Padova. Dibattito nella chiesa sulle coppie di fatto

domenica 13 novembre 2005 – Il Mattino di Padova

E’ polemica nella Chiesa padovana sulla questione delle coppie di fatto. La posizione del gruppo di gay credenti Emmanuele, favorevole ad un riconoscimento, ha provocato un confronto, dai toni sempre rispettosi e pacati, che sta contrapponendo le diverse anime del cattolicesimo padovano. «Le coppie omosessuali sono feconde, come tutte le relazioni in cui è protagonista l’amore»: questo il messaggio che venerdì sera si è levato dal convegno dei gay credenti, ospitato dal Centro universitario di proprietà della curia. Nel frattempo sul giornale diocesano «La difesa del popolo» sono intervenute le Acli, a ribadire la necessità di una politica prima di tutto orientata verso l’istituto familiare. In mezzo l’atteggiamento prudente e rispettoso di ogni posizione del vescovo Antonio Mattiazzo. Il convegno dell’Emmanule comunque ha messo sotto d’accusa quella parte di Chiesa che parla di «disordine» e «sterilità» nei confronti delle relazioni tra persone dello stesso sesso.

«L’amore ha tre caratteristiche fondamentali: – ha spiegato il teologo Giannino Piana – l’oblatività, cioè il darsi all’altro; la fedeltà; la fecondità. Quest’ultima non può essere ridotta alla procreatività biologica, ma è un concetto molto più esteso: è la capacità di vivere la relazione in apertura verso gli altri. Le dimensioni ultime che definiscono la fecondità sono quelle spirituali».

Insomma per il docente di etica cristiana all’università di Urbino va superata la concezione naturalistica dell’eterosessualità, per mettere al centro della riflessione la persona. «Ma il cammino è ancora in salita: – ha commentato Piana – gli omosessuali non hanno ancora avuto il riconoscimento dei loro diritti, e non si sono create ancora le condizioni affinchè possano vivere in modo pieno le loro relazioni».

Anche Adone Brandalise, direttore del master in studi interculturali dell’università di Padova, si diverte a ragionare di naturalità: «Quando vogliamo definire l’umano e l’uomo, è normale che si vada a finire per forza nella gabbia del naturale e della natura. – ha sottolineato – Le relazioni invece sono rapporti tra soggetti, non sono mai rapporti tra semplici sessi». Dal docente padovano anche l’ironica presa in giro di una società che chiede agli omosessuali «un certo narcisismo e un certo estetismo», in modo da riconoscerli come diversi: «Gli omosessuali dovrebbero chiedere con forza di non essere costretti ad essere diversi per essere omosessuali».

Il difficile percorso di rinnovamento di un istituzione lentissima nei suoi cambiamenti, come è la Chiesa, è stato raccontato da Gianni Geraci, fondatore del primo gruppo di gay credenti nel nostro paese: a Milano nel 1980. Viene citata ad esempio anche la schiavitù, fino a qualche secolo fa accettata anche dalle gerarchie eclesiastiche, e che oggi è considerata da tutti un crimine aberrante. Ma tutti i grandi cambiamenti partono dalla quotidianità delle persone: «La visibilità degli omosessuali all’interno della Chiesa ha una funziona particolare, che non è quella di ostentare qualcosa ma di rivendicare il diritti di essere quello che si è. – ha sottolineato Geraci – E il riconoscimento delle coppie di fatto non è nemmeno una questione di diritti, ma di dignità. Gli omosessuali devono partecipare con passione alla stessa messa degli altri cristiani, perché solo così la aiutiamo a crescere e ad essere una vera Chiesa».

Sul dibattito sono intervenute anche le Acli che hanno sollecitato ai politici, sia padovani che nazionali, una maggiore attenzione alla famiglia, pur non chiudendo completamente la porta al registro delle coppie di fatto: «Può essere uno strumento. – scrivono – Non va considerato un fine, né una conquista sociale». Prima di tutto infatti viene la famiglia: «I politici dovrebbero adoperarsi per una reale scelta preferenziale verso il matrimonio. Perché una coppia sia aiutata a sentirsi titolare non solo di diritti, ma anche di doveri verso se stessi, l’altro, la comunità civile». Posizioni diverse quindi, ma in fondo non inconciliabili, nella grandezza di un’unica comunità religiosa. (Claudio Malfitano)

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