Rosy Bindi e l’enigma dei matrimoni gay

da IlFattoQuotidiano.it del 20 luglio 2012

di Matteo Winkler

Cosa ne pensate di un politico che si rifiuta di riconoscervi qualcosa che vi spetta, e  lo fa utilizzando argomentazioni completamente errate?

È il caso, manco a farlo apposta, di Rosy Bindi e del Partito Democratico. Un partito che si definisce progressista, ma che da anni sui temi delicati della vita delle persone si dimena tra singulti di clericalismo spinto e retaggi del passato comunista, nel perfetto stile del vorrei ma non posso / potrei ma non voglio. Attendendo con ansia che finalmente qualche dirigente del Pd si metta a dirci qualcosa di sinistra – o che, più semplicemente, inizi ad ascoltare la base del partito, che come la società italiana è molto più avanti della dirigenza – si è generata in questi giorni una polemica sul tema del riconoscimento delle coppie omosessuali.

Dopo il fattaccio brutto brutto dello scorso sabato 14 luglio, quando l’Assemblea del Pd ha votato il documento della commissione sui diritti (per una sintesi si veda qui e qui) in opposizione a un ordine del giorno (anzi due!) che richiedeva di discutere invece il tema del matrimonio tra persone dello stesso sesso, la Bindi ha ribadito la propria posizione mercoledì alla Festa dell’Unità di Roma (guarda il video qui).

Secondo la Bindi il matrimonio same-sex in Italia sarebbe incostituzionale. Quindi, nessuna discussione sul punto. Un modo abile per stroncare il dibattito, insomma. Inoltre, la Presidente ha redarguito un gruppo di persone omosessuali che le faceva giustamente notare che tale posizione è falsa e che la sentenza della Corte costituzionale, menzionata dalla Bindi a sostegno della propria (errata) opinione, era citata a sproposito. Ha detto una frase a mio parere agghiacciante: “così non otterrete mai niente in questo Paese. …Voi rimpiangerete le unioni civili se continuate ad andare avanti così con queste posizioni massimaliste“.

Facciamo chiarezza. Primo: il matrimonio same-sex in Italia si può fare, e tale compito spetta al Parlamento.

Lo spiega in un suo recente articolo una professoressa ordinaria di diritto privato presso l’Università degli Studi di Genova, secondo la quale:

Il fatto che il giudice costituzionale abbia concluso che la famiglia «fondata sul matrimonio» sia intesa dalla Costituzione come riferita alle sole unioni fra persone di sesso diverso e che, di conseguenza, le norme del codice civile che escludono il matrimonio omosessuale possano essere ritenute conformi a Costituzione, non significa anche che il matrimonio omosessuale vada ritenuto ‘‘incostituzionale’’. Lungi da opporsi alle trasformazioni della famiglia nella realtà sociale, e alla conseguente evoluzione normativa, il primo comma dell’art. 29 Cost. in qualche modo le asseconda in quanto il riferimento non è, in una prospettiva giusnaturalistica, a una famiglia di diritto naturale, ma a una famiglia intesa come organismo sociale che naturalmente evolve con la società in cui si colloca (Gilda Ferrando, Diritti delle persone e comunità familiare nei recenti orientamenti della Corte Europea dei diritti dell’uomo, in Famiglia persone e successioni, n. 4/2012, p. 284).

Quando qualcuno le fa notare che quello che ha detto è sbagliato, la Bindi così replica in un’intervista: “Penso di essere da questo punto di vista un po’ più ferrata della mia intervistatrice“. La Bindi come il Marchese del Grillo: “Io so’ io e voi …“.

Secondo: il documento del Pd non è “molto chiaro e profondo“, come dice la Bindi, ma è un’accozzaglia di affermazioni generiche, fumose e anche giuridicamente contraddittorie. Perché non si parla di matrimonio, ma di “libere scelte compiute da ciascuna persona in relazione alla vita di coppia e alla partecipazione alla stessa“. Non si parla neanche di coppia, a ben vedere, che nel documento è come se non esistesse. Infine, si fraintende il significato dell’art. 29 della Costituzione, mettendolo in contrapposizione con tutte le altre norme, mentre ovviamente esso dovrebbe essere letto proprio alla luce degli altri principi, in primis al principio di uguaglianza.

Terzo: le minacce della Bindi non ci spaventano, perchè oggi la precarietà delle coppie e la mancata promozione della loro dignità sul piano legislativo rappresenta la peggiore situazione che possiamo immaginare. Non abbiamo nulla da perdere.

Pierluigi Bersani ha cercato di smorzare le polemiche, dichiarando al riguardo che il PD è un partito progressista, l’unico che discute sul serio. Sarà. Intanto in altri Paesi sono i conservatori a parlare di matrimonio e la proposta di Bersani, che si riferisce al modello tedesco, sfocerà sicuramente – vista la raffinatezza dei nostri parlamentari e la profondità in un secondo modello-porcheria-DiCo, con la sua dichiarazione contestuale a mezzo raccomandata e la successione dopo 9 anni di convivenza…

A questo punto, mi pare che le posizioni massimaliste siano proprio quelle della Bindi. E se lei ci farà rimpiangere le unioni civili, stia sicura che i gay e le lesbiche italiani non rimpiangeranno lei e il tuo Partito al momento di votare. Su una cosa sola Berlusconi aveva ragione: è da imbecilli (parafraso) votare contro i propri interessi.

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