Sono prete, sono gay e voglio lottare contro l’omofobia nella chiesa. Il coming-out di p. Meier

da Adista n. 20 del 1° giugno 2013

di Ludovica Eugenio

Due anni fa aveva pubblicato in forma anonima il libro Hidden Voices: Reflections of a Gay Catholic Priest (“Voci nascoste: riflessioni di un prete cattolico gay”). Ora, p. Gary Meier, prete della diocesi di Saint Louis, Missouri, ha deciso di festeggiare il 15° anniversario di ordinazione sacerdotale ripubblicando il libro, ma con un’aggiunta: il proprio nome.
Una scelta maturata dopo due anni di profonda stanchezza di fronte al trattamento riservato a cattolici omosessuali: dal rifiuto di somministrare loro la comunione, al licenziamento di insegnanti come Carla Hale, lesbica (v. Adista Notizie n. 19/13), alla rimozione da incarichi pastorali in parrocchia. Meier ne ha avuto abbastanza. In una dichiarazione rilasciata a metà maggio e diffusa sul suo sito, Meier fa il proprio coming out rivelando di essere lui l’autore del libro e di essere gay. «Il 23 maggio – scrive – festeggio il mio 15° anno di sacerdozio. In quest’occasione, pubblico la seconda edizione del mio libro, uscito in forma anonima nel 2011. La seconda edizione, ora disponibile, ha una differenza rispetto all’altra: non è più anonima. La decisione di ripubblicare il libro con il mio nome non è stata facile ma ho sentito che era necessario».
Continuare a far parte di una gerarchia, spiega p. Meier, «così ostile nei confronti degli omosessuali negli ultimi anni è stato difficile. Ciò è tanto più vero considerando che il 30% di tutti i suicidi tra gli adolescenti sono attribuiti a problemi di identità sessuale. Una volta, la nostra Chiesa difendeva e rappresentava la natura radicale dell’amore di Dio per tutti. Oggi questo non è più vero, soprattutto per quanto riguarda la comunità Lgbt. Mi sento spinto, allora, a esprimere la mia solidarietà con i cattolici che hanno perso il loro lavoro, cui non vengono somministrati i sacramenti, che sono stati scomunicati o che sono stati fatti sentire “inferiori” dalle autorità della loro Chiesa a motivo della persona che amano».
Certo, il passo che p. Meier ha compiuto è un salto nel vuoto. Che sarà di lui, ora? «È un salto nella fede enorme e per essere assolutamente sincero con voi, ho molta paura. So che mentre molti saranno contenti e grati per questa pubblicazione, altri si arrabbieranno e penseranno che io sia un traditore della Chiesa. Non è questa la mia intenzione. Sono solo un uomo che cerca di vivere una vita integra e di dire la verità che Dio mi ha dato da dire. Non intendo arrecare alcun danno alla Chiesa, perché la amo ancora molto. Considero la mia confessione un atto di amore verso una comunità nata dall’inclusività radicale di Dio che la nostra Chiesa in qualche modo ha perso: vorrei che la recuperassimo». P. Meier prega i suoi lettori di leggere il libro «con spirito di apertura», considerandolo un’opportunità di «amare, sostenere e accogliere tutti, a prescindere dal loro orientamento sessuale».
La posizione della Chiesa sull’omosessualità, scrive Meier nel libro, era diversa negli anni ’90, quando era in seminario. Che fosse gay, racconta, i suoi insegnanti lo sapevano, e, purché lui fosse celibe, la cosa non aveva mai rappresentato un problema. Tutto è cambiato con l’esplosione dello scandalo degli abusi sessuali nel 2002. «Nel 2005 – scrive – sono arrivati a dire “Non ordiniamo preti gay”. Pensavo di riuscire a trovare un modo per riconciliare le mie opinioni personali riguardo all’omosessualità con il fatto che si trattasse di un dono incredibile, non di una croce, non di un disordine morale… Non ci sono riuscito». Di qui la decisione di scrivere il libro per raccontare la propria esperienza e, ora, di uscire coraggiosamente allo scoperto.
La reazione dell’arcidiocesi non si è fatta attendere ed è stata di tono piuttosto inclusivo. Un comunicato del 16 maggio diffuso sul sito sottolinea che «come uomo che vive l’attrazione per lo stesso sesso, p. Meier ha di fronte a sé l’opportunità di essere esempio e mentore per i cattolici dell’arcidiocesi che combattono con gli stessi sentimenti. Cogliere o meno quest’opportunità di proclamare il Vangelo della Vita che offre la verità sulla bellezza e la santità della sessualità umana, dipende soltanto da lui». La Chiesa «non condanna – prosegue il comunicato – gli individui perché provano un’attrazione omosessuale. Essa insegna che, riguardo alla sessualità, tutti sono chiamati alla responsabilità, che siano omosessuali o eterosessuali, preti o laici». «La fede cattolica – è la conclusione – insegna che siamo definiti in base a qualcosa di più profondo del nostro orientamento sessuale, e cioè dalla nostra identità di figli di Dio. Siamo d’accordo con il papa emerito Benedetto XVI quando ha detto: “Ogni essere umano è amato da Dio Padre. Nessuno deve sentirsi dimenticato, perché tutti i nomi sono scritti nel cuore di Dio che ama”. Incoraggiamo i cattolici e tutti i credenti a pregare per la nostra crescita».

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