Nozze gay, la sentenza divide gli Usa. I repubblicani: «Daremo battaglia»

da La Repubblica del 28 giugno 2013

“La lotta continua”: urla dal palco in fondo a Christopher Street l’ultimo degli oratori. I comizi per celebrare la doppia sentenza della Corte Suprema che stabilisce uguali diritti nei matrimoni omossessuali stanno finendo, comincia la festa. Ma il mattino dopo, smaltita l’ubriacatura di gioia e birra, il sole non brilla più come luccicava mercoledì. La vittoria resta, ma arrivano anche i primi dubbi: la lotta deve continuare. “C’è ancora tanta strada da fare, questo è un momento fortunato ma è anche il tempo ideale per ottenere altri risultati”, dice al New York Times Susan Sommer, esponente della Lamda Legal, che aggiunge: “Viviamo ancora in un paese patchwork e ora, dopo la decisione dei giudici questo è diventato ancora meno sostenibile”. Il nodo del problema è che la sentenza della Corte Suprema non va a intaccare l’autonomia dei singoli Stati. I 37 che ancora non riconoscono come legali le unioni tra coppie dello stesso sesso possono continuare a tenere il divieto in vigore. E così resta “il paradosso dell’Amtrak”, come viene chiamato dagli attivisti per i diritti dei gay. Il riferimento è alla linea ferroviaria che collega le città della costa est: se scendi in una stazione il matrimonio, e dunque i diritti a esso collegati, è valido, in quella dopo non lo è più.

Ed è da questo che parte il presidente Obama quando torna a commentare la sentenza: “Sono convinto che se ti sposi nel Massachusetts, sei sposato anche quando cambi città”, dice dal Senegal dove è appena arrivato. E poi approfitta delle leggi omofobe del paese africano che lo ospita per ribadire: “Quella di martedì è stata una decisione storica per la comunità gay e per la democrazia americana. Penso che i governi non dovrebbero discriminare le persone in base al loro orientamento sessuale e che tutti dovrebbero essere trattati allo stesso modo davanti alla legge”.

"Comincio ad odiare gli arcobaleni".

«Comincio ad odiare gli arcobaleni».

Adesso la lotta tornerà a scuotere il Congresso nei prossimi mesi. Da una parte i Democratici che proveranno a forzare la mano con norme che estendano i principi sanciti dalla Corte Suprema, dall’altra i Repubblicani che si preparano a dare battaglia. Con un problema in più: le divisioni interne. Infatti il fronte conservatore, come dimostra anche il voto decisivo del giudice Kennedy, è tutt’altro che compatto. Il Washington Post nel suo blog di analisi politica si diverte a ipotizzare cosa accadrà sul fronte dei matrimoni gay in vista delle prossime elezioni presidenziali. I Democratici, scrive il giornale, non avranno dubbi o indecisioni: chi vorrà vincere le primarie dovrà dichiararsi a favore. Per i Repubblicani invece la scelta è un vero rompicapo: sono molti infatti – soprattutto tra i giovani e le donne – gli elettori di destra a favore delle unioni omossessuali. Ma, allo stesso tempo, soprattutto negli Stati centrali, ci sono ancora sacche di grande resistenza. L’ala più radicale del partito non ha indecisioni e ha già annunciato che presenterà una proposta di legge per modificare la decisione della Corte. E infatti il governatore del New Jersey, Chris Christie, che molti danno come probabile candidato alla corsa repubblicana prova a corteggiare i duri e puri del suo partito: “È una decisione sbagliata. L’ennesimo esempio di una certa supremazia della giustizia sulle decisioni prese dai politici”. E contro i giudici torna ad attaccare la chiesa degli Stati Uniti. L’arcivescovo di San Francisco Salvatore Cordileone usa parole durissime: “Il futuro della nostra democrazia è in pericolo, sono molto preoccupato”.

Supreme Court hears a case challenging the Defense of Marriage Act (DOMA)

Non lo sono affatto qui nel Village, dove stanno preparando il lungo week end di festeggiamenti che porteranno alla sfilata del Gay Pride di domenica. I ragazzi e le ragazze si incrociano per strada, gli occhi ancora assonnati e si salutano con il nuovo slogan: “Hi, Doma/Coma”, un gioco di parole per salutare i nuovi diritti. Le battaglie da combattere e la strada ancora da percorrere possono aspettare. Ora è tempo di scoprire che sapore ha la nuova libertà.

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