Omossesualità, Chiesa, Vangelo in un libro-intervista all’ex gesuita John McNeill

da Adista del 28 gennaio 2012

ROMA-ADISTA. Sono poche le sue opere tradotte in italiano. E le poche (a parte la celeberrima The Church and the Homosexual, edita in Italia da Mondadori nel 1979 con il titolo La Chiesa e l’omosessualità), oggi peraltro introvabili, sono state pubblicate da piccole case editrici e distribuite in piccoli circuiti. Eppure John McNeill è uno dei teologi più autorevoli nel campo della Teologia Queer, quella cioè che studia le differenze sessuali. Gesuita e psicoterapeuta statunitense, McNeill è stato infatti tra i pionieri nella lotta per i diritti civili del mondo lgbt (acronimo che sta per Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) e leader del movimento di liberazione delle persone lgtb nella Chiesa cattolica. Una lacuna, quella della conoscenza in Italia del pensiero del grande teologo, cui oggi le EdizioniPiagge (esperienza nata all’interno della comunità di base come tentativo di raccontare la “periferia” della storia, della cultura, della teologia), pongono parziale rimedio: è stato infatti appena pubblicato un libro intervista a McNeill (Cercare se stessi… per trovare Dio. Omosessualità, Chiesa, Fede, Vangelo, Spirito, 2011, euro 5: il libro, con un piccolo contributo per le spese di spedizione, può essere richiesto ad Adista: tel. 06/6868692 e 06/68801924; e-mail: abbonamenti@adista.it; internet: www.adista.it) in cui il teologo, intervistato dal redattore di Adista Valerio Gigante, ripercorre il suo percorso umano e spirituale, delinea le tappe del suo processo di liberazione da un vecchio modo di concepire la Chiesa e la teologia verso una nuova comprensione della fede e della dimensione ecclesiale, indaga il rapporto tra fede ed omosessualità, sottolinea l’importanza degli studi psicanalitici nell’elaborazione della sua teologia e della sua pastorale, racconta il suo coinvolgimento nel movimento di liberazione lgbt.
Nato nel 1925, ordinato nel 1959, per molti anni McNeill ha svolto il suo ministero a New York. Determinante nella sua decisione di essere prete e teologo “militante”, furono i moti di Stonewall, nel 1969, dal nome di un locale gay nel quale una retata della polizia diede origine (era la prima volta) ad una rivolta massiccia della comunità gay locale, stufa delle continue vessazioni e violenze delle forze dell’ordine. McNeill prese così coscienza dello stato di oppressione della comunità lgbt statunitense e comprese l’importanza di iniziare una lotta per l’emancipazione delle persone lgbt anche dentro la Chiesa. Tra i fondatori del movimento Dignity Usa, McNeill divenne punto di riferimento per migliaia di gay credenti che reclamavano il loro diritto ad essere parte della comunità ecclesiale. Storico il suo coming out, nel 1976, durante una puntata del programma Today, dopo la pubblicazione del suo libro The Church and the Homosexual. Poi, nel 1980, McNeill precorse di nuovo i tempi, annunciando pubblicamente la sua vicinanza ai gay che vivevano nella disperazione e nella derisione che caratterizzavano la prima fase della comparsa del virus dell’Aids. Nel frattempo, già a metà degli anni ’70, McNeill si era iscritto al corso di laurea in Psicoterapia clinica, divenendo docente di Teoria delle relazioni oggettuali e di Psicodinamica dello Sviluppo. La sua attività di teologo, saggista e psicoterapeuta rese sempre più tesi i rapporti con la gerarchia cattolica ed alla Curia Romana, finché nel 1977 la Congregazione per la Dottrina della Fede gli impone il silenzio, cioè il divieto di scrivere ed insegnare, in conseguenza della incompatibilità del suo approccio al tema dell’omosessualità e della sua pastorale con la dottrina ufficiale della Chiesa cattolica; provvedimento cui seguì, nel 1987, l’espulsione dalla Compagnia di Gesù: l’anno prima infatti, McNeill aveva deciso di rompere il silenzio che gli era stato imposto, reagendo con durezza al documento della Congregazione per la Dottrina della Fede (firmato dal prefetto di allora, Joseph Ratzinger) che definiva l’omosessualità come “un disordine oggettivo” e “una tendenza più o meno forte verso un intrinseco male morale”. Ma McNeill nel libro precisa di non nutrire nessun risentimento nei confronti di chi lo ha così duramente punito: la lotta per i diritti delle persone lgbt deve affrancarsi da qualsiasi rabbia, che è distruttiva, non serve alla causa, non giova alle persone, e dimostra una dipendenza dall’istituzione da cui è necessario affrancarsi. Del resto, spiega, non si tratta di “sbattere la porta”, ma di “allargare la casa”, renderla più inclusiva Ed accogliente. Per tutti.

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