Nelle nostre relazioni l’esperienza di un amore “forte”: omosessuali credenti in vista del convegno di Verona

da Adista Documenti N.56 – 22 Luglio 2006

Il dibattito che tenta di nascere, dal basso, tra i credenti, in vista del prossimo convegno ecclesiale di Verona, si arricchisce del contributo di alcuni gruppi di omosessuali credenti, che, sulla spinta di una proposta lanciata già a febbraio su “Acqua di fonte”, bollettino del gruppo “La fonte” (attivo a Milano da ormai 20 anni), hanno elaborato un testo che cerca di sintetizzare il cammino, le aspirazioni e la spiritualità espressa negli ultimi anni da tanti gay cattolici. Il documento (una riflessione a partire dalla traccia pubblicata il 29 aprile 2005 dalla Commissione Preparatoria del Convegno presieduta dal card. Dionigi Tettamanzi) ha avuto una lunga gestazione: la prima stesura, curata dal gruppo “La fonte”, è stata via via integrata in itinere con i contributi di altri tre gruppi di credenti omossessuali: “La Creta” di Bergamo, “Kairos” di Firenze e “La Sorgente” di Roma. “Non raggiungesse altro effetto – ha detto don Domenico Pezzini, animatore della ‘Fonte’ sin dalla sua nascita – questo documento è già stato un’esperienza utile che ha permesso di mettere a fuoco ideali, progetti e metodi di incontro che riteniamo caratteristici di una piccola costellazione di gruppi”.

Nella stesura del testo, volutamente breve, si è subito imposta l’esigenza di evitare toni polemici, di non focalizzare l’attenzione sul proprio disagio o sulla denuncia dei ritardi di una Chiesa così poco capace di mettersi in ascolto profondo della realtà omosessuale. Piuttosto, si è deciso di testimoniare la speranza – come scrive proprio don Pezzini sull’editoriale dell’ultimo numero (il 39) di “Acqua di fonte” – di una comunità cristiana impegnata nella costruzione di un “mondo a misura di Dio”. Del resto, disagio e speranza “non solo non sono realtà incompatibili, ma finiscono per entrare l’una con l’altra in un rapporto fecondo. Il punto chiave è dilatare la visione”. Il disagio, scrive infatti don Pezzini, deve condurre non a chiudersi in se stessi, “ma a capire e assumere disagi, spesso molto più gravi, di altri”. Le aspettative, per diventare speranza, “si devono confrontare con le misure del Regno di Dio e i dinamismi che lo regolano, compresa la legge della fragilità che diventa una forza, e quella del perdono sempre offerto che permette di continuare sempre il cammino. Raccontare la speranza, allora, non vuole dire selezionare con cura il positivo perché il quadro appaia perfetto, ma gettare lo sguardo su tutto, per vedere ogni più piccolo segno di luce che può dare forza al nostro passo, e soprattutto per fissare lo sguardo sui grandi orizzonti del Regno e della fedeltà di Dio, che è sempre più grande di quanto noi possiamo realizzare”. (valerio gigante)

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