Sul settimanale diocesano di Padova si parla di gay e del gruppo Emmanule. 2a parte

da La Difesa del Popolo, settimanale diocesano di Padova del 25 febbraio 2007
Omossesuali cattolici: diritti e doveri/2

Dopo aver presentato alcuni aspetti problematici della condizione omosessuale, vista dal versante psicologico (v. la Difesa del popolo del 18 febbraio) passo a quello che, in merito, propone la fede in Cristo, vissuta nella chiesa. Partiamo da un testo paolino: «O non sapete che gli ingiusti non erediteranno Il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio. E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio” (1 Cor 6,9·11 ). Nel testo greco, all’italiano “sodomiti” corrisponde il sostantivo maschile arsenokòitai che, reso in modo letterale ed etimologico (àrsen uguale a maschio; kòite uguale a letto), risulta “coloro che vanno a letto con uomini”. Da questo testo possiamo ricavare quattro informazioni preziose.
1) L’apostolo ha conosciuto persone omosessuali, alle quali ha annunziato e comunicato la salvezza dì Cristo, accogliendole nella comunità cristiana.
2) Non ci è dato di sapere se questa salvezza indicata con i verbi: lavare, santificare e giustificare – sia stata per loro una guarigione psichica della tendenza omosessuale; sappiamo però con certezza che questa salvezza è stata una guarigione spirituale-morale, nel senso che ha reso gli omosessuali convertiti capaci di rinunciare ai comportamenti omosessuali, per camminare castamente nella santità, secondo quanto Paolo afferma nei versetti che seguono: “Il corpo non è per l’impudicizia, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!” (1Cor 6,13.20).
3) Paolo non condanna la tendenza omosessuale – che essendo involontaria non costituiste una colpa – ma i comportamenti che ne possono derivare. Questa distinzione tra tendenza e comportamenti é sovente rifiutata come una violenza che la morale cattolica farebbe alla .: “natura”; troviamo però la stessa distinzione anche in testi scientifici: «La presenza dell’omosessualità non sembra essere questione di scelta; la sua espressione è questione di scelta» (H. l. Kapfan, Psichiatria, p. 658).
4) Per Paolo, il modo di vivere la sessualità condiziona seriamente, anche per gli omosessuali, la possibilità o meno di ereditare li regno di Dio: non si può quindi condividere quello che scriveva uno del gruppo Emmanuele sulla Difesa del 25 agosto 2002: “Le cose della sessualità diventano allora dettagli”. Quello che la chiesa insegna e chiede agli omosessuali cattolici riprende l’esperienza di Paolo ed è sintetizzato nei nn. 2357-9 del Catechismo della chiesa cattolica. La “buona notizia” che la fede cristiana offre alle persone omosessuali è che anche foro possono giungere alla perfezione dell’amore divino, se scelgono la parola di Dio sull’omosessualità e la mettono in pratica attingendo la capacità di farlo nei meni di grazia offerti dalla chiesa. È una via stretta” (Mt 7,13·14), ma consente a Dio di trasformare l’amore umano malato nella virtù della carità, che è l’unico bene e l’unica gioia della vita presente e futura. Potrei fermarmi a questo punto se non avessi dei dubbi fondati – ho in mente passati interventi del gruppo Emmanuele sulle pagine della Difesa – che non sono scontate né l’adesione alla verità biblica richiamata, né la scelta dei mezzi idonei per attuarla nella vita. Sul primo aspetto – l’adesione alla verità – faccio notare che «il compito di interpretare autenticamente la parola di Dio, scritta o trasmessa, è stato affidato al solo magistero vivo della chiesa” che, “con la successione episcopale, ha ricevuto un carisma sicuro di verità” (Dei Verbum, 8.10·11). Il che significa che le nostre convinzioni non devono contendere con la scrittura e con il magistero, ma devono piuttosto fare spazio all’obbedienza della fede» (Dei Verbum 5). Diversamente è vano proclamarsi “persone cattoliche”. Andando all’essenziale del secondo aspetto quello dei mezzi – propongo due indicazioni:
• viste le peculiari difficoltà inerenti alla condizione del cattolico omosessuale, oltre alla preghiera quotidiana imbevuta della parola di Dio e al salutare ricorso ai sacramenti della confessione e dell’eucaristia, consiglio vivamente l’accompagnamento spirituale individuale, l’impegno a fare della propria vita un dono nel servizio al prossimo e la preghiera di guarigione: questa preghiera, diffusa In particolare nel gruppi del Rinnovamento, porta frutti di guarigione e di pace sconosciuti alla sola psicoterapia, che rimane pur sempre un rimedio da consigliare;
• ai gruppi e alle associazioni di fedeli fioriti nel dopo Concilio, la chiesa cattolica ha dato come obiettivo comune e prioritario “l’incremento di una vita più perfetta”, assegnando inoltre all’autorità ecclesiastica competente «la cura di vigilare che in essi sia conservata l’integrità della fede e dei costumi”. (Codice di diritto canonico, can. 298. 305). Con la «scelta di vita di coppia» tra Persone omosessuali il gruppo Emmanuele non cammina affatto verso la “Vita più perfetta”. Se la proposta pubblicata sulla Difesa del popolo del 28 gennaio è una deviazione rispetto alle finalità del gruppo, allora è necessario correggere la rotta; se invece ne rispecchia il programma, si pone un problema di discernimento sia per i singoli membri – l’appartenenza al gruppo è un mezzo per vivere santamente in Cristo?- sia per chi dovrebbe vegliare sul cammino del gruppo. Diritti e doveri per gli omosessuali cattolici? Certo! Il diritto di realizzare integralmente e serenamente la loro vocazione cristiana, se onorano li loro dovere di obbedire in modo filiale a Dio e alla sua chiesa.

Padre Domenico Maria Fabbian

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