Prima di tutto il dialogo: il settimanale diocesano di Padova discute dei PACS

da ADISTA

Un dialogo aperto e un’ “accoglienza reciproca”: è questa la linea che, in materia di Pacs, ha scelto di seguire un settimanale diocesano, “la Difesa del popolo” di Padova. A dare il via al dibattito, in maniera pacata ma schietta, è il “gruppo Emmanuele”, un gruppo padovano di gay credenti, con una lettera dal titolo “Noi gay credenti chiediamo che…”, pubblicata il 16 ottobre sul settimanale diocesano.

Sui Patti civili di solidarietà, scrive il gruppo, “ci sono state prese di posizioni pubbliche, ad esempio quella del cardinal Ruini, che non avevano per nulla il profumo del vangelo ne il calore dell’attività pastorale, o quella di molti politici italiani che hanno posto i valori cri¬stiani a fondamento del loro intervento, facendo nascere in molti (tutti?) la sensazione dell’utilizzo della religione a fini elettorali”. In verità — sostengono gli autori della lettera — la posizione ufficiale della Chiesa non rispecchia la realtà della vita pastorale: “notiamo an¬cora una volta la differenza sostanziale tra i grandi proclami di una gerarchia che sembra così lontana dalla vita della gente e l’azione concreta degli umili servitori nella vigna del Si¬gnore, instancabili e appassionati costruttori del Regno”.

Di fronte alle argomentazioni fornite da chi, all’interno del mondo cattolico, si oppone al riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto perché questo minerebbe l’istituto del “matrimonio tradizionale”, il gruppo risponde che l’introduzione dei Pacs significa “rico¬noscere a tutti gli esseri umani, a tutti i figli di Dio, i diritti basilari e la dignità che spettano alle persone capaci di amare”, poiché la relazione che lega una coppia di persone si fonda su “un amore che ha tutte le caratteristiche dell’amore umano maturo ablativo”. Inoltre – sempre secondo i mèmbri del gruppo – la crisi della famiglia tradizionale non è da imputare “all’emancipazione di chi è chiamato a percorsi altri rispetto a quello più consueto. Del re¬sto non abbiamo notizia di giovani eterosessuali credenti che al posto di contrarre matri¬monio sacramentale abbiano abbandonato il partner per vivere con una persona dello stes¬so sesso come coppia di fatto”.

Alla lettera risponde il direttore della “Difesa del popolo” Cesare Contarmi, sottoline¬ando l’importanza del confronto “come strada obbligata per rispondere costruttivamente -anche sotto il profilo pastorale – ai problemi ‘nuovi’ che i tempi odierni portano e accentua¬no”, ma senza lesinare critiche alle riflessioni fatte. Egli definisce “artificiosa” la contrappo¬sizione tra “alto e basso clero”: “la Chiesa — secondo il direttore — è una, e cresce se, pur nella varietà, cammina insieme”. E contesta l’equiparazione della coppia etero con quella omosessuale: “E ancora difficile pensare la coppia omosessuale ‘costruita su un amore che ha tutte ,le caratteristiche dell’amore umano maturo oblativo': non può generare figli ne va equiparata al matrimonio ‘naturale’”. Ma ciò non dovrebbe impedire, conclude Contarmi, “di discutere soluzioni legislative che possano riconoscere i diritti personali (assistenza, ca¬sa, pensione di reversibilità) senza inventare nuove formule giuridiche”.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>