Sul settimanale diocesano di Padova si parla di gay e del gruppo Emmanule. 1a parte

da La Difesa del Popolo, settimanale diocesano di Padova del 18 febbraio 2007
Omossesuali cattolici: diritti e doveri/1

La lettera del gruppo Emmanuele. apparsa sulla Difesa del popolo del 28 gennaio scorso con il titolo “Omosessuali: anche noi abbiamo diritti”, contiene affermazioni che richiedono qualche puntualizzazione, sia da un punto di vista psicologico che da quello spirituale. I firmatari chiedono il riconoscimento della coppia omosessuale, nella società e nella chiesa, convinti che sia loro possibile un amore reciproco “nel senso più completo del termine”, “una reale vita di dedizione dell’una persona verso l’altra”, come “persone normali con i loro pregi e i loro difetti… al pari delle altre coppie, cosiddette “normali”· In realtà, da studi effettuati nel mondo dell’associazionismo gay risulta «una sessualità sovente vissuta all’insegna dell’anonimato, dell’occasionalità e della promiscuità. Inoltre le relazioni omosessuali sembrano caratterizzate dall’elevato livello di infedeltà: due ricercatori individuarono 156 coppie di uomini che si frequentavano da uno a trentasette anni. Di queste 156 coppie solo sette affermarono di essere rimaste fedeli, e di queste sette nessuna poté vantare un legame superiore a cinque anni (Obiettivo Chaire, ABC per capire l’omosessualità, ed. San Paolo, 2005, p. 8). Questa situazione è motivata principalmente dal fatto che la persona omosessuale ha notevoli difficoltà a stabilire una relazione di reciproca donazione perché “l’Indirizzo omosessuale rappresenta la “fissazione” di una fase molto primitiva – dello sviluppo psicosessuale – e comporta immaturità della personalità” che si accompagna anche a “sentimenti d’inferiorità” (C. Scarpellini, Settimana – 9 febbraio 2003, p. 2). Tra le varie teorie psicogenetiche dell’omosessualità, riporto quella elaborata dallo psichiatra psicoanalista Irving Bieber e approfondita da altri terapeuti, tra culli noto Joseph Nicolosi, e presentata come la “classica triade relazionale” nella quale abbiamo: una madre emotivamente dominante; un padre estraneo, assente oppure ostile; un bambino timido, introverso, sensibile e artistico. Nella mia esperienza di “medico del corpo e dell’anima” ho potuto constatare che questa “triade relazionare” è una costante clinica nelle persone omosessuali da me incontrate e aiutate. A partire da questa genesi della tendenza omosessuale si aprono due prospettive importanti. In primo luogo è possibile capire che “con la ricerca di un abbraccio maschile, la persona omosessuale cercherebbe l’affetto, la protezione e il riconoscimento da parte delle figure di riferimento maschili che le sono mancate durante l’infanzia e la prima adolescenza” (ABC per capire l’omosessualità, p. 33). Però questo tentativo fallisce perché non si attua una relazione complementare, ma l’incontro di due bisogni speculari-simmetrici, che finiscono per frustrarsi a vicenda e approfondirsi. In secondo luogo si apre la possibilità di un percorso terapeutico. La «terapia riparativa (o ricostitutiva)”, che mira a “riparare le ferite originarie attraverso l’analisi delle cause della sofferenza, il superamento del senso d’inadeguatezza nei confronti delle persone del proprio sesso e la costruzione di legami virili non erotizzati” (ABC per capire l’omosessualità. p. 34). L’efficacia di questo approccio terapeutico è incoraggiante “gli esiti della terapia riparativa sono simili a quelli di ogni altra psicoterapia: un terzo di pieno successo (persone che hanno superato compiutamente l’omosessualità); un terzo di miglioramento della identità globale della persona, con capacità di gestirsi in modo più equilibrato; infine un terzo di “fallimento”, inteso come persistenza dell’omosessualità indesiderata” (pp. 34·35). Ho indugiato alquanto, sia pure in modo sintetico e divulgativo, sul punto di vista psicologico della questione per due motivi: innanzitutto perché nella cultura oggi dominante c’è una componente gay che censura una parte importante della verità, e non la vuole sentire e far saper perché costituirebbe un ostacolo alle sue rivendicazioni ideologiche e sociali; Inoltre, da quanto sin qui esposto, possiamo evidenziare tre aspetti problematici della condizione omosessuale che interpellano l’esperienza di fede, come una domanda oggettiva di guarigione e di salvezza. Infatti: a) l’omosessualità non può essere considerata una condizione naturale-normale: c’è qualcosa che non ha funzionato nello sviluppo psicosessuale della persona omosessuale, e si è prodotta una ferita; b) la relazione di coppia tra omosessuali non risolve il problema personale ma lo aggrava; c) esiste una psicoterapia specifica, che ha una buona percentuale di efficacia, ma che lascia irrisolti circa un terzo dei casi. Cosa possono offrire agli omosessuali cattolici Cristo e la sua chiesa?
(continua)

padre Domenico Maria Fabbian, Padova

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