«Separiamo patrimonio e matrimonio». La Chiesa alla sfida della società che cambia

da La Repubblica del 5 febbraio 2013

di Marco Ansaldo

«Matrimonium – diceva Giustiniano – est viri et mulieris coniunctio». A questo cardine basilare di dottrina si attiene monsignor Vincenzo Paglia, fresco presidente del Pontificio consiglio per la famiglia. Ma l’intransigenza sui princìpi del matrimonio cui lo stesso Paglia, padre spirituale della comunità di Sant’Egidio fin dalla fondazione, si richiama, e che considera come un valore, non ha comunque escluso un’apertura all’universo degli omosessuali. Soprattutto dal punto di vista patrimoniale. Un fatto rilevante, in apparenza. Ma c’è consenso in Vaticano, su questo, oppure si tratta di parole in libera uscita?

L’apertura, spiega lo stesso Paglia a Repubblica, è mirata in particolare alla «attenzione economica delle famiglie». Che cosa significa? «Che c’è oggi ormai un fenomeno di cui dover tenere conto, un fenomeno diventato robusto», analizza il monsignore che domenica prossima lascerà dopo tanti anni la diocesi umbra di Terni-Narni-Amelia, chiamato dal Papa in Curia. «Esistono infatti nel codice tutta una serie di diritti individuali e patrimoniali che possono rispondere alle esigenze di giustizia. Ma senza che questo significhi una sorta di marmellata generale. Però nel complesso delle convivenze familiari, che è grande come un arcipelago, si possono trovare una serie di svincoli».

In sostanza, fa capire il tutore in Vaticano dell’istituto per la famiglia, le convivenze non matrimoniali devono trovare nuove indicazioni su diritti umani ritenuti sacrosanti. «Perché – aggiunge – c’è la posizione di chi non tocca niente, mentre io dico: troviamo delle strade che possano far arrivare a una soluzione». Un alto prelato come lui, com’è ovvio, comunicatore abilissimo, sa fin dove potersi spingere.

E difatti all’interno della Conferenza episcopale italiana si dice che «Paglia ha semplicemente parlato di diritti individuali, singoli, e di una questione patrimoniale, non matrimoniale». Anche tra le Mura vaticane non si parla di novità, aggiungendo che «la posizione è sempre quella tradizionale: il matrimonio naturale è comunque un bene da salvaguardare». Insomma, il pensiero di Paglia – si fa capire — è quello del Papa: dove l’unico matrimonio contemplabile è quello tra un uomo e una donna.

Oggi l’Osservatore romano, giocando sulle frasi citate in conferenza stampa dallo stesso monsignore, titola: La famiglia tra Cicerone e Giorgio Gaber. Dove le parole del grande retore fanno da contraltare a quelle del geniale cantautore milanese, citato ieri da Paglia, secondo il quale donna e uomo sono destinati a rimanere diversi, perché senza due corpi differenti e pensieri differenti non c’è futuro. Eppure fra gli osservatori più attenti di questioni religiose c’è chi bolla «le parole un po’ in libertà, lusinghiere nei confronti dei gay, il linguaggio accattivante» di Paglia. Al punto, si continua, «che le associazioni omosessuali si sono divise». Anche se in mancanza «di alcun riconoscimento pubblico» da parte della Chiesa. Perché un’innovazione di questo tipo, si fa rilevare ancora, «non può essere certo affidata al presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, ma eventualmente la fa il Papa». E Paglia torna qui come «l’intransigente», perché difatti ha elogiato i vescovi francesi schieratisi di recente a difesa del matrimonio eterosessuale. Commenti duri che spingono a non dimenticare le voci imbarazzanti sul buco di 18 milioni di euro nella Curia di Terni. Con i dipendenti in apprensione. E l’arrivo, giusto domenica prossima, di un “commissario” dal Vaticano, il vescovo ausiliare di Bologna, Ernesto Vecchi. «Persona molto ferma» viene descritto. Monsignor Paglia, intanto, è in odore di porpora cardinalizia. Occorrerà vedere adesso se le ventilate aperture sulle situazioni patrimoniali delle coppie gay saranno condivise da tutti nella Santa Sede.

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