Madonna sfida ancora il Cremlino. A San Pietroburgo appello pro-gay

da Repubblica.it del 9 agosto 2012

di Nicola Lombardozzi

“Oh Madonna, liberaci da Putin”, cantavano le ragazze delle Pussy Riot nel concertino improvvisato che le ha messe nei guai e trascinate in galera. Si riferivano ovviamente alla Madonna “vera”. Senza nemmeno immaginare la surreale battaglia che si sta combattendo in questi giorni tra il Cremlino e Madonna Ciccone, regina del pop mondiale venuta in Russia a scompaginare i piani di Putin e a creare tensioni e malumori contro il governo con maggiore efficacia mediatica dei centomila che nei mesi scorsi hanno sfilato per le piazze.

La preoccupazione era tutta concentrata sul concerto di stanotte a San Pietroburgo, città natale del presidente, del premier Medvedev e di tutti i nomi più prestigiosi della nomenklatura al potere. Madonna poteva replicare il suo mal digerito appello per la libertà delle Pussy Riot 1, urlato dagli spalti dell’Olimpiskij di Mosca appena due giorni fa, quando durante il concerto aveva tra l’altro esibito la scritta con il nome del gruppo sulla schiena. Ma poteva fare molto peggio: sfidare la discussa legge sperimentale che vige su tutto il territorio di Leningrado, come ancora si chiama la regione di San Pietroburgo. Da quelle parti infatti è considerato reato, assimilabile addirittura all’estremismo, “fare propaganda omosessuale in pubblico”. Concetto volutamente nebuloso che autorizza la polizia ad arrestare chiunque difenda il diritto delle minoranze gay. Madonna, che della liberazione degli omosessuali ha fatto un cavallo di battaglia, non poteva tirarsi indietro. I gay di San Pietroburgo, emarginati e clandestini, speravano in un suo polemico annullamento del concerto. Poi le avevano chiesto come minimo di dire qualcosa. E lei l’ha fatto.

“La comunità gay, gli omosessuali – ha detto durante lo show la popstar, che sulla schiena aveva la scritta “Senza paura” – hanno gli stessi diritti di vivere con dignità, con rispetto e con amore. Mostrate il vostro amore e la vostra stima verso la comunità gay”. Poi c’erano i braccialetti rosa, distribuiti agli spettatori prima del concerto: Madonna ha chiesto a chi li portava di levare in alto il braccio per testimoniare il proprio sostegno alla comunità Lgbt e gran parte dei presenti l’ha fatto.

Per Putin, molto irritato per il disastro di immagine della vicenda Pussy Riot, appare impensabile che si possa arrestare Madonna o anche semplicemente infliggerle una multa. Fino all’ultimo gli organizzatori locali del concerto avevano cercato di mediare, convincere, ricattare ambiguamente la cantante per dissuaderla dal dire cose clamorose.

C’era stato un fuoco di sbarramento psicologico senza precedenti. Stamattina era sceso in campo addirittura il vice premier Dmitrj Roghozin che pure è un politico navigato, rispettato ex ambasciatore russo presso la Nato ma che si era esibito in uno stile non proprio impeccabile: “Come tutte le ex puttane diventate vecchie, Madonna ha voglia di fare lezioncine di morale”. Niente male ma, quando qualcuno aveva difeso il diritto di Madonna a parlare, era andato oltre: “Decida prima. O si toglie la croce al collo o si rimette le mutande”.

Parole che avevano fatto il paio con la violenza delle sfilate a Mosca e San Pietroburgo dei gruppi religiosi ultraortodossi che avevano bruciato le foto della cantante e addirittura celebrato una sorta di esorcismo pubblico per scacciarla in quanto demone dal Paese. Schierati contro Madonna e contro ogni diritto dei gay ci sono non solo i putiniani di ferro, ma anche i comunisti e ovviamente gli integralisti religiosi. Tutti avevano promesso contestazioni e boicottaggi al concerto. La polizia aveva montato le sue telecamere per “registrare le prove di possibili reati”. L’ambasciata americana aveva invitato i suoi concittafini a rinunciare all’evento temendo attentati o scontri violenti.

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