Nuovo attacco ecclesiastico all’ “ideologia” di genere «sottile e pervasiva»

da Adista n. 5 del 9 febbraio 2013

di Eletta Cucuzza

Ci dev’essere un ordine di scuderia dietro questo attacco all’“ideologia” di genere, perché si fa sempre più stringente il cappio intorno alla teoria che sostiene che mascolinità e femminilità sono categorie socialmente costruite (senza con ciò negare il dato biologico).
Due volte è intervenuto il papa a stigmatizzare tale “ideologia” (il 21 dicembre scorso nel discorso di auguri alla curia romana e il 19 gennaio nel discorso rivolto a Cor unum); e un putiferio si è scatenato in Spagna in reazione alla lettera settimanale del vescovo di Cordoba intitolata “L’ideologia di genere sfascia la famiglia” (v. Adista Notizie n. 4/13).
Ora è il IV Rapporto sulla Dottrina sociale dell’Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuân, presentato il 26 gennaio alla Camera di Commercio di Trieste (relativo al 2011; http://vanthuanobservatory.org), a trattare l’argomento, e a tinte forti, fin dal titolo: “La colonizzazione della natura umana”. La sintesi ne illustra la motivazione: «Anche in questo anno sulla scena mondiale si sono manifestati gravi emergenze legate alla povertà o allo sfruttamento, ma riteniamo che, pur nella loro drammaticità, esse non costituiscano una novità né forse un danno paragonabile alla “colonizzazione della natura umana”, un fenomeno che si sta imponendo su vasta scala anche per le grandi risorse che vi sono impiegate e per la mobilitazione militante dei media».
Basta guardare all’Argentina: «Nel giro di un solo anno – il 2011 appunto – quel grande Paese di tradizione cristiana ha avuto una legge sulla procreazione artificiale che ha denaturalizzato la procreazione, una legge sul riconoscimento della “identità di genere” che ha denaturalizzato la famiglia e una modifica del Codice civile per permettere l’“utero in  affitto” che ha denaturalizzato la genitorialità». Ne consegue che «sbaglierebbe chi considerasse le tematiche della procreazione e della famiglia come settoriali. Esse hanno una influenza strutturante sull’intera società e, quindi, le nuove leggi argentine decostruiranno l’intera società attuale per formarne un’altra completamente diversa». Vi è, denuncia la presentazione sintetica del Rapporto, «il chiaro rifiuto di una vita morale e religiosa improntata alla natura creata e alla fede cattolica in cambio di una visione libertaria radicale, per la quale la natura viene contrapposta alla cultura e la libertà viene concepita come emancipazione dalla natura».
L’“ideologia di genere” – più correttamente “teoria di genere” o “gender” – secondo il Rapporto, è «sottile e pervasiva», «si appella ai “diritti individuali”, di cui l’Occidente ha fatto il proprio dogma, e ad una presunta uguaglianza tra individui asessuati, ossia astratti, per condurre una decostruzione dell’intero impianto sociale»; essa «è un nuovo colonialismo dell’Occidente sul resto del mondo. La vecchia colonizzazione tra i tanti aspetti negativi ne aveva avuti anche di eroici ed era sospinta da un desiderio di esportare qualcosa di significativo. Questa nuova colonizzazione occidentale è invece l’esportazione del nulla».

