“Todo se pasa, Dios no se muda

(Tutto passa, Dio non cambia)

Ieri sera mi è venuta in mente questa frase di S. Tersa d’Avila mentre assistevo ad un concerto di canto gregoriano in una chiesetta millenaria che affianca il tracciato di una antica strada romana, usata per secoli dai pellegrini come collegamento negli spostamenti verso Compostela o verso Roma e Gerusalemme. Ho pensato a come molti secoli fa i popoli, pur senza Internet o senza la televisione, facevano il possibile e l’impossibile per rimanere in contatto tra di loro ed in contatto con il passato e le radici della loro fede, con quel Cristo che era spesso l’unica speranza per le loro esistenze future, anche fra gli stenti e i soprusi sociali. Ho pensato a come la liturgia, tramite la lingua latina e le melodie gregoriane, diventasse un elemento unificante nel tempo e nello spazio, pur nelle diversità e specificità di ogni epoca e di ogni luogo.

Ascoltare quelle melodie non è stato tanto un salto nel passato quanto un riflettere sul mio essere inserito in un luogo e in un tempo preciso, molto lontano e allo stesso tempo vicinissimo alla vita e all’esperienza dei cristiani di ogni luogo ed ogni tempo.

Potrebbe sembrare un azzardo ma ho pensato anche al compleanno del nostro gruppo. Riflettevo sul fatto che io, pur avendo iniziato a partecipare 15 anni fa, non sono stato presente alle fasi di gestazione che l’hanno fatto nascere. Quando ho partecipato a quella prima preghiera nella chiesetta di Santa Margherita, anche io mi sono inserito a tutti gli effetti in un flusso che già esisteva, in un cammino che mi portava ad incontrare quelle sette persone che avevano voluto far nascere quella realtà, in un cammino che avrebbe portato poi tante altre persone ad incontrare l’Emmanuele.
Questo anniversario è come la festa di compleanno di una persona a cui si vuole bene ma che non si conosce da sempre, una persona che un certo momento ha incrociato il nostro passo e che da quel momento è diventata significativa per noi.
Se quell’incontro non avesse avuto spessore e consistenza poi l’esperienza del gruppo non avrebbe avuto una vita così lunga, non avrebbe in se gli elementi per darci la voglia di crescere e far maturare noi e la chiesa, non avrebbe la capacità di offrire speranza a chi ci incontra oggi per la prima volta.

Ricordo una persona che sperava nella fine della vita di gruppi come il nostro: ma una fine dettata dal fatto che nella chiesa non si facessero più distinzioni e barriere tra chi è omosessuale o eterosessuale. Temo che questo tempo sia ancora lontano e nel frattempo ci sia molto da fare per aiutarci a vicenda nel coniugare il Vangelo con la nostra vita quotidiana, e ci sia molto da fare per far maturare questa Chiesa che troppo spesso è sorda agli appelli dei sui figli.
“Todo se pasa, Dios no se muda”… per fortuna.

gianni

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