Morire a vent’anni. Lettera aperta a Simone che si è tolto la vita

dal sito del Gruppo del Guado  27 ottobre 2013

di Gianni Geraci

Caro Simone,
quando questa sera ho letto la notizia del tuo suicidio mi si è gelato il cuore: già la morte di una persona ha qualche cosa di drammatico, se poi è la morte di un ragazzo di vent’anni al dramma si aggiunge il senso di assurdità che accompagna una giovane vita spezzata. Ma quando capita che la causa di quella morte è un suicidio, al dramma e al senso dell’assurdo si aggiunge il gelo che dovrebbe prendere tutti noi quando ci accorgiamo di avere sulle nostre spalle la responsabilità di un gesto così contrario alla nostra natura.

Nella lettera che hai lasciato hai scritto che ti sei suicidato perché sei gay e hai aggiunto che «in Italia c’è omofobia e che chi ha questi atteggiamenti deve fare i conti con la propria coscienza». Questo mi ha fatto pensare a tutti quelli che sostengono che dire che l’omosessualità è contro natura non è altro che una delle tante forme di espressione della libertà di opinione senza preoccuparsi di come si può sentire un giovane come te, quando sente dire in televisione o sui giornali che la sua omosessualità è “contro natura”.

In realtà queste persone dovrebbero chiedersi cosa sia davvero “contro natura”: la tua omosessualità o il clima di disperazione che ti ha spinto a cercare la morte?

Io non ho dubbi: “contro natura” sono le parole che spingono un ragazzo di vent’anni a togliersi la vita; “contro natura” sono le frasi di chi cerca in tutti i modi di impedire a un giovane omosessuale di accettarsi così com’è; “contro natura” sono gli insulti con cui si etichettano gli omosessuali; “contro natura” è il clima di omertà che ti ha costretto a vivere la tua omosessualità nella vergogna e nella paura; “contro natura” sono la nostra ignavia e la nostra pigrizia che non hanno saputo reagire nel modo giusto alla violenza che ti ha spinto verso la disperazione; “contro natura” è l’ipocrisia di chi mette da parte il dramma che vivono tanti ragazzi come te quando sentono parole di disprezzo e di condanna e, per la carriera, per il successo, per la difesa di principi astratti, si rifiuta di riconoscere il fatto che il primo compito che ciascuno di noi ha, quando ha a che fare con una persona omosessuale, è quello di metterla a suo agio, di farla sentire accolta, di ricordarle sempre il rispetto e la dignità che le vanno riconosciute sempre.

Alcune settimane fa, caro Simone, il papa, nel corso della prima intervista che ha concesso a un mensile dei gesuiti, ha detto: « Una volta una persona, in maniera provocatoria, mi chiese se approvavo l’omosessualità. Io allora le risposi con un’altra domanda: “Dimmi: Dio, quando guarda a una persona omosessuale, ne approva l’esistenza con affetto o la respinge condannandola?”». Dicendo questo ci ha fatto capire che lo stesso Dio che ci ha creato non può che approvare la nostra esistenza e non può che volere che anche noi, nel nostro piccolo, si faccia la nostra parte, accettandoci così come siamo.

Purtroppo tu non hai avuto la possibilità di assaporare queste parole e hai invece ascoltato gli insulti, le accuse, gli ipocriti distinguo e le urla scomposte che si vedono in televisione quando si parla di omosessualità e di omofobia. Tu hai dovuto fare i conti contro il modo innaturale con cui tante persone si rapportano con l’omosessualità. Tu hai pagato le timidezze e le ipocrisie di chi non ha fatto tutto il possibile per farti sentire accolto e amato così come sei e quindi anche con la tua omosessualità.

Caro Simone, spero davvero che adesso tu possa capire quanto è stato sbagliato il gesto che hai fatto, ma spero soprattutto che tu adesso possa sperimentare quello che ci ha ricordato il papa: che Dio approva la tua esistenza così com’è e che ti aveva chiamato alla vita perché la vivessi pienamente in tutti i suoi aspetti, compresa la tua omosessualità.

Tanti anni fa, Fabrizio De André, di fronte a un gesto disperato come il tuo, ha scritto: «Signori benpensanti, spero non vi dispiaccia se in cielo, in mezzo ai Santi, Dio, fra le sue braccia, soffocherà il singhiozzo di quelle labbra smorte che all’odio e all’ignoranza preferirono la morte».

Ecco! Io credo che adesso Dio ti stia abbracciando dicendoti che in Paradiso, l’omofobia, non c’è e che, vicino a lui, non hai più niente da temere.

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