Regno Unito: la santa alleanza delle chiese anglicana e cattolica contro i matrimoni gay

da Adista n. 5 del 9 febbraio 2013

di Ludovica Eugenio

«Profondamente deludente, ma non inaspettato, il fatto che il governo abbia scelto di procedere con l’introduzione di una legge che cambia la definizione di matrimonio». Così la Conferenza episcopale d’Inghilterra e Galles, in una nota firmata dal vicepresidente, l’arcivescovo di Southwark, mons. Peter David Gregory Smith, ha accolto la notizia che il governo inglese va avanti nel processo di introduzione della legge che consentirà la celebrazione di matrimoni gay (anche in luoghi di culto, ma non anglicani, dal momento che la Chiesa ha manifestato una forte opposizione) e che il testo della legge è stato pubblicato il 25 gennaio scorso, mentre la proposta verrà discussa in sede parlamentare da febbraio. «Insieme ad altre persone di tutte le fedi e ai non credenti – continua Smith – ci opporremo con forza a questa legge», che non gode di un mandato elettorale e sulla quale i vescovi accolgono con favore l’idea di un voto dei parlamentari che ne blocchi l’iter. Nel frattempo, a mo’ di controffensiva, la Chiesa cattolica ha lanciato la campagna Speak Out for Marriage, con la quale le parrocchie metteranno a disposizione dei fedeli circa un milione di cartoline prestampate da inviare ai membri del Parlamento, in cui si chiede a questi ultimi di impegnarsi a tutelare lo status del matrimonio come unione tra un uomo e una donna e fondamento della famiglia, votando contro il disegno di legge del governo. Governo che, affermano i vescovi, ha scavalcato il parere contrario di oltre 620mila persone che avevano sottoscritto una petizione contro il disegno di legge. «Si tratta di un grande cambiamento costituzionale – hanno scritto in una lunga nota il 29 gennaio – e si dovrebbe consultare la popolazione». Con la nuova legge, affermano, «il matrimonio diventa un’istituzione in cui l’apertura ai figli, e con essa la responsabilità di padri e madri a restare insieme per allevare i figli nati all’interno della loro unione familiare, non è più al centro della concezione che di quell’istituzione ha la società». Per coloro che difendono il matrimonio gay, affermano i vescovi, il «bene del matrimonio è che promuove l’intimità e la cura reciproca, costruisce la fiducia, incoraggia l’apertura e le responsabilità condivise. Accettiamo, ovviamente, il fatto che questi siano aspetti importanti del matrimonio. Ma riteniamo che il matrimonio non sia soltanto il riconoscimento istituzionale dell’amore e dell’impegno. Il matrimonio, per come è riconosciuto legalmente in questo Paese, è anche il riconoscimento istituzionale di un genere unico di relazione in cui i figli vengono allevati dai loro genitori biologici. Anche se questo non è sempre possibile nella pratica, la legge, riconoscendo questa idea fondamentale del matrimonio, trasmette il segno vitale di un ideale alla società».

Da parte anglicana, analoga contrarietà, anche se la Chiesa d’Inghilterra è esentata dal rispetto della legge e non celebrerà matrimoni nelle sue chiese. Il ministro della Cultura inglese Maria Miller ha riconosciuto infatti la strenua opposizione al progetto da sempre manifestata dal mondo anglicano. Il quale, in ogni caso, esprime soddisfazione per il dialogo intrattenuto con il governo: la Chiesa d’Inghilterra è «grata per il modo costruttivo con cui il governo si è consultato con la comunità sulla questione, ma continua comunque a sostenere la visione che il matrimonio è l’unione tra un uomo e una donna», ha dichiarato il vescovo anglicano di Leicester Tim Stevens che si è comunque lamentato per il modo in cui si è legiferato su una questione tanto complessa, giudicandolo troppo rapido.

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