Omosessuali: anche noi abbiamo diritti

Difesa del Popolo – lettere al direttore – 28 gennaio 2007

Il Gruppo Emmanuele, gruppo di persone omosessuali credenti presente ed operante nella diocesi di Padova da ormai oltre un decennio, desidera aderire all’invito da parte della Difesa del popolo (16 dicembre 2006) proponendo alcune riflessioni in merito alle coppie di fatto, nell’ambito del dibattito generato dalla mozione del Consiglio comunale di Padova (4/12/06) sulle famiglie anagrafiche, che tanta risonanza ha avuto, anche a livello nazionale.
Ciò che lascia perplessi è come da più parti si lamenti che tale passo sia stato fortemente voluto proprio dai soli, o quasi, omosessuali e come in altre sedi invece si argomenti sul tema dimenticandosene, ovvero riferendosi unicamente alle coppie eterosessuali.
Peccato però che queste ultime abbiamo un loro istituto, quello del matrimonio, civile o religioso, al quale possono far riferimento come tappa per la costruzione responsabile e duratura nel tempo del loro percorso esistenziale nella condivisione, con diritti e doveri reciproci e con un riconoscimento e determinate garanzie da parte del contesto sociale, mentre le persone omosessuali si vedono negata, in tali prospettive, ogni possibilità.
Ciò che indispettisce – un poco anche addolora – è che si crede che si possa amare, nel senso più completo del termine, solo se sì è una coppia eterosessuale. Ebbene, siamo convinti che non sia così. E vorremmo precisare alcuni punti.
Siamo i primi a non voler minare in alcun modo – come spesso veniamo ingiustamente, e forse anche intenzionalmente, accusati di voler fare – la famiglia tradizionale, fondata sul matrimonio. Proveniamo da famiglie che ci hanno dato amore, solido e continuativo, lo stesso amore che crediamo sia possibile a nostra volta portare verso le persone che ci stanno accanto, e non solo a loro; per questo vorremmo poter vivere quella esperienza di donazione totale che i nostri genitori ci hanno trasmesso con la loro vita di coppia, senza oscurare l’importanza della famiglia e del suo significato all’interno della società.
Crediamo che la nostra scelta di vita di coppia non sia un esempio diseducativo, bensì il perseguimento di scelte importanti, effettuate non con leggerezza, come la società in questi ultimi tempi cerca di imporre, ma con serena fermezza e decisione, verso una reale vita di dedizione dell’una persona verso l’altra. Con questo non vogliamo certo affermare di essere speciali: tutt’altro.
Ci riteniamo persone normali – persone appunto –, con i loro pregi e i loro difetti, ma impegnate a cercare di mettere a frutto un’affettività che riteniamo del tutto degna di rispetto e riconoscimento.
Molti di noi sono impegnati nel sociale, partecipano attivamente alle attività parrocchiali, si prestano nel volontariato, avvertendo le strettoie che possono derivare da un’interpretazione angusta dell’idea (progetto) di vita di coppia. Al pari delle altre coppie, cosiddette ‘normali’. Ma proprio perché cerchiamo di essere aperti al mondo, inseriti nel mondo, anche noi ambiamo al riconoscimento dell’esistenza delle nostre scelte di vita.
In specifico pensiamo che l’amore per un’altra persona si attui anche attraverso la tutela dei suoi diritti. Anche nelle coppie omosessuali esiste il desiderio di protezione reciproca, di cura, di sostegno fedele. Si sa che questo viene spesso reso difficile agli omosessuali, se non a volte interdetto. Per questi motivi francamente non riusciamo a comprendere i timori di certo ambiente cattolico ed ecclesiastico, pur ritenendoci noi inseriti nella Chiesa, abbracciati da Cristo assieme a tutti gli altri fratelli e sorelle, senza discriminazioni o preoccupazioni che spesso si generano perché non si sa «guardare oltre a qualsiasi mozione», come dice il Direttore, e si interpreta in modo riduttivo una prospettiva, quella cristiana, per la quale i confini dell’amore sono davvero ampi e sacri insieme.
Per questo abbiamo sentito il dovere di intervenire, a sostegno e oltre le pur necessarie scelte politiche.

gruppo Emmanuele, persone omosessuali cattoliche

Il direttore risponde (Cesare Contarini)

Il tema è al momento di quelli “caldi”. Senza inficiare l’insegnamento e le preoccupazioni della chiesa, è opportuno sentire la voce anche dei fratelli che vivono, da credenti, la condizione dell’omosessualità.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>