Parma: affidamento di una bambina a una coppia omosessuale

da La Repubblica del 15 novembre 2013

di Benedetta Pintus

In tema di diritti civili Parma ha scritto una pagina importante. E hanno concorso in tanti a scriverla: dal Centro per le famiglie del Comune, al Polo socio-sanitario, agli psicologi dell’Ausl, al giudice tutelare del Tribunale di Parma. E’ una storia – anticipato dal Corriere di Bologna – che inizia due anni fa, quando una coppia omosessuale di Parma – composta da due uomini 50enni – ha dato la propria disponibilità per un affidamento temporaneo di minori,entrando a far parte della lista di persone a cui rivolgersi in caso di bisogno.

LA VICENDA – Nel dicembre dello scorso anno, vista la necessità di affidare una bimba di circa due anni e mezzo con problemi familiari, figlia di stranieri, il Centro per le Famiglie e il Polo Socio-sanitario hanno convenuto che la coppia omosessuale fosse quella più idonea per le necessita della piccola e, d’intesa con i genitori, hanno iniziato a farla incontrare la coppia gay: il feeling si è rivelato subito eccellente e a febbraio di quest’anno la bimba – che è a conoscenza della situazione e chiama i due uomini “zii” – si è trasferita a convivere con loro.

Come previsto dalla legge il Centro per le Famiglie e il Polo Socio-sanitario hanno poi redatto una dettagliata relazione per il Giudice Tutelare di Parma, il quale a luglio, dopo aver approfondito il caso, ha ratificato l’affido con un dettagliato e motivato decreto che ha valutato affidabilità, stabilità e tutta un’altra vasta serie di parametri importanti per l’affidamento temporaneo della minorenne.

LE MOTIVAZIONI DEL GIUDICE

Poco dopo il Procuratore presso il Tribunale per i minorenni di Bologna ha fatto ricorso contro questa decisione. Il Tribunale per i minorenni, dopo ulteriori accertamenti, la settimana scorsa ha rigettato tale ricorso e confermato il valore educativo e la correttezza giuridica dell’affidamento.

IL COMMENTO DEL COMUNE DI PARMA – “La cosa fondamentale per noi è che la bambina stia bene”, ha detto il sindaco Federico Pizzarotti a Repubblica Parma. “Sapevamo che c’era questo processo in corso e non ne abbiamo parlato perché non c’era bisogno di sbandierarlo. Sapevamo che poteva suscitare critiche, curiosità e un certo tipo di attenzione mediatica che la coppia in questione non era interessata ad avere. Da parte nostra ci sono sicuramente sensibilità e apertura su questo tema, ma – ribadisce il il primo cittadino – per noi la cosa più importante è che la bambina in affido sia stata accolta in una famiglia che può dedicarsi a lei”.

Meno diplomatica l’assessore ai Servizi sociali Laura Rossi che, contattata, ha risposto seccamente di non voler rilasciare nessun commento. “E’ stato un iter procedurale corretto e approfondito – ha dichiarato – sono questioni delicate che riguardano un minore e una coppia che non vuole finire sui giornali”.

“Questa è una notizia che fa scalpore solo in paesi come l’Italia o l’Iran”, ha commentato ironicamente Luca Marola, presidente dell’associazione Certi Diritti, che combatte a Parma per i diritti civili. “Non conosciamo la coppia, che non si è mai rivolta alla nostra associazione ma si è mossa per conto proprio – ha spiegato a Repubblica Parma -. Non ci stupisce che questa notizia, la più rivoluzionaria degli ultimi tempi in materia di diritti civili in Italia, venga fuori da un tribunale. Nel nostro paese, per motivi arrettratezza culturale e sciatteria intellettuale, campagne del genere possono essere portate avanti solo per via giudiziaria. E’ normale che la giurisprudenza venga incontro ai problemi che riguardano la vita quotidiana delle persone, mentre c’è un parlamento che non riesce a prendere atto che la famiglia è un concetto in continua evoluzione, come invece è accaduto in tutti gli altri paesi occidentali e liberali”.

LE REAZIONI – Una delle prime reazioni alla notizia è stata quella dei deputati di Scelta Civica Gian Luigi Gigli e Mario Sberna: “Evidentemente mancavano famiglie vere cui affidare la piccola. Se davvero è così, per aiutare la piccola a crescere serenamente mettiamo a disposizione le nostre rispettive famiglie, in ognuna delle quali potrà trovare una madre, un padre e cinque fratelli con cui giocare. In caso contrario vorrà dire che certi giudici di Bologna stanno solo facendo politica, per promuovere a famiglia ciò che famiglia non è e non potrà mai essere”.

