Padova. Il vescovo Mattiazzo contro i PACS

“La famiglia è in totale abbandono”. Zan: “Sembrano dichiarazioni imposte dall’alto”
martedì 24 gennaio 2006 da Il Mattino di Padova

Un «no» pacato e inequivocabile quello espresso dall’arcivescovo di Padova all’introduzione dei Pacs, i Patti civili di solidarietà che riconoscono le unioni di fatto etero ed omosessuali equiparandole, sul piano giuridico, al matrimonio. Antonio Mattiazzo ha scelto l’incontro con sindaci e parlamentari per puntualizzare la posizione della diocesi nel merito, denunciando con forza la crisi della famiglia «Totalmente abbandonata da politici e amministratori».

Sollecitato da più parti, e in particolare dalla destra, a rompere il silenzio sullo scottante argomento, il vescovo ha evitato toni polemici diretti, affidando la riflessione sui Pacs ad uno scritto di Francesco D’Agostino, il presidente dell’Unione giuristi cattolici, pubblicato dall’«Osservatore Romano». Il testo, sottoposto all’attenzione dei presenti, respinge come «un assurdo corto circuito» la contrapposizione tra “clericali negatori dei diritti” e “anticlericali fautori del progresso”, invitando al «ragionamento laico».

Secondo D’Agostino (e tale tesi è espressamente condivisa da Mattiazzo) il Pacs si configura come «l’indebita intenzione di ottenere diritti senza doveri» e si ammanta di istanze sociali «fittizie» (perché già riconosciute alle coppie di fatto dalla legislazione vigente) agendo come grimaldello rispetto al reale obiettivo dei proponenti cioè l’equiparazione al matrimonio tout court delle nozze gay, spinto fino alla concessione del diritto d’adozione alle coppie omosessuali. Di qui un’opposizione netta, priva di accenti aggressivi o ultimativi ma connotata da una profonda preoccupazione circa le sorti del vacillante istituto familiare.«Il matrimonio non è un’invenzione dello Stato ma risponde a una verità umana innata e diversa» sostiene il vescovo di Padova «oggi siamo di fronte a scelte molto gravi, una grande offensiva ideologica e mediatica che mira a disgregare e delegittimare la famiglia. Oggi noi, Chiesa, non deteniamo il potere ma abbiamo ricevuto una rivelazione: verità e libertà vanno insieme, chi vuole disgiungerle genera caos e conflitti».Ancora: «Migliaia di giovani vengono alla nostra scuola di preghiera e c’è una ripresa delle vocazioni. Segnali incoraggianti, ma nelle mie visite pastorali scorgo anche solitudine, disagio, abbandono. Lady Diana aveva tutto ma era infelice perché le mancava un marito che la amasse: anche il nostro cuore è sempre più spento, rischiamo di diventare una società vecchia, fredda, egoista, che non sa più sorridere e ha paura degli immigrati». L’allusione è al declino demografico del ricco Nordest: «Non nascono bambini, le scuole chiudono, le stesse parrocchie stentano a sopravvivere in queste città blindate e spiate dalle telecamere. La denatalità è un problema gravissimo, l’ho segnalato per anni ma politici e amministratori, di ogni colore, non mi hanno ascoltato».

Il primate leva l’indice contro la “cultura del pessimismo” – «C’è un deficit di speranza, soprattutto tra i nostri ragazzi, frutto della visione cinica inoculata loro dal potere» – lancia un motto fiducioso («Ora, labora et noli contristari» ovvero guai a scoraggiarsi) e poi tende la mano alla folta delegazione di sindaci in platea: «Sono contento di incontrarvi, spesso siamo in grande sintonia perché non ci scontriamo sulle ideologie ma lavoriamo su obiettivi concreti di interesse generale. Io pregherò perché, pur tra mille problemi, troviate sempre la forza di operare al servizio dei cittadini andando oltre l’interesse materiale ed elettorale immediato. E inviterò parroci e fedeli a fare altrettanto a conclusione della messa domenicale».

Dopo una breve introduzione di don Livio Destro, delegato alla pastorale sociale – era stato don Fabio Longoni, teologo e direttore dell’ufficio pastorale del lavoro di Vicenza: «Per il cristiano la verità non è un concetto astratto ma risiede nella storia e nell’uomo» ha ricordato «e la socialità occupa una posizione centrale. L’etica pubblica comune e l’egoismo individualista non sono compatibili perciò il cristiano impegnato in politica ha una pluralità di opzioni ma, aldilà degli schieramenti, è chiamato alla fedeltà “laica” ai valori del Vangelo». (Filippo Tosatto)

Zan: «Sembrano dichiarazioni imposte dall’alto»

Quella del vescovo è una presa di posizione che non coglie di sorpresa Alessandro Zan, responsabile nazionale dei Pacs per Arcigay. «Erano dichiarazioni attese anche se sembrano un po’ forzate, forse imposte dall’alto – commenta il consigliere comunale diessino, al centro anche delle polemiche sull’istituzione di un registro comunale delle coppie di fatto a Padova – In ogni caso ho sempre ammirato i toni pacati di Mattiazzo, che più volte si è espresso più volte contro ogni discriminazione e in particolare quelle verso le persone omosessuali». Ma stavolta in mezzo c’è l’articolo del giurista D’Agostino, che ribadisce un secco no al Pacs. «L’ho letto e condivido solo la premessa sull’importanza della laicità dello stato, il resto è pura ideologia – spiega Zan – Non mi è piaciuto l’utilizzo del termine “parassitari” per definire il Pacs. Come può un cattolico come D’Agostino definire le sacrosante richieste di milioni di coppie, che eviterebbero delle discriminazioni che sono al limite della violazione dei diritti umani, come istanze parassitarie? Stiamo parlando di persone, di affetti, di amore e di solidarietà. Il Pacs è uno strumento giuridico che offrirebbe la possibilità alle coppie conviventi di ottenere una tutela minima della loro unione, e che non c’entra nulla con il matrimonio».

E il consigliere diessino inserisce nel dibattito anche il recente sondaggio dell’Eurispes, secondo cui il 68% dei cattolici è favorevole ai Pacs. «E’ la dimostrazione che i cattolici si discostano sempre più da un magistero rigidissimo in materia di morale sessuale – chiude Alessandro Zan – Così la Chiesa rischia di tagliare i ponti con una società che è cambiata, e rischia anche di non valorizzare le spinte solidaristiche e di coesione sociale che nella società sono presenti».

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