«L’omosessualità è una malattia». Bufera sulla catechista di Segrate

da La Repubblica del 2 giugno 2013

di Gabriele Cereda

“L’omosessualità è una malattia”. Il virgolettato appartiene a una catechista sessantenne dell’oratorio San Felice di Segrate, cittadina satellite di Milano. L’affermazione, pronunciata durante il corso di catechismo per i cresimandi, ha fatto scattare la reazione dei ragazzi, tutti iscritti al terzo anno della scuola media. Da una parte gli studenti, pronti a difendere i diritti degli omosessuali, dall’altra la catechista, irremovibile sulla propria posizione. “Sono persone come noi, non si possono discriminare”, hanno argomentato i ragazzi. “Solo una coppia fatta da uomo e donna può avere figli e crescerli nella maniera giusta”, ha replicato la donna.

Alla fine del confronto due di loro (su un totale di dieci) hanno deciso che non frequenteranno più le lezioni. “Una scelta fatta in autonomia”, spiegano mamme e papà dei due ragazzi. La vicenda ha impiegato poco a varcare i cancelli dell’oratorio e uno dei genitori ha voluto portare il dibattito su Facebook. In poche ore il post ha raccolto oltre 200 commenti. Spaccato a metà, il popolo della Rete si divide fra chi sta dalla parte dei ragazzi (“Un’insegnante così è da cacciare il prima possibile”, “ho fatto bene a non far frequentare le ore di religione ai miei figli”) e c’è si schiera invece con la catechista (“In fin dei conti ha espresso una posizione personale”). Adriano Alessandrini, sindaco di centrodestra di Segrate, taglia corto: “Quando consegniamo la Costituzione ai ragazzi delle medie, la prima cosa che diciamo è che tutti hanno diritto al rispetto, al di là della razza e delle scelte di vita. Le affermazioni della catechista appartengono a un passato che la società civile ritiene superato da tempo”.

A Segrate da due giorni non si parla di altro. E qualche genitore è arrivato a chiedere la testa della catechista. “Forse è un po’ troppo, magari si è trattato di un equivoco – dice don Andrea Sangalli, prete degli oratori di Segrate – Stiamo parlando di argomenti delicati. La Chiesa esprime una posizione chiara, ma il rispetto alle persone deve rimanere al di sopra sopra ogni tipo di considerazione e va al di là delle scelte personali di ogni individuo”.

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