Tettamanzi si scusa con i divorziati risposati: dalla chiesa “giudizi senza misericordia”

Adista 2 Febbraio 2008 – emilio carnevali

“La novità? Il cardinal Tettamanzi la pensa come Pannella”. Questo il commento del leghista Roberto Castelli alla “Lettera agli sposi in situazione di separazione, divorzio e nuova unione” del card. Dionigi Tettamanzi. In realtà l’arcivescovo di Milano non ha messo in alcun modo in discussione la dottrina ufficiale della Chiesa che prevede “l’impossibilità di accedere alla comunione eucaristica per gli sposi che vivono stabilmente un secondo legame sponsale”. Eppure le parole di comprensione ed accoglienza scritte in una lettera significativamente intitolata “Il signore è vicino a chi ha il cuore ferito” (pubblicata dal Centro Ambrosiano) non hanno mancato di suscitare una certa impressione, se non altro per la differenza di toni rispetto alla severità intransigente con cui i precetti della dottrina sono continuamente ribaditi dai vertici della gerarchia ecclesiastica. È lo stesso card. Tettamanzi a far riferimento ai “giudizi senza misericordia” e alle “condanne senza appello” talvolta pronunciati da “uomini o donne della comunità cristiana”. Per questa mancanza di comprensione, scrive l’arcivescovo di Milano, “desidero dirvi il mio dispiacere”: “La Chiesa non vi guarda come estranei che hanno mancato a un patto, ma si sente partecipe delle domande che vi toccano intimamente”.

“La Chiesa – aggiunge il cardinale – sa che in certi casi non solo è lecito, ma addirittura inevitabile prendere la decisione di una separazione: per difendere la dignità delle persone, evitare traumi più profondi, custodire la grandezza del matrimonio, che non può trasformarsi in un’insostenibile trafila di reciproche asprezze”. La separazione ha certamente un profondo impatto anche sui figli, ma anche su questo argomento è necessario evitare giudizi sommari o superficiali: “Vediamo attorno a noi esempi eroici e ammirevoli di genitori che, rimasti soli, fanno crescere ed educano i propri figli con amore, saggezza, premura e dedizione. Danno un grande esempio”.

Nel corso della lettera, il cardinale non si esime dal ribadire i motivi a causa dei quali i divorziati risposati non possono accedere all’eucarestia, ma questa disposizione – sottolinea il cardinale – non implica un giudizio sul “valore affettivo e sulla qualità della relazione che unisce i divorziati risposati. Il fatto che spesso queste relazioni siano vissute con senso di responsabilità e con amore nella coppia e verso i figli è una realtà che non sfugge alla Chiesa e ai suoi pastori”. La privazione del sacramento eucaristico, d’altra parte, non significa “che i coniugi divorziati risposati siano esclusi da una vita di fede e di carità vissute all’interno della comunità ecclesiale” poiché, se è vero che “la vita cristiana ha il suo vertice nella partecipazione piena all’Eucaristia”, è altrettanto vero che “non è riducibile soltanto al vertice. La ricchezza della vita della comunità ecclesiale resta a disposizione e alla portata anche di chi non può accostarsi alla santa comunione”. Da qui l’appello del cardinale a “partecipare con fede alla messa, anche se non potete accostarvi alla comunione. Anche a voi è rivolta la chiamata alla novità di vita che ci è donata nello Spirito. Anche a vostra disposizione sono i molti mezzi della Grazia di Dio”.

“La lettera di Tettamanzi è molto importante”, dice ad Adista padre Lucio Boldrin, parroco della Ss. Trinità a Villa Chigi a Roma, che da tre anni segue un gruppo di divorziati e separati attraverso un cammino di preghiera e di confronto. “È il segnale che qualcosa di nuovo si sta muovendo. Già il card. Antonelli, tempo fa, aveva accennato un ragionamento simile, pur con toni più prudenti. Ora Tettamanzi, dall’alto della sua autorità e della sua grande esperienza in campo morale, può davvero aprire un dibattito di cui si avverte l’assoluta necessità”. Padre Lucio condivide anche le critiche di Tettamanzi verso alcuni atteggiamenti di parte del clero nel rapportarsi alle problematiche delle coppie divorziate: “Talvolta l’ignoranza di alcuni rappresentanti della Chiesa su tali questioni (a cominciare dalla confusione che si fa tra divorziati, separati e divorziati risposati) può far male e far soffrire chi ha ancora ferite aperte. Bisogna stare molto attenti. Quando l’arcivescovo di Milano dice che in certi casi è ‘lecito’ ed ‘inevitabile’ arrivare alla separazione, ribadisce ciò che è contenuto nel codice di diritto canonico, ma pone anche l’attenzione sul dovere di rapportarsi con ogni situazione in maniera specifica, evitando ogni formalismo”. “Ci sono certi matrimoni celebrati in Chiesa – aggiunge padre Lucio – che sicuramente non hanno la canonicità del sacramento. Va promossa un’attenzione caso per caso, attenzione che può nascere solo da un rinnovato impegno d’ascolto che eviti di fare di tutt’erba un fascio. Per questo motivo mi auguro che la sollecitazione di Tettamanzi sia solo l’inizio di un cammino che porti all’abolizione della proibizione ai divorziati risposati di partecipare al sacramento eucaristico. Il divieto non può essere assoluto ed astratto: bisogna valutare le singole situazioni”.

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