«Noi gay, genitori fantasma per lo Stato, chiediamo una legge per le adozioni»

da La Repubblica del 1° luglio 2013

di Caterina Pasolini

“Per lo Stato siamo genitori fantasma, mamme e papà senza volto, senza obblighi e diritti”. Crescono figli che hanno sognato, voluto e desiderato a  lungo. Lei con lei, lui con lui. Coppie omossessuali dove solo il padre o la madre biologici esistono per lo stato. L’altro, o l’altra, cancellati. Estranei senza diritti. Per questo domani coppie gay dell’associazione  famiglie Arcobaleno con i loro bambini andranno in parlamento ad incontrare  deputati e senatori bipartisan per chiedere aiuto e rispetto, e soprattutto una legge che sancisca, difenda e riconosca il legame con i figli non biologici. Ragazzini che in Italia sono sempre di più all’interno degli oltre centomila bambini con un genitore omosessuale.

UNA LEGGE PER L’ADOZIONE DEI FIGLI DEL COMPAGNO
“Adesso si comincia finalmente a parlare di approvare una legge sulle unioni civili. Ma queste proposte ai gay danno la reversibilità della pensione, i  diritto di andarsi a trovare in ospedale ma non regolamentano il rapporto con figli naturali del fidanzato o partoriti dalla compagna, voluti assieme  ma ovviamente biologicamente figli di uno solo. I nostri bambini pensati, desiderati in coppia, per lo stato italiano restano solo figli del padre o della madre biologica. Nessun congedo di maternità o paternità nella migliore delle ipotesi. E se questa persona si ammala e muore il piccolo finirà sotto tutela del giudice, e il nostro legame, il rapporto d’amore rischiano di finire cancellati in nome della burocrazia”. Per questo chiedono la parificazione col matrimonio, perché così potranno adottare il figlio del compagno, della loro donna. A parlare con passione e ironia, mentre in sottofondo i ragazzi giocano con  la nonna che li tiene a bada nella casa a Testaccio dove si fanno le valigie in vista delle vacanze, è Gianfranco Goretti. Professore di storia in un liceo romano è sposato con Tommaso Giartosio, scrittore, conduttore di Farenheit su RadioTre. Insieme da quasi vent’anni, hanno due figli, Lia e Andrea di 5 e 7 anni, avuti da una madre surrogata in America che non li ha  riconosciuti e che in Italia portano solo il cognome del padre biologico: Lia quello di Tommaso, Andrea di Gianfranco.

Da sinistra, Lia, Tommaso, Gianfranco e Andrea.

Da sinistra, Lia, Tommaso, Gianfranco e Andrea.

LA STORIA DI NANCY, ANDREA E LIA
“Nancy è una donna straordinaria che i nostri ragazzini conoscono, con la quale hanno avuto un lungo rapporto, soprattutto via Skype vista la distanza. Della loro nascita sanno tutto, sanno che i loro papà non potevano  tenerli nella pancia e che lei ci ha aiutato e li ha messi al mondo, come ha  partoriti i suoi quattro figli”. Non si sentono unici, strani o diversi, racconta Gianfranco “sanno che ci sono tanti tipi di famiglie: mamme sole, coppie di mamme o di papa, coppie separate. Devo dire che siamo stati fortunati, la società è più avanti della politica: nel quartiere e a scuola  nessun problema, anzi, tutti ci riconoscono come genitori. Lia e Andrea si sentono semplicemente due bambini molto amati”. Non gli manca la figura materna? “direi proprio di no, hanno nonne, zie e a scuola i docenti sono soprattutto donne”. Nonna continua a intrattenere i piccoli mentre Gianfranco racconta la quotidianità cosi tranquillamente banale, fatta di risvegli assonati, di compiti da fare, di figli da andare a  prendere a scuola, di vaccinazioni e vacanze.

“Ecco, per la legge alla fine dell’orario delle lezioni a scuola potrebbero non affidarmi Lia, figlia biologica di Tommaso, se si ammala non potrei portarla in ospedale e decidere le cure perche per lei in italia non sono nulla, non sono un parente, un genitore. Sono un estraneo totale mentre per  la legge americana i due bambini sono tutti e due figli nostri”. Due paesi, due genitori, due pesi, due misure un solo affetto e il desiderio  di proteggere chi hanno messo al mondo biologicamente o desiderato. “Se io muoio mio figlio resta solo, il mio compagno non conta nulla e finisce che decide tutto il giudice tutelare che magari se ne infischia di un rapporto vero, profondo che dura dalla nascita. Per questo vogliamo una legge che parifichi le unioni gay al matrimonio, come aveva proposto l’anno scorso Paola Concia del Pd. Così potremmo finalmente adottarli, riconoscerli con tutti i diritti ma soprattutto i doveri di un genitore, compreso il mantenimento in caso di separazione”.

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