L’omofobia e le piazze nere

da MicroMega del 9 luglio 2013

di Guido Caldiron

Dalle manifestazioni contro il “Mariage pour tous” alla morte di Clément Méric, una riflessione sull’omofobia della nuova galassia nera francese. Pubblichiamo un estratto dal libro-inchiesta Estrema destra di Guido Caldiron (Newton Compton).

estrema-destra-caldironUna riflessione sulle forme assunte oggi dal razzismo dell’estrema destra non sarebbe completa se non facesse menzione esplicita delle manifestazioni di odio che hanno come oggetto le scelte affettive e sessuali degli individui.

All’ombra di quella che viene presentata come la difesa della “famiglia tradizionale” o in nome di identità religiose concepite in termini aggressivi ed escludenti, prendono infatti sempre più spesso consistenza i pregiudizi nei confronti delle persone omosessuali e dei loro diritti. Si tratta di un fenomeno abitualmente definito come “omofobia”, anche se si tratta di vero e proprio razzismo. Infatti, come ha suggerito uno dei più noti giornalisti francesi, Sylvain Bourmeau, «omofobia è una parola gentile. Troppo gentile. Non la più appropriata per designare dei discorsi e dei comportamenti discriminatori verso gli omosessuali, visto che l’irrazionale fobia che evoca sembra spiegarli, se non addirittura giustificarli, in nome di una presunta patologia. Immagineremmo possibile, allo stesso modo, il parlare di nerofobia o di femminofobia, piuttosto che di razzismo e sessismo? È perciò chiaro come manchi ancora un nome più giusto, vale a dire più severo, per definire ciò che sta saturando lo spazio pubblico di odio verso gay e lesbiche».

In ogni caso, l’odierna omofobia – di cui le destre e le estreme destre sono spesso le principali interpreti sulla scena politica, ma tutt’altro che le uniche nella vita sociale – rappresenta per molti versi un anello di congiunzione tra l’ideologia del vecchio razzismo dei fascismi degli anni Trenta e Quaranta e le nuove culture radicali o ultraconservatrici. […] Ovviamente, con il passare del tempo, la formula “Dio, patria, famiglia”, cara al Ventennio, ha conosciuto, almeno in parte, un adeguamento alle nuove condizioni della realtà sociale. Perciò, dopo essere stata per molto tempo meno visibile, l’omofobia dell’estrema destra è tornata a manifestarsi negli ultimi anni di fronte alle modifiche intervenute nelle strutture tradizionali della società occidentale, dove sono emerse sempre più spesso la rivendicazione di pari diritti tra gli individui, indipendentemente dalle loro scelte di vita. Centrale in questo senso è, ad esempio, la battaglia per quello che i media definiscono d’abitudine come il “matrimonio gay” o, più in generale, la richiesta di equiparazione legale tra le coppie formate da persone dello stesso sesso, rispetto a quelle eterosessuali.

L’opposizione alle rivendicazioni dei movimenti omosessuali ha però incrociato di recente anche un altro fenomeno. Come ha fatto osservare, a partire dal caso francese, il sociologo dell’Università di Paris-VIII Eric Fassin, l’emergere negli ultimi anni nelle società europee della xenofobia e dell’islamofobia ha reintrodotto con forza nel dibattito pubblico una sorta di «definizione razziale della nazione» che ha finito per avere come corollario proprio una nuova «definizione biologica della famiglia». Così, spiega Fassin, a destra, «è la medesima battaglia per tentare di naturalizzare l’ordine sociale che viene condotta sui due temi – il no all’immigrazione e l’opposizione al matrimonio gay. Del resto, secondo il codice civile un termine come “filiazione” non definisce sia il grado di parentela che la nazionalità? Il linguaggio delle origini si sviluppa così simultaneamente, parlando di “verità biologica”, per la famiglia, e di “identità” e “sangue”, per i temi legati alla cittadinanza». E alla sfida della «democrazia sessuale», conclude il sociologo, l’estrema destra risponde riesumando i miti e il vocabolario della tradizione antidemocratica. […]

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– Nel ’66 era “Nouvelle vague” (“onda nuova”).
– Oggi è vecchio stile.

Ed è in Francia che la guerra delle destre ai diritti degli omosessuali ha scritto il suo capitolo più recente. Tra il novembre del 2012 e il maggio del 2013 le strade della capitale francese sono state testimoni di grandi manifestazioni indette da alcune associazioni di destra di ispirazione religiosa, soprattutto cattoliche, in difesa della “famiglia tradizionale” e contro la proposta avanzata dal governo di sinistra di introdurre norme che equiparano il matrimonio, e conseguentemente le adozioni, tra coppie etero e omosessuali. La mobilitazione ha accompagnato la discussione in Parlamento della cosiddetta legge del “Mariage pour tous” (“matrimonio per tutti”), infine approvata il 23 aprile 2013. Questi gruppi hanno dato vita a un coordinamento ribattezzatosi “Manif pour tous” (“manifestazione per tutti”) e che ha scelto come propria portavoce l’attrice e giornalista di destra “Frigide Barjot” – soprannome che fa il verso a Brigitte Bardot e che tradotto suona un po’ come “frigida svitata”, in segno di polemica con il presunto “edonismo amorale” della sinistra – al secolo Virginie Tellenne, cresciuta in una famiglia molto vicina a Jean Marie Le Pen, il fondatore del Front National e con un passato impegno politico con l’ex ministro di centrodestra Charles Pasqua. […]

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– Almeno noi ci sposiamo per fare dei bambini.
– E noi per adottarli quando li abbandonate.

