Omosessualità e coppie di fatto: un libro del card. Martini spezza il pensiero unico

da Adista del 7 aprile 2012
di Valerio Gigante.

ROMA-ADISTA. L’altra volta furono soprattutto i temi bioetici. Stavolta anche quelli legati alla sessualità e alle differenze di genere. L’altra volta fu un lungo dialogo, pubblicato sull’Espresso (n. 16 del 27 aprile 2006). Stavolta addirittura un libro, di cui l’Espresso ha riprodotto alcuni stralci sul numero datato 23 marzo 2012. Il cardinale Carlo Maria Martini e il medico e senatore del Pd Ignazio Marino tornano a parlarsi e ad affrontare i temi spinosi della modernità.Suscitando nuovamente scalpore, soprattutto in campo ecclesiastico. Il volume è Credere e conoscere, in uscita presso l’editore Einaudi (pp. 84, 10 euro).

In esso Martini, attraverso la conversazione avvenuta a più riprese con Ignazio Marino, parla di inizio della vita umana, fecondazione assistita e donazione degli embrioni, sessualità e omosessualità, celibato dei preti, per arrivare al fine vita e all’eutanasia Nel libro, edito da Einaudi e curato da Alessandra Cattoi, giornalista specializzata sulle tematiche della medicina, Martini esprime più perplessità che certezze, più “zone grigie” che contorni nettamente delineati. Per questo approccio problematico e aperto, decisamente controcorrente rispetto al rigido dogmatismo che caratterizza gli attuali vertici della Chiesa, le parole di Martini suonano, ancora una volta, come una critica implicita all’attuale pontefice Benedetto XVI, ed al suo predecessore, Giovanni Paolo II, rigidissimo in materia di bioetica e morale sessuale.

Per l’ex arcivescovo di Milano, invece, la sessualità è un «argomento molto complesso, sul quale esiste anche un “conflitto di interpretazioni”. È un campo oscuro, profondo, magmatico, difficilmente definibile»; «una forza della natura, che tende comunque a prolungare la specie. Essa è una lotta continua, instancabile, contro la morte». All’interno della sfera dell’amore e della sessualità, Martini ammette inoltre che le relazioni possano non essere di tipo esclusivamente eterosessuale, anche se è piuttosto prudente nel ritenere l’omosessualità una dimensione innata in alcuni individui, preferendo accentuarne la connotazione “culturale”. «In alcuni casi la buona fede, le esperienze vissute, le abitudini contratte, l’inconscio e forse anche una certa inclinazione nativa – scrive infatti il cardinale – possono spingere a scegliere un tipo di vita con un partner dello stesso sesso». Ciononostante, «ammettere il valore di un’amicizia duratura e fedele tra due persone dello stesso sesso non può, essere eretta a modello di vita come può esserlo la famiglia riuscita». La famiglia, spiega l’anziano biblista, va difesa perché essa «sostiene la società in maniera stabile e permanente, e per il ruolo fondamentale che esercita nell’educazione dei figli. Però – chiosa Martini – non è male che, in luogo di rapporti omosessuali occasionali, due persone abbiano una certa stabilità e quindi in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli». Matrimonio no, insomma, ma riconoscimento di alcuni diritti fondamentali, sì. Per questo aggiunge il cardinale, «non condivido le posizioni di chi, nella Chiesa, se la prende con le unioni civili»: «Se alcune persone, di sesso diverso oppure dello stesso sesso, ambiscono a firmare un patto per dare una certa stabilità alla loro coppia perché vogliamo assolutamente che non lo sia?».

Martini si mostra comprensivo anche nei confronti di quelle forme di manifestazione pubblica della propria omosessualità che generalmente, specie in ambito cattolico, suscitano forte disappunto (basti ricordare la condanna esplicita del World Gay Pride di Roma fatta dalla finestra di Piazza San Pietro da Giovanni Paolo II, il 9 luglio del 2000). Martini, invece, kermesse come il Gay Pride tende a giustificarle «per il solo fatto che in questo particolare momento storico esiste per questo gruppo di persone il bisogno di autoaffermazione, di mostrare a tutti la propria esistenza, anche a costo di apparire eccessivamente provocatori».

Sulle anticipazioni dell’Espresso molti i commenti del mondo politico e dell’associazionismo. Silenzio tombale, per ora, da parte della gerarchia e dei media ecclesiastici. Lo stesso accadde nel 2006. All’epoca l’unico a parlare, nell’episcopato italiano, fu il vescovo di Cremona, Dante Lanfranconi. Il card. Camillo Ruini, cui un giornalista radiotelevisivo aveva rivolto una domanda a bruciapelo quando L’Espresso era da poche ore in edicola, scostò bruscamente il microfono. Poi ci fu una breve recensione nelle pagine interne di Avvenire, che evitava però di trattare i temi spinosi affrontati dal cardinale.

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