pentecoste

meditando sulla solennità di Pentecoste (27 maggio 2012)

L’amore di Dio è stato effuso
nei nostri cuori
 per mezzo dello Spirito, 
che ha stabilito in noi la sua dimora. Alleluia.
(Rm 5,5; 8,11)

 

Vieni Santo Spirito. Ogni mattina chiedo un raggio della sua luce.
Allo Spirito che soffia come il vento leggero e imprevedibile delle sere di primavera, quando alla Pieve scende la sera, chiedo di non lasciarmi ingannare dal vivere il passato o il futuro senza vivere l’oggi.
Chiedo allo Spirito di essere come il fuoco che mi riscalda i giorni d’inverno, quel fuoco che mi spinge ad essere forte con me e con la vita, di farmi violenza quando il desiderio non diventa volontà e quando non forzo il sogno a trasformarsi in realtà.
Chiedo allo Spirito di farmi parlare con amore, con quell’unico linguaggio che tutti comprendono, amici e non amici, bambini e anziani, credenti e non.
Chiedo allo Spirito l’unità nelle nostre diversità, perché sono ricchezza.
Chiedo allo Spirito il coraggio di spezzare i nostri atteggiamenti di presunta difesa, il nostro stare dietro i muri, la paura che nascondiamo con le norme e il “si è sempre fatto così”.
L’eco del Vieni Santo Spirito sulle pietre della chiesa, ogni mattina mi dice che Lui entra se lo lascio entrare, se vivo una vita autentica e se, come un vero profeta, mi ricordo dell’avvenire. Mi dice di guardare indietro per ricordare, ma soprattutto di avere il coraggio di guardare avanti per inventare; senza la fantasia, la memoria diventa una prigione.
Lo Spirito crea ogni giorno, è nuovo ogni giorno. Non occorre temere il nuovo che viene incontro; ciò che dobbiamo temere è una vita senza un senso e che non dà fastidio a nessuno, una vita rassicurante che non ha voglia di lottare, una vita che cerca irrisorie emancipazioni.

Luigi Verdi


Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.

O luce beatissima,
invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.

(dalla sequenza di Pentecoste)