Matrimoni omosessuali e Concilio Vaticano II. La storia come rivelazione

da Adista n. 4 del 2 febbraio 2013

lettera inviata ad Adista dalla Comunità «San Francesco Saverio» di Trento

Alcuni componenti della comunità di San Francesco Saverio nella Badia di San Lorenzo, durante la celebrazione della confessione comunitaria, hanno proposto questa preghiera: «La Chiesa, riunita nel Concilio Vaticano II, si è impegnata a sentire come proprie “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli esseri umani d’oggi”. Per questo, proprio nella giornata della pace, le parole del papa Benedetto XVI verso le persone omosessuali sono state per noi motivo di sofferenza. Mentre nella società civile si afferma a fatica una sensibilità maggiore, nella Chiesa permane la diffidenza, che accresce la tristezza e frena la speranza. Di questo peccato collettivo, che viene da lontano, noi chiediamo perdono, e ci impegniamo alla conversione. Affinché riusciamo ad essere testimoni di accoglienza, di rispetto, e di pace… preghiamo».

Abbazia di San Lorenzo, Trento (XII sec.).

Abbazia di San Lorenzo, Trento (XII sec.).

La nostra comunità ha riflettuto in più occasioni, in modo sempre problematico, sulla vita, sulla famiglia, sulla morte. Sui cosiddetti valori “non negoziabili”, dall’aborto all’eutanasia, che il papa, anche in occasione del messaggio per la Giornata della pace, presenta come «principi inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi comuni a tutta l’umanità». Non verità di fede dunque, ma un’evidenza razionale, valida per tutti. Fra esse è collocato anche «il matrimonio fra un uomo e una donna». Sulla contrarietà al matrimonio fra persone dello stesso sesso si sono del resto trovate d’accordo, in Francia, la Chiesa cattolica e la Federazione protestante, ma anche le religioni ebraica e musulmana.

L’obiezione storica a questo ragionamento è che ci sono state in passato numerose culture che hanno accettato l’omosessualità, ed è a quel riconoscimento che sta tornando la cultura occidentale di oggi. Alla domanda se avesse intenzione di risposarsi, la filosofa Martha Nussbaum indica con nettezza una prospettiva dalla quale non possiamo più allontanarci: «Se pensassi di sposarmi, sarei preoccupata del fatto che godrei di un privilegio negato alle coppie dello stesso sesso». (Stefano Rodotà, Il diritto di avere diritti, Laterza 2012). Di fronte al pluralismo etico, è quindi con cautela, in nome della laicità, che le religioni dovrebbero esprimersi sulle tendenze in atto, e non attribuire a una natura intangibile valori che mutano con la storia delle culture.
La Comunità di San Francesco Saverio, dove la preghiera, seppure non condivisa da tutti, è stata elaborata, conosce da vicino le esperienze del divorzio e dell’aborto, ha anche incontrato e ascoltato donne e uomini omosessuali. Vi ha riconosciuto esperienze di vita gioiose e dolorose, su cui interrogarsi, da cittadini che considerano un valore la laicità dello Stato e da cristiani che si sforzano di discernere nei cambiamenti della storia i “segni dei tempi”, anche quando hanno il volto della secolarizzazione.
Due esempi. Non è forse la crescita dei matrimoni civili e delle convivenze e l’approvazione della legge sul divorzio, che stanno stimolando la Chiesa ad avviare un ripensamento su questi fenomeni sociali e sui sacramenti stessi del matrimonio e dell’eucaristia?
La rivista Rocca (n. 24/2012) ha raccontato il travaglio di un grande filosofo cattolico, Gabriel Marcel, scomparso nel 1973. È il dolore di «aver vissuto tutta la vita lottando contro la sua omosessualità latente, difendendo il suo matrimonio dalla parte insopportabile del suo sé, sperimentando sulla sua pelle la contraddizione tra fatto e valore, tra il richiamo della propria natura e l’autocontrollo che gli era suggerito o imposto dalla sua visione del mondo».
Come rispondiamo, come società e come Chiesa, a questa “sofferenza segreta” vissuta come “malattia”, fra il passato della sodomia considerata crimine e peccato gravissimi, e il presente in cui si fa strada la concezione dell’orientamento sessuale? Parlare di violazione di principi naturali come «un’offesa contro la verità della persona umana, un peccato grave inflitto alla giustizia e alla pace» significa rinunciare a vedere che anche la storia, secondo il Concilio Vaticano II, può essere autentica rivelazione.

Silvano Bert (Trento)

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