Portland (USA): la parrocchia va al Gay Pride. L’intera comunità disobbedisce al vescovo

da Adista n. 24 del 29 giugno 2013

di Ludovica Eugenio

Dio ama tutti: è questo il messaggio che la parrocchia cattolica di St. Andrew di Portland, Oregon, ha portato alle locali manifestazioni del Gay Pride, svoltesi il 16 giugno, prendendovi parte e contravvenendo così alle direttive dell’arcivescovo, mons. Alexander Sample. St. Andrew, comunità vicina ai gay fin dagli anni ‘90, ha marciato – così come altre tre parrocchie (St. Francis of Assisi, St. Philip Neri e St. André Bessette) –  con un proprio striscione arcobaleno che recitava: «Welcoming Whole Family» (Accoglienza all’intera famiglia). Secondo quanto riporta il sito Bondings 2.0, il 31 maggio lo stop al parroco di St. Andrew, p. Dave Zegar, era venuto da una telefonata del vicario episcopale, mons. Dennis O’Donovan (il vescovo era fuori sede per l’incontro estivo della Conferenza episcopale), che ingiungeva di non partecipare alla manifestazione come comunità visibile, ma, al limite, in forma individuale. Di diverso avviso i parrocchiani che, il 4 giugno, durante un incontro hanno detto forte e chiaro al loro parroco che occorreva dare un segno della propria ventennale vocazione di difesa dei diritti dei gay.

L’esito dell’incontro è stato esposto da p. Zegar durante la messa della domenica successiva, suscitando una standing ovation. «Lo striscione è importante – ha detto una parrocchiana – perché dice che siamo una comunità di fede. Per noi non aderire a questa affermazione come impegno fondamentale che riguarda l’apertura e l’accettazione e il vivere il Vangelo sarebbe un segno di codardia». Per un altro fedele, Jerry Deas, aderire al Gay Pride a titolo individuale non è pensabile: «Lo striscione ha questo effetto: la gente, vedendo che si tratta di St. Andrew, sa chi siamo e può venire in parrocchia. Se marciassimo singolarmente, non saprebbero chi siamo».

La questione non si esaurirà con il Gay Pride. I membri della comunità vogliono chiedere un colloquio con il vescovo: «Non siamo disobbedienti. Siamo obbedienti al Vangelo e alla missione di questa parrocchia». Apprezzamento è stato espresso dall’organismo New Ways Ministry, fondato da suor Jeannine Gramick come luogo di ascolto dei cattolici gay. «Siamo orgogliosi di aver inserito St. Andrew nella lista delle parrocchie che accolgono i gay», ha scritto sul sito Francis DeBernardo, alla guida del movimento. «È solo quando le parrocchie si affidano al proprio discernimento e alla propria esperienza e vivono concretamente le loro convinzioni che avviene un vero cambiamento nella Chiesa». L’impegno dell’arcidiocesi di Portland contro i diritti dei gay è noto. Nel 2009, coinvolgendo altre cinquanta diocesi, raccolse più di 550mila dollari per una campagna contro una legge del Maine – poi bocciata in un referendum – che intendeva estendere il matrimonio civile alle coppie omosessuali (v. Adista n. 5/10) e aveva lanciato una campagna di firme ed un sito «per la tutela del matrimonio tradizionale».

Qui si può visionare la pagina del sito della parrocchia dove si dà il benvenuto ai cattolici omosessuali: Welcoming Whole Family (in inglese).

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