Accanto a politici del centrodestra – a partire dagli esponenti dell’Union pour un Mouvement Populaire, ump, il partito guidato prima da Nicolas Sarkozy e oggi diretto da Jean-François Copé – agli appuntamenti di piazza contro il “matrimonio gay” partecipavano intanto anche esponenti del Front National e dei gruppi dell’estrema destra extraparlamentare: dagli universitari del Groupe Union Défense al Bloc Identitaire, passando per gli skinheads della Jeunesses Nationalistes e i monarchici dell’Action Française, oltre alle diverse sigle del cattolicesimo integralista e lefebvriano. Il 13 gennaio 2013, alla più grande tra queste manifestazioni – a cui, secondo gli organizzatori, avrebbero preso parte oltre un milione di persone – accanto ai deputati del Front National Gilbert Collard e Marion Maréchal Le Pen, e a Bruno Gollnisch, parlamentare europeo dello stesso partito, ha sfilato anche Nick Griffin, leader del British National Party. Inoltre, in un comunicato, Generation Identitaire, gruppo giovanile del Bloc Identitaire, spiegava così le ragioni dell’evento: «È il popolo francese che è sceso in piazza, la maggioranza silenziosa che non ha né sindacati né “consigli comunitari” rappresentativi» [un riferimento alle istituzioni che riuniscono ebrei e musulmani nel Paese, n.d.a.] che parlano a suo nome. In questo la manifestazione contro i matrimoni omosessuali ha indicato qualcosa di fondamentale: manifestando per la difesa della famiglia, i manifestanti hanno voluto difendere la loro identità, perché quando si sente che si sta rischiando di diventare degli stranieri a casa propria e che ci viene rubato il nostro Paese, è la famiglia l’ultimo baluardo di resistenza». […]

Infine, a riprova del grande valore assegnato alla mobilitazione su questo tema da parte degli ambienti della “galassia nera” francese, il 21 maggio di quest’anno una tragedia si è aggiunta alla lunga serie di manifestazioni e violenze. Dominique Venner, 78 anni, una delle figure più note dell’estrema destra locale, cresciuto politicamente negli anni Sessanta nell’opposizione all’indipendenza dell’Algeria e tra i fondatori della cosiddetta “Nouvelle Droite” insieme ad Alain de Benoist, ha scelto di suicidarsi all’interno della cattedrale parigina di Notre-Dame, sparandosi un colpo di pistola poco dopo mezzogiorno in mezzo a fedeli e turisti, proprio per esprimere la sua radicale contrarietà alla legge sul “Mariage pour tous”. Poche ore prima di uccidersi, Venner aveva postato sul suo blog un messaggio che spiegava le ragioni del suo gesto e in cui sosteneva che «per continuare la mobilitazione saranno necessari dei gesti nuovi, spettacolari e simbolici che […] risveglino la memoria delle nostre origini: stiamo entrando in un tempo in cui le parole devono essere sostenute dagli atti». […] Negli ultimi decenni, Dominique Venner aveva scelto di continuare la sua battaglia politica «in difesa della civiltà europea» attraverso scritti di taglio storico, era un grande conoscitore dell’opera di Yukio Mishima e di Pierre Drieu La Rochelle – intellettuali di estrema destra entrambi morti suicidi – e la direzione della «Nouvelle Revue d’histoire», pubblicazione estremista ma distribuita nel circuito della grande stampa nazionale. Per lui, come ha ribadito nel suo messaggio di addio, la battaglia contro il “matrimonio gay” era infatti solo un parte di quella, più generale, contro «i desideri individuali che distruggono le nostre radici identitarie e soprattutto la famiglia, la base più intima e solida della nostra civiltà millenaria». Radici che oggi sarebbero minacciate soprattutto «dal grande progetto di rimpiazzare la popolazione della Francia e dell’intera Europa» con gli immigrati musulmani. […]

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In questo clima avvelenato, caratterizzato anche dal ritorno sulla scena francese dei gruppi della “galassia nera”, solo poche settimane dopo il suicidio dell’intellettuale di estrema destra, il 5 giugno, un giovane attivista antifascista, studente al primo anno di Scienze Politiche, Clément Méric, 18 anni, sarà aggredito nel centro della capitale francese da alcuni skinheads neonazisti.

Clémet Méric - al centro, con il volto coperto - sorregge uno striscione che recita: "L'omofobia uccide". Profetico.

Clémet Méric – al centro, con il volto coperto – sorregge uno striscione che recita: “L’omofobia uccide”. Profetico.

Colpito al volto con grande violenza, secondo alcune testimonianze il suo aggressore si sarebbe servito di un “tirapugni”, Méric morirà solo poche ore dopo, senza mai essere uscito dal coma. Per la sua morte saranno arrestati alcuni aderenti alle Jeunesses Nationalistes Révolutionnaires, una piccola formazione violenta attiva da anni che raccoglie le teste rasate razziste di Parigi e numerosi hooligans della Kop di Boulogne, la curva “nera” dei tifosi del Paris Saint Germain: i militanti di questo gruppo avevano partecipato nei mesi precedenti alle “manif pour tous” e, in diverse occasioni, ai cortei organizzati dal Front National. Scioccata da questa morte assurda, l’opinione pubblica transalpina si interrogherà sulla possibilità di mettere fuori legge i gruppi dell’estrema destra.

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