“Si vuole che il cristianesimo sparisca”
Se si va più a fondo, c’è dell’altro, aggiunge la presentazione sintetica: «La sovversione portata avanti da queste nuove teorie riguarda anche la religione cattolica. Abbiamo fatto prima l’esempio dell’Argentina, un grande Paese di tradizione cristiana. La demolizione del concetto di natura umana e la sua colonizzazione da parte di un pensiero post-naturale se, a prima vista, sembrano diretti contro la natura, ad un esame più approfondito risultano essere contro la religione cristiana. Abolendo per legge la famiglia naturale, si impedisce di fare esperienza della famiglia. Ora – prosegue il documento – fare esperienza della famiglia ha una funzione sociale, in quanto è il fondamentale apprendistato della vita in società, ma ha anche una funzione religiosa, in quanto tutto il lessico della vita cristiana è un lessico “familiare” e chi non sa cosa voglia dire Padre, Madre, Figlio, Sposa, Sposo non può comprendere la rivelazione cristiana. Non fare esperienza della famiglia naturale distrugge la società e soprattutto distrugge la Chiesa. In Argentina, come in tanti altri Paesi, si vuole che il cristianesimo sparisca, privandolo delle condizioni naturali per essere conosciuto e compreso».

Senza la fede, persi i lumi della ragione
Nella sua relazione introduttiva alla presentazione del Rapporto, mons. Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste, ha voluto precisare che abitualmente il Rapporto «si concentra su una tendenza emergente e sintetica che caratterizza l’anno in esame», pur non tralasciando di fare «una rassegna dei fatti e delle tendenze più significative nell’anno di riferimento» e un’analisi della scena internazionale e dell’attività della Santa Sede, nonché del Magistero del papa.
Secondo mons. Crepaldi, «ciò che spesso viene espresso ed inteso con il termine “gender”, si risolve in definitiva nella autoemancipazione dell’uomo dal creato e dal Creatore. L’uomo vuole farsi da solo e disporre sempre ed esclusivamente da solo di ciò che lo riguarda. Ma in questo modo vive contro la verità, vive contro lo Spirito creatore. Le foreste tropicali meritano, sì, la nostra protezione, ma non la merita meno l’uomo come creatura, nella quale è iscritto un messaggio che non significa contraddizione della nostra libertà, ma la sua condizione».
Il vescovo di Trieste è convinto che «questo discorso sulla natura umana è un discorso laico, nel senso di una ragione restituita a se stessa. Spesso la ragione si perde per via. Allora è compito della fede intervenire. La fede nel Creatore – prosegue Crepaldi – aiuta la ragione a guardare meglio la natura. Ma essa lo fa con i propri strumenti, come ragione. La fede spesso aiuta la laicità ad essere tale. Viceversa: man mano che si perde la fede nel Creatore, anche la capacità della ragione di leggere la natura umana come una lingua che esprime un senso si allenta e perfino muore. Quando questo avviene, la ragione perde i lumi della ragione e non riconosce più nemmeno le proprie evidenze».

Vescovo argentino: addio, natura umana
In Argentina ormai non si contano più gli interventi ecclesiastici a proposito della legge sull’identità di genere approvata dal Parlamento nel maggio scorso. L’ultimo in ordine di tempo è del 27 gennaio, pronunciato dall’arcivescovo di La Plata, mons. Héctor Aguer, nella sua riflessione settimanale all’América TV. Parte dalla definizione che di identità di genere dà la legge: «Il vissuto interno e individuale del genere come ogni persona lo sente, che può corrispondere o no al sesso assegnato al momento della nascita» e «può comportare la modificazione dell’apparenza o della funzione corporale attraverso mezzi farmacologici, chirurgici o di altra indole, sempre che sia una libera scelta». «Include» altre espressioni di genere «come l’abito», il «modo di parlare», ecc. (tutto riconosciuto legittimo in molti Paesi, Italia compresa).
«Da un punto di vista filosofico – commenta il vescovo – questo implica che secondo l’ideologia di genere non esiste più una natura umana», che si è «convertita in cultura», ma c’è un «altro aspetto importante» e «ha a che vedere con il desiderio»: «La libertà si converte in desiderio, puro desiderio», non più «qualcosa di proprio della volontà razionale», «corrispondente con le inclinazioni naturali alla verità e al bene, con la natura dell’essere umano che è uomo o donna». Insomma un ossequio al piacere per la propria felicità. Ma «è un vecchio errore – annota infine mons. Aguer – ridurre la felicità al piacere».

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>