Lettera del Gruppo Emmanuele ai delegati del Convegno Ecclesiale di Verona

La chiesa italiana celebrerà dal 16 al 20 ottobre prossimo a Verona il suo quarto convegno nazionale dal titolo “Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo”. È un avvenimento che cade ogni dieci anni, a metà circa del programma pastorale proposto dalla Cei, che per questo inizio del millennio è stato formulato così: “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”. Anche noi abbiamo voluto portare un nostro contributo inviando un messaggio ai partecipanti al convegno:

Alle sorelle e ai fratelli della Chiesa italiana

Siamo un gruppo di credenti che dal 1997, sotto il nome di Emmanuele, si ritrova presso la parrocchia della Beata Vergine Maria della Salute in Mortise di Padova. Offriamo alle persone omosessuali un luogo di accoglienza e proponiamo un cammino spirituale che tenga conto sia della fede cristiana, sia della propria identità affet-tiva e relazionale. Come membri della Chiesa italiana ci sentiamo interpellati dal prossimo Convegno Ecclesia-le di Verona che ci chiama a essere «Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo». In spirito di reciproco ascolto, desideriamo offrire la nostra testimonianza e proposta a partire da due punti del documento preparatorio («Traccia di riflessione al Convegno Ecclesiale di Verona, 16-20 ottobre 2006»).

1. Siamo convinti che la Chiesa di Gesù è chiamata a essere «comunità costruita sull’amore» (n. 3), luogo dove si fa esperienza di liberazione (cf. 1Pt 1,18-19) e amiamo pensarci in questa prospettiva. La perso-na omosessuale credente, appartenendo di fatto a una minoranza – e oggetto ancora oggi, non di rado, di stigmatizzazione sociale –, desidera sperimentare l’accoglienza di Dio proprio nel luogo dove la sua fede ha avuto origine, affinché, nel simbolismo della Chiesa-madre, l’abbraccio dell’agape ecclesiale costituisca la certezza della liberazione dalla paura (cf. Rm 8,15; «Non abbiate paura!», Giovanni Paolo II, 31 maggio 2000). La Chie-sa locale – e innanzitutto la parrocchia – sia dunque luogo «famigliare», luogo di abbandono di maschere e vergogne, luogo di sostegno del dialogo aperto e del confronto, perché solo nella dinamica famigliare della dialet-tica i figli maturano e, nella ricchezza della loro autonomia adulta (n. 8), camminano sicuri nel sentiero della vita (cf. Sal 16[17],11) dando spontanea testimonianza di fede e di fraternità («liberi e capaci di discernere e tra-sformare la nostra esistenza, aprendola alla fraternità», n. 7; «libertà liberata per la comunione», n. 3) e ritornando sempre con gioia al luogo della loro nascita cristiana. Quasi sempre si parla delle persone omosessuali in contrapposizione alla famiglia, dimenticando l’elementare verità che anch’essi nascono e crescono nelle fami-glie: sono figli, fratelli e sorelle che apportano spesso il loro originale e a volte insostituibile carisma nella cura amorevole dei genitori (cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2231); ma si dimentica anche che, talora, sono essi stessi genitori. Riteniamo quindi indispensabile citare anche gli omosessuali quando si parla di famiglia, non in quanto nemici, ma come membri a pieno diritto di ogni comunità pienamente umana. Un’educazione ai sentimenti e alla complementarietà (cf. n. 15a), non solo sessuale, ma a livello più ampio di «irripetibilità di ogni individuo davanti a Dio», ci sembra essenziale sia per gli eterosessuali sia per gli omosessuali, che sono essi pure uomini e donne «in ricerca» e rifiutano il «superficiale emozionalismo».

Spesso il nostro gruppo, per chi si era estraniato da una Chiesa che nell’atteggiamento di tanti pastori sentiva come «matrigna» e di riflesso – da un Dio percepito unicamente come giudice, è stato vissuto come luogo di re-incontro con il Risorto (cf. n. 9): il contatto con la libera testimonianza altrui e la fraterna acco-glienza della parrocchia ha avuto la meglio sulla chiusura e sull’autocommiserazione, mentre la condivisione delle esperienze (il «racconto della speranza», cf. n. 10) continua a promuovere quella «dedizione» e «fedeltà» peculiari dell’adultità cristiana richiamate dalla Traccia (n. 10).

2. Quanto ai vari ambiti della testimonianza ci siamo soffermati su quello che riguarda la cittadinanza (n. 15e), che tuttavia desidereremmo ricomprendesse innanzitutto la Chiesa stessa: la persona omosessuale ha cittadinanza piena nella Chiesa? Se le è richiesto – come attesta il Magistero – di rifiutare una parte di sé, come può presentarsi «in libertà» a Dio e ai fratelli? Come può la creatura considerarsi – di conseguenza – indegna di un Creatore che è amante di ogni vita? («Poiché tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai cre-ato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata. Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l’avessi chiamata all’esistenza? Tu risparmi tutte le cose, perché tutte son tue, Signore, amante della vita», Sap 11,24-26). Questa appartenenza alla Chiesa sub condicione come può integrarsi con la consapevolezza che, a livello affettivo, «l’uomo […] vive l’aspettativa di un mondo accogliente ed esprime con la maggiore spontaneità il suo desiderio di felicità» (n. 15)? La speranza, quindi, sarebbe quella di vedere una Chiesa che, come molti pastori tuttora fanno, rivolga attenzione e sostegno alla vocazione delle persone omosessuali alle varie forme di vita suscitate dall’umana convivenza, approntando forme di accoglienza e di educa-zione ai singoli, alle coppie e ai gruppi che rendano concreta la partecipazione attiva delle persone omosessuali alla vita della Chiesa, come anche auspicava il documento dei vescovi statunitensi Pur sempre nostri figli, 1998.

In conclusione vorremmo davvero che nella Chiesa italiana rispetto agli omosessuali venga messa in atto «un’approfondita riflessione che positivamente li sostenga, e valorizzi, in positivo, gli aspetti complessi della loro realtà» (Convegno di Loreto 1985: Atti, p. 321). Questo è quanto noi cerchiamo di fare. Ci sembra che l’esperienza del gruppo costituisca per chi vi accede un segno di speranza e un momento di riconciliazione. Ci piacerebbe condividerla con tanti altri.

gruppo Emmanuele

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