Sul settimanale diocesano di Padova si parla di gay e del gruppo Emmanule. 3a parte

Difesa del Popolo – lettere al direttore – 2 marzo 2007
la replica del gruppo emmanuele agli interventi di D.M.Fabbian

Il lungo intervento di Domenico Maria Fabbian (La difesa, 18 e 25/2/07) ci mette con le spalle al muro: 1. l’omosessualità è anormale, 2. o la si cura o la si deve vivere come croce (cfr. Catechismo della chiesa cattolica [CCC], n. 2358) nella singolarità, in quanto la relazione tra due persone omosessuali è sbagliata e nociva (cf. CCC n. 2357), 3. altrimenti, non obbedendo a Dio e alla chiesa e, anzi, pretendendo di rifarsi alla Scrittura a sostegno delle proprie istanze – quando il solo titolato a interpretare la Parola è il Magistero della chiesa -, la persona omosessuale credente non può definirsi cattolica: non c’è posto nella chiesa per l’omosessuale che vive (apertamente) la sua affettività e la esprime anche nella fisicità. Questa è, secondo Fabbian, la Verità. Fabbian è radicale; pare non lasci spazio alcuno all’ascolto, al dibattito, al dialogo.

Vorremmo però riprendere il discorso proprio riflettendo su quei punti, per noi qualificanti, che definiscono il gruppo Emmanuele: 1. persone, 2. omosessuali, 3. cattoliche.

1. persone. Di Giovanni Paolo II ricordiamo soprattutto l’accento che egli ha posto sulla “persona”; non “uomo”, non “donna”, ma “persona”, termine che sta a indicare l’essere umano nella sua pienezza e nella sua preziosa unicità, a partire dalla sua stessa irripetibilità della vita. Quando Gesù incontra un uomo o una donna incontra la persona nella sua interezza (“Gesù, fissatolo, lo amò” – Mc 10, 21), con la sua specifica personalità e la sua propria storia; come d’altronde l’incontro della persona con Gesù non è il ricevimento nelle proprie mani di un volume di precetti e di divieti, ma l’inizio della speranza e della felicità. Non è l’ “omosessuale” o l’ “ebreo” o l’ “extracomunitario” o il “pubblicano” che Gesù incontra, ma Pietro, Floriana, Marco, Greta, con la loro ansia di vivere, con il loro desiderio di felicità. Perché non cercare di guardare con lo sguardo di Gesù anziché esporre articoli del diritto canonico?

2. omosessuali. La negazione assiomatica che la persona omosessuale possa vivere una relazione con autenticità e nella fedeltà (Fabbian) e l’interrogativo sulla “possibilità” che le persone omosessuali abbiano la fede (lettera di Gottardo Todaro, la Difesa, 18/2/2007, p. 41) sono interventi emblematici sull’inconsapevolezza della realtà della persona (anche omosessuale). Senza disturbare la Scienza, citiamo lo stesso CCC che afferma: “La sua [dell’omosessualità] genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile” (n. 2357) e: “Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate” (n. 2358). Ora, umiltà e prudenza suggeriscono, in questo vuoto di sapere, di astenersi dal privilegiare in maniera acritica (e sospetta) un’unica lettura del fenomeno omosessuale, in quanto la bibliografia relativa è quanto mai vasta; la netta maggioranza degli autori non situa l’omosessualità tra le malattie, per cui essa non necessita di un “medico del corpo e dell’anima”, tranne nei casi in cui sia vissuta in modo conflittuale e con profondo disagio; solo allora risulta – ovviamente – auspicabile l’intervento del terapeuta professionale, ma non tanto del pastore d’anime, il quale – di fronte a situazioni vissute con malessere – dovrebbe attenersi a quanto indicato nel n. 38 della collana “I Quaderni dell’Osservatore romano” dal titolo “Antropologia cristiana e omosessualità” (1997): “L’umiltà dello scienziato, che non giunge ad una comprensione piena, richiede un’umiltà corrispondente da parte del pastore, che deve accompagnare persone il cui dramma rimarrà largamente misterioso” (p. 113), onde evitare, quando non danno, ulteriore sofferenza.

3. cattoliche. In quanto battezzati, siamo e ci sentiamo chiesa. Per sua fortuna da sempre essa ha al suo interno voci di dissenso che contribuiscono al suo cammino nella storia dell’uomo e che l’hanno aiutata a superare posizioni (come la pena di morte o il processo a Galileo) che oggi tutti giudichiamo errate, arrivando col Concilio a sostenere il primato della coscienza del fedele (“La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità. Tramite la coscienza si fa conoscere in modo mirabile quella legge che trova il suo compimento nell’amore di Dio e del prossimo. Nella fedeltà alla coscienza i cristiani si uniscono agli altri uomini per cercare la verità e per risolvere secondo verità numerosi problemi morali, che sorgono tanto nella vita privata quanto in quella sociale” – Gaudium et spes, 16), affannandoci, quindi, tutti insieme, nel cammino per la ricerca della Verità, che non è posseduta in toto dalla gerarchia, altrimenti risulterebbe vanno il lavoro quotidiano dei teologi ed esegeti di oggi (il Magistero è “servo” della Parola e fa riferimento ai progressivi contributi che provengono dalla teologia e dall’esperienza vissuta del popolo di Dio, contributi che vanno a influire sui cosiddetti elementi mutabili della Tradizione). Tutti i battezzati sono impegnati in questo “avvicinarsi a” e tutti danno il contributo, anche sostenuti dalle acquisizioni della scienza (teologia, esegetica, paleografia, antropologia, sociologia, psicologia, biologia…) nel corso dei tempi. Mentre anche noi sosteniamo questo cammino della chiesa, ci auguriamo che i conseguimenti delle scienze sociali e quelli dell’esegesi contemporanea giungano a convincere anche i più tradizionalisti fra i cattolici sul tema dell’omosessualità.

Infine, in merito allo “stile” dell’intervento di Domenico Maria Fabbian ricordiamo i passi evangelici in cui Gesù parla del pastore buono: «… e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno…» (Gv 10,4b-5). Ecco, forse occorrerebbe una voce diversa (quella del buon pastore, per l’appunto) e pure un orecchio più forte e affinato, che dimostrino cura; ma non cura-terapia, bensì cura-attenzione. Voci (e orecchi) che fortunatamente non mancano nella gerarchia, quelle di vari vescovi, ma pure quelle di tanti umili sacerdoti e religiosi/e. Ci piacerebbe udirle più spesso queste voci, e trovare un numero maggiore di orecchi disposti davvero ad ascoltare. Per continuare a dialogare fraternamente.

GRUPPO EMMANUELE

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>