Amori come i gusti del gelato, si può scegliere a piacere

da GENTE VENETA, settimanale diocesano di Venezia del 28 gennaio 2007
VENEZIA – La campagna del Comune sui gay e la “corsa ai ripari” dei genitori

“Mia figlia ha visto i poster: ne è rimasta colpita e confusa”
E’ capitato a un papà mestrino. La figlia, che frequenta la prima media, è tornata a casa da scuola un po’ scossa: aveva visto per strada uno di quei manifesti sugli amori omosessuali. «Ce ne ha subito parlato – racconta il papà – e così a tavola abbiamo affrontato l’argomento. Di certo, messi così, quei manifesti, generano confusione». Visti dalla parte dei genitori, i poster che il Comune ha promosso mediante la campagna “L’amore secondo noi”, contro l’omofobia e per il diritto alle differenze, rappresentano una questione molto delicata. C’è chi la affronta prima di tutto sul piano del rispetto. «Con mia figlia di 14 anni non abbiamo parlato direttamente di questa campagna, ma abbiamo affrontato la questione dei diritti e del rispetto nei confronti delle persone omosessuali. Ma abbiamo posto anche la questione della differenza di genere, ponendo l’accento sul fatto che è importante che sia ben marcata. A proposito dei manifesti, mi sono chiesto se fosse davvero il modo azzeccato di affrontare la cosa. Perché si solleva il problema, ma poi nessuno è lì per affrontarlo. Tocca alle famiglie farlo”‘ spiega Gianpaolo Salvador, membro della Commissione Sposi e Famiglia della diocesi Compito del genitori è educare i figli alla differenza sessuale. «E’ evidente che siamo di fronte ad un problema educativo reale», osserva Fabio Poles, direttore del Marcianum. «La differenza sessuale è un dato oggettivo. Si nasce – si è – maschi oppure femmine. Alla radice della negazione della differenza sessuale c’è lo stesso atteggiamento che ci porta a correggere le nostre imperfezioni con la chirurgia estetica. Non mi piace il mio naso? Lo cambio. Troppe rughe? Le stiro. Come se si potesse fermare il tempo. Senza soluzione di continuità si arriva ad altre forme: la mia vita non mi sembra più dignitosa? Mi elimino. Non posso guardare la tua sofferenza? TI “eu-uccido”. Il mio sesso non mi sembra quello giusto? Lo cambio. Ci crediamo ormai onnipotenti. Mi ha molto colpito una frase del nostro Patriarca: “Una società che non sa più pensare la Trinità (dove la differenza viene vissuta ed esaltata) non può nemmeno più capire la differenza sessuale”. E’ compito dei genitori educare ì figli alla differenza sessuale. Fa parte della vita come la nascita e la morte. Come il successo e la sconfitta, il peccato e la grazia. E il contesto che ci sta intorno dovrebbe sostenerci in questo compito. In questo senso una iniziativa come quella dei manifesti di cui stiamo parlando è una scelleratezza che sotto le mentite spoglie di un gesto di accogliente tolleranza verso le persone omosessuali nasconde una forma di violenza verso tutti gli altri». Parlarne, senza tabù, ma con Il giusto equilibrio. Un tema che è sicuramente necessario affrontare con i propri figli. Per Giuseppina Millino, presidente della Consulta delle aggregazioni laicali, madre di 4 figli e nonna di 5 nipoti, è importante il dialogo: «Che sarà certo più approfondito con i figli più grandi. I genitori hanno un compito delicato, che è quello di aiutare i figli a definirsi nella loro identità sessuale, senza allarmismi, senza drammi, senza fobie. Serve sicuramente un po’ di preparazione, ma sull’argomento non bisogna avere tabù. Si devono aiutare i ragazzi ad accettarsi, ad avere uno sviluppo sereno. Dall’altra parte, però, devo dire che certe ostentazioni non portano serenità, né equilibrio. E in questo senso anche i manifesti, pur con il condivisibile messaggio contro le discriminazioni, non seguono un metodo di approccio corretto. Serena Spinazzi Lucchesi.

L’assessore Miraglia si “smarca” dalla giunta
“La campagna mi lascia perplessa”

Si dice perplessa. Tanto da prendere le distanze dalla decisione della giunta. Non d sono spaccature politiche all’orizzonte, ma la campagna sull’omosessualità promossa dal Comune ha provocato un po’ di maretta. Anche tra gli stessi assessori, a cominciare dall’assessore alle Politiche educative Anna Maria Miraglia. «Il voto in giunta è stato unanime», premette Miraglia, riferendosi alla campagna contro le discriminazioni proposta in giunta dalla delegata del sindaco, Franca Bimbi «Tutta la giunta ha convenuto che si tratta di un atto dovuto, per promuovere il rispetto della diversità». Ma, salvato il principio, sono le modalità che hanno lasciato fatto storcere il naso all’assessore: «Ho subito comunicato alla delegata Bimbi la mia perplessità, perché questa campagna si basa su dei manifesti molto belli, accattivanti. Ed è questo il punto: sono troppo accattivanti. Essendo rivolti in particolare ai più giovani, questi slogan potrebbero in qualche modo suggerire dei comportamenti, oltre che invitare a non discriminare. Inoltre possono indurre anche a facili ironie, come la scritta che è subito comparsa sul manifesto affisso ai muri di Ca’ Farsetti». Il manifesto in questione (vedi foto), porta lo slogan “La mia compagna di banco è lesbica e allora?”, cui subito qualcuno ha risposto con un pennarello: “E allora cambia banco”. Mi chiedo – aggiunge l’assessore – se sia questo il modo più adatto di parlare di questi temi ai giovani. E’ una materia delicata. (S.S.L)