L’omofobia è de-genere per la democrazia

da MicroMega del 13 novembre 2012

di Maria Mantello

La legge contro l’omofobia è stata bloccata ancora una volta alla Camera il 7 novembre. Si è riproposta la scena del 13 ottobre 2009. E anche questa volta ad affossarla sono stati i voti di Lega, Udc e Pdl.

Ancora una volta un tradimento della nostra Carta costituzionale che all’art. 3 oltre ad affermare il principio dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di condizioni personali e sociali, vincola la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitando di fatto libertà e uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana.

Ancora una volta è prevalso l’opportunismo e il bigottismo dei vassalli del Vaticano, che spadone crociato sguainato, cercano di ergere a legge dello Stato il catechismo cattolico, che condanna l’omosessualità come «oggettivo disordine morale», (canone 2357) e gli omosessuali all’espiazione del “peccato” vivendo nel «sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione» (canone 2358).

Precetti inquietanti, che potrebbero esaltare i delinquenti omofobi di oggi, e che non possono non far pensare ai roghi della santa inquisizione, o al confino fascista, o ai lager nazisti.

Un filo nerissimo di un odio con cui si intrecciano i divieti alla legalizzazione delle unioni omosessuali e l’ennesima bocciatura della legge contro l’omofobia.

Un filo nerissimo che pregiudizialmente equipara omosessualità e devianza, e quindi la esorcizza nella pulsionale rimozione collettiva che erige a proprio totem l’omofobia.

Di questo filo nero fa parte l’ostinazione a impedire una legge che punisca gli atti delinquenziali che hanno come movente l’omofobia. Perché una tale legge inevitabilmente significherebbe il riconoscimento del diritto all’omosessualità. Le darebbe cittadinanza togliendola finalmente dal de-genere rispetto alla sacralizzata normalità.

Insomma, la legge contro l’omofobia sarebbe il pubblico riconoscimento della normalità della omosessualità.

Sarebbero addirittura ribaltati i rapporti tra vittima e carnefice.

Non più l’omosessualità, ma l’omofobia sarebbe un’insidia e un veleno per la tenuta democratica dello Stato, dove sacro è il riconoscimento delle individuali diversità, che ognuno nel rispetto reciproco ha il diritto-dovere di affermare in quell’arcobaleno della vita sociale fatta di distinti ed uguali, che solo la laicità dello Stato democratico garantisce.

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