Indignata la replica di Flavio Romani, presidente Arcigay: “E’ una dichiarazione allucinante. Se il giudice doveva scegliere tra questi due uomini e la famiglia di Scelta Civica, ha scelto per il meglio… Non ho parole”. Romani fa notare anche che “quanto successo a Bologna dovrebbe essere normale, non dovrebbe essere neanche una notizia, al contrario di quanto invece succede in Italia. Il tribunale ha fatto un passo importante, con la decisione che ha preso ha detto che la bimba può essere affidata a persone che fanno coppia stabile, che si trovano in una famiglia. Inserita pur in modo temporaneo troverà qui sicurezza, amore, ciò di cui ha bisogna per crescere bene. Lei poi questa coppia la conosce già. Lei non sarà traumatizzata. L’affido ai single non è una novità, come pure a coppie non sposate. E credo già ci siano stati casi di affidi a coppie gay su cui però non si sono accesi riflettori”.

La pensa diversamente Carlo Giovanardi, già sottosegretario nel governo Berlusconi, con delega per le Politiche famigliari: “Colpisce il disprezzo che servizi sociali e magistrati minorili dimostrano  verso il diritto di quel minore ad avere sia pure temporaneamente il riferimento ad una famiglia con un padre ed una madre. Ricordo che la legge italiana consente l’adozione soltanto a coppie regolarmente sposate, mentre per l’affido nessun legislatore poteva immaginare che l’inventiva dei tribunali potesse arrivare al punto di ipotizzare che un minore possa essere affidato ad una coppia gay per tornare poi alla famiglia di origine o essere adottatato da una famiglia che per legge (approvata a suo tempo da un governo e un parlamento di centrosinistra) deve essere composta da un uomo e da una donna”.

A Giovanardi dà manforte Matteo Salvini, vice-segretario federale della Lega Nord: “E’ assurdo, pare davvero ci sia qualcuno che vuole un mondo alla rovescia. Tutto questo avviene – sostiene l’europarlamentare – quando le coppie, quelle ‘banali’ e composte da uomo e donna, aspettano anni e spendono cifre folli per un’adozione o un affido. C’è qualcuno che vuole un mondo al contrario, ma io non mi arrendo: Tradizione, Identità e Comunità sono il futuro”.

“E’ una buona notizia quella che viene da Bologna”, afferma invece Alessandro Zan, deputato Sel ed esponente movimento gay. “Ormai fa parte della vita di tante coppie gay e lesbiche avere figli. Chi non se ne accorge è la politica, che anche questa volta con i soliti volti si scaglia contro l’avanzamento dei diritti. E tra questi irrompe Salvini, con i suoi slogan da duro. Ma ormai la Lega anche in Parlamento ci ha abituati alle sue invettive anti gay, queste sì assurde. Resta però un fatto che diventa sempre più urgente, vale a dire che la politica deve saper legiferare sulle coppie omosessuali, riconoscendo il diritto al matrimonio e all’adozione. E’ ora che in Italia ci siano diritti certi e che si esca dall’anonimato giuridico per milioni di gay e lesbiche. Sul matrimonio c’è una proposta di legge depositata da Sel alla Camera da cui si può partire”.

Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center butta acqua sul fuoco: “Fermo restando che la decisione del Tribunale di Bologna è di quelle che fanno bene al cuore e alla mente, il fiume di dichiarazioni che si stanno levando dai vari militanti politici dell’omofobia fa rumore ma per nulla. Nella realtà italiana ci sono già molti gay e lesbiche che hanno, o hanno avuto, da single bambini in affido. Così come ci sono migliaia di coppie gay che hanno figli. Una certa politica, però, ama fare rumore. Ma si tratta di una politica perdente nel confronto con la realtà sociale. Forse farebbero meglio ad incontrare le famiglie omogenitoriali e constatare quanto siano più che normali”.

“E’ da molti anni, nel silenzio più assoluto per non provocare reazioni che potessero danneggiare la possibilità da parte di minori di trovare una famiglia seppur temporanea che si occupasse di loro, che in alcuni Tribunali si è proceduto all’affidamento a coppie non sposate, single e anche omosessuali”, rende noto anche Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia. “La disponibilità di essere genitori affidatari è un atto d’amore molto grande, e abbisogna di una profonda preparazione emotiva. Che le persone omosessuali possano esser buoni educatori e genitori lo dimostra la vita concreta, che ci racconta di oltre 100mila bambini di genitori gay, di un’evidente espansione delle famiglie arcobaleno, cioè composte da entrambe i genitori omosessuali. Il Tribunale di Bologna rende oggi pubblicamente effettivo l’importante contributo che anche le coppie gay possono dare affinché i bambini che hanno alle spalle storie difficili possano ritrovare la serenità necessaria per poi esser reinseriti nella famiglia di provenienza. Speriamo che al più presto la politica, la grande assente, affronti l’intera questione della tutela dei bambini e dei minori, da una robusta riforma della legge sulle adozioni fino all’estensione di pari diritti per i bimbi nati nelle famiglie omosessuali”.

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