«Per amore del Vangelo non ritratto». Scomunicato il prete brasiliano che difende i gay

da Adista n. 19 del 25 maggio 2013

di Ingrid Colanicchia

«Mi è impossibile vivere il Vangelo in una istituzione nella quale, al momento, la libertà di opinione e di espressione non è rispettata». Ha annunciato così p. Roberto Francisco Daniel, detto p. Beto, la sua decisione di lasciare la Chiesa, non essendo disposto a ritrattare alcune affermazioni in materia di sessualità che gli sono valse dapprima il richiamo da parte di mons. Caetano Ferrari, vescovo della sua diocesi – quella di Bauru, nello Stato di São Paulo – e poi la scomunica latae sententiae.
La colpa di p. Beto? Quella di aver parlato, in un video diffuso su Youtube, di omosessualità e bisessualità, definendole realtà umane verso le quali la Chiesa dovrebbe cambiare atteggiamento rischiando altrimenti di commettere «il peccato di non sapere amare il suo prossimo».
Alla richiesta di ritrattare tutto p. Beto ha risposto picche: «Tutte le mie dichiarazioni sono ben ponderate e hanno l’unica intenzione di evangelizzare e far sì che le persone si avvicinino di più all’esperienza dell’amore predicato da Gesù nel Vangelo», ha scritto il 27 aprile sul suo profilo Facebook informando della sua rinuncia. «Se riflettere è peccato, sono sempre stato un peccatore e sempre lo sarò. Di fronte alla richiesta di mons. Ferrari di tornare sui miei passi, confessando umilmente di aver sbagliato, ho pensato molto, ho riflettuto sulla mia vita, sul significato dell’essere sacerdote nel mondo attuale e ho concluso che a partire dal 29 aprile lascerò l’esercizio del ministero sacerdotale nella Chiesa cattolica». «Spero dal più profondo del mio cuore che la Chiesa torni a essere, come tra gli anni Sessanta e Ottanta, una Chiesa nella quale tutti i suoi membri hanno il diritto di esprimersi e di riflettere liberamente creando vera comunione nella fede in Cristo. Spero anche – ha concluso – che la Chiesa si apra agli sviluppi della scienza e alle nuove realtà che viviamo nella nostra società affinché non commetta ingiustizie e non sia di ostacolo alla felicità di alcun essere umano».
Immediata la scomunica e l’avvio della procedura di dismissione dallo stato clericale: «In nome della “libertà di espressione” – si legge nel documento pubblicato sul sito della diocesi – p. Roberto Francisco Daniel ha tradito la sua promessa di fedeltà alla Chiesa che ha giurato di servire il giorno della sua ordinazione sacerdotale». P. Beto, prosegue la diocesi, «ha ferito la Chiesa con le sue gravi dichiarazioni contro i dogmi della fede cattolica, contro la morale e per il deliberato rifiuto di obbedire al suo pastore, incorrendo pertanto nel gravissimo delitto di eresia e scisma la cui pena, prescritta dal canone 1364 del Codice di diritto canonico, è la scomunica». «Nessun cattolico e men che meno un sacerdote – conclude la diocesi – può avvalersi del “diritto alla libertà di espressione” per attaccare la fede, nella quale è stato battezzato».
Pungente il commento pubblicato da p. Beto sul suo profilo Facebook: «Mi sento onorato di appartenere alla lunga lista di persone che sono state assassinate e bruciate vive per aver osato pensare e per aver osato cercare la conoscenza. Ringrazio per questo la diocesi di Bauru».

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