Matrimonio omosessuale e adozioni gay: in Francia la chiesa apre il fuoco

da Adista n. 34 del 29 settembre 2012

di Ingrid Colanicchia

Era chiaro fin dall’inizio che le polemiche divampate quest’estate in Francia intorno al matrimonio omosessuale e all’adozione da parte di coppie gay – dati come possibili dal primo ministro Jean-Marc Ayrault già dal primo semestre del prossimo anno (cf. Adista n. 31/12) – non erano un fuoco destinato a breve vita.

A dare per primo la stura alle polemiche era stato il cardinale di Parigi, André Vingt-Trois, presidente della Conferenza episcopale, che, nella preghiera dell’Assunzione inviata a metà luglio a tutte le diocesi affinché venisse letta durante la messa del 15 agosto, l’aveva presa alla lontana, augurandosi che giovani e bambini «cessino di essere oggetto dei desideri e dei conflitti degli adulti per godere pienamente dell’amore di un padre e di una madre» (cf. Adista n. 31/12). Se a qualcuno fosse sfuggito il pensiero del cardinale, la diocesi di Parigi ha dedicato alla questione un’intera sezione del proprio sito.

Stavolta a rinfocolare il dibattito ci ha pensato il card. Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, che già in agosto aveva fatto sapere la sua, invitando il Parlamento, dalle pagine di Le Figaro, a non oltrepassare le sue competenze. In un’intervista rilasciata il 14 settembre scorso, dopo un incontro con il ministro dell’interno Manuel Valls (e diffusa dall’emittente radio RCF e dal canale televisivo locale TLM), l’arcivescovo ha bocciato il progetto di legge che apre a matrimonio omosessuale e adozioni da parte di coppie gay, e che il 24 ottobre sarà presentato al Consiglio dei ministri, preconizzando tra le possibili conseguenze la poligamia («Si potrebbe voler fare coppie da tre o da quattro») e che «un giorno, forse, anche il divieto di incesto non esisterà più».

Ma quella del card. Barbarin non è l’unica voce critica levatasi da parte cattolica. In attesa che la Conferenza episcopale prenda una posizione ufficiale, in occasione della sua Assemblea plenaria fissata per i primi di novembre, il 18 settembre il card. Vingt-Trois è tornato sulla questione, a margine dell’incontro avuto con la ministra della Giustizia, Christiane Taubira, e con la ministra della Famiglia, Dominique Bertinotti. Dichiarando di non voler prendere posizione in merito alle parole del cardinale di Lione, il presidente della Conferenza episcopale ha però precisato che, per definizione, l’apertura del matrimonio “a tutti” (termine utilizzato dal governo per definire il progetto di legge) non esclude che «le persone possano unirsi in un matrimonio poligamico», concludendo quindi che quella di Barbarin «è una riflessione di buon senso» (La Croix, 19/9).

Ci è andato giù duro, poi, in un’intervista a Nouvelles de France (15/9), mons. Dominique Rey, vescovo di Fréjus-Toulon: «Questa legge apre il vaso di Pandora», ha commentato. «Dove si arriverà? Si rimette in discussione l’ordine naturale delle cose in una volontà prometeica di ricostruire l’umanità». Di più: il matrimonio omosessuale, secondo mons. Rey, «crea le condizioni per la violenza perché permette alle persone di fare tutto ciò che vogliono». «Siamo in un regime di totalitarismo del pensiero», ha concluso auspicando un dibattito più ampio sul tema (e, perché no, un referendum) così come era avvenuto nel 2009 con gli Stati generali sulla bioetica lanciati dall’allora ministra della Sanità Roselyne Bachelotin vista della revisione della legge del 2004 in materia (v. Adista n. 19/09).

Una richiesta, questa, che, anche se con accenti piuttosto diversi, è stata il leit motiv di questi giorni. L’ha fatta sua il vescovo di Luçon, mons. Alain Castet (La Croix, 17/9), così come quello di Besançon, mons. André Lacrampe, che dal sito della diocesi ha invitato a un dibattito nazionale per «valutare tutte le conseguenze». «Certo, siamo coscienti delle difficoltà che possono incontrare le persone omosessuali», ha commentato. «Non si tratta di negare loro la capacità di amare e di realizzarsi in un progetto di vita. Ma come non preoccuparsi per una legge che offuscherebbe completamente la comprensibilità del matrimonio, istituzione fondante dell’edificio sociale?».

«La posta in gioco è alta», gli ha fatto eco il vescovo di Nanterre, mons. Gérard Daucourt, in una lettera ai cattolici degli Hauts-de-Seine: «Merita un vero dibattito al quale possa prendere parte tutta la società come avvenuto a proposito della bioetica». «Dobbiamo essere allo stesso tempo capaci di presentare l’insegnamento della Chiesa e di ascoltare e rispettare le persone che vi si oppongono», ha proseguito. «La Chiesa è tacciata di omofobia poiché ritiene che la parola “matrimonio” abbia un significato preciso e perché chiede che il diritto del bambino abbia la precedenza sul diritto al bambino. Questa accusa non è accettabile, ma bisogna essere consapevoli di cosa la provoca: l’emarginazione e la condanna che le persone omosessuali hanno subito per secoli e che spesso subiscono ancora oggi». «Siamo di fronte a realtà diverse spesso ignorate. Molte persone omosessuali cattoliche sono in attesa che la Chiesa le aiuti a seguire Gesù. Molti cattolici considerano le persone omosessuali come peccatori da convertire o malati da guarire. Pregiudizi e caricature – ha concluso – abitano ancora tanti cuori!».

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