo i “tanti insulti ricevuti dalla gerarchia cattolica”, quelle stesse parole, rileva Mancuso, vengono contraddette proprio dal riferimento di Bergoglio al Catechismo. Che nell'”articolo 2357  – ricorda Mancuso -, recita: ‘Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati”. “Papa Francesco – conclude Mancuso – rimanda appunto alla morale cattolica in vigore, che nulla concede alla condizione omosessuale quando è felice e praticata”.

Il riferimento al Catechismo è letto in modo diametralmente opposto da Flavio Romani, presidente di Arcigay. “La posizione che il Papa ha espresso oggi riguardo all’omosessualità non è nuova, anzi è quella contenuta nel catechismo della Chiesa cattolica. La prima volta, però, che questo messaggio di accoglienza viene espresso con parole chiare e inequivocabili dal Pontefice, così da sgombrare il campo dagli integralismi e dalle posizioni di prelati fanatici che da sempre forniscono una rappresentazione della Chiesa cattolica come omofoba e intollerante, seguiti a ruota dai soliti zelanti politici ansiosi di accreditarsi in qualsiasi modo presso le gerarchie vaticane. Il Papa ribadisce la linea che questi portavoce improvvisati hanno contribuito a confondere e a mistificare e richiama i fedeli a smettere un conflitto – quello contro le persone gay, lesbiche e trans – che non ha nulla a che fare con la fede”.

“Sono tanti anni che mi occupo di diritti dei gay, ma non mi è mai capitato di vedere una lobby gay” è il commento di Enrico Oliari, fondatore di GayLib, associazione degli omosessuali di centrodestra, alle dichiarazioni del pontefice di ritorno dal Brasile. “Mi è capitato di vedere lobby politiche, lobby delle banche, lobby della Chiesa e persino lobby del calcio, ma posso garantire che di lobby gay in Italia non ce ne sono”. “Papa Francesco – afferma Sandro Mangano, presidente dell’associazione – dà comunque speranza, quando parla di gay che non vanno giudicati: imparino i vari politici bacchettoni e omofobi, che hanno fatto dell’Italia l’ultimo paese dell’Unione europea occidentale che ancora non riconosce i nostri diritti”.

Con le parole del Papa “non siamo di fronte a una rivoluzione, ma sicuramente a un passo avanti da parte del Pontefice che va sottolineato, anche se la Chiesa resta uno dei principali ostacoli all’avanzamento dei diritti”. Così Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, secondo il quale “il Papa sembra essere più avanti di molti politici che si richiamano ai valori cattolici”.

Il deputato del Pd Edoardo Patriarca si dice dispiaciuto di certe puntualizzazioni da parte delle associazioni omosessuali. “La dottrina sociale della Chiesa è chiara da sempre e la semplicità e l’umanità di Bergoglio aiutano a comprenderla meglio – afferma -. Ogni forma di discriminazione è sempre stata condannata dalla Chiesa, ben altro è equiparare le unioni tra persone dello stesso sesso al matrimonio tra uomo e donna. È una distinzione antropologica che la Chiesa non smette di sottolineare”.

Si schiera con Papa Francesco anche un altro parlamentare del Pd, il senatore Sergio Lo Giudice, tra l’altro ex presidente di Arcigay. “Pochi giorni fa Papa Francesco ci aveva stupiti una prima volta: era riuscito, primo da molti anni fra i pontefici, a parlare del valore del matrimonio senza insultare le coppie omosessuali. Oggi raddoppia, smontando con semplicità la locuzione, abusata a sproposito, ‘lobby gay’ e sottolineando la negatività della parola lobby”. “Senza che questo comporti modifiche dottrinali, l’atteggiamento sereno e non offensivo di papa Bergoglio è in sé una novità interessante. Se solo servisse a fare abbassare i toni violenti e insultanti dei vari teo-con e atei devoti di casa nostra, oltre a quelli di alcuni alti prelati, sarebbe già un bel cambio di passo”.

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