Tra vittorie in America e sconfitte in Italia. Così nel mondo la condizione dei gay

da Repubblica.it dell’8 novembre 2012

di Andrea Punzo

Nei refererendum abbinati alle presidenziali tre stati Usa hanno detto sì alle nozze omosessuali, mentre da noi è stop alla legge antiomiofobia. I dati su nuove conquiste e antiche prevaricazioni in tutte le nazioni del pianeta in una ricostruzione dell’International Lesbian and Gay Association e nei report di Amnesty International

 

→ LA MAPPA DI PERSECUZIONI E DIRITTI

 

È stato paragonato a un vento. Che soffia e spinge ogni giorno di più verso una sola direzione: l’affermazione dei diritti delle coppie omosessuali.  Un vento che mostra la sua forza attraverso le vittorie che la comunità Lgbt – sigla che raccoglie il mondo omosessuale a 360 gradi, lesbiche, gay bisessuali, transessuali, trangender – sta ottenendo in tutto il mondo. Dagli Stati Uniti dove da martedì negli stati del Washington, Maryland e Maine i matrimoni tra persone dello stesso sesso sono legali, alla Francia – è di qualche giorno fa la notizia dell’approvazione in Consiglio dei ministri della norma che consentirà le nozze gay –  passando per la Spagna dove il nuovo ministro Rajoy le ha tentate tutte pur di fare retromarcia rispetto alle decisioni prese dal suo predecessore Zapatero. Alla fine si è arreso di fronte alle sentenze della Corte Costituzionale spagnola. O ancora, il cattolicissimo Portogallo, tra i primi due anni fa a consentire il matrimonio tra omosessuali, e “l’insospettabile” (perché a maggioranza musulmana e guidata da un premier conservatore) Albania. Entrambi mostrano da tempo, in tema di diritti per gli omosessuali, il loro lato liberale. Spostandosi oltre Oceano c’è poi il caso argentino, basti pensare a una data: il 15 luglio 2010. Quando l’attesa prima e la festa poi per l’approvazione della legge sui matrimoni gay hanno trasformato Buenos Aires nella patria sudamericana dei diritti.

Un vento nuovo, si diceva. Che soffia un po’ ovunque ma non in Italia. Dove in tema dei diritti per le coppie omosessuali regna calma piatta. Poco o nulla. Ogni tanto si alza la bufera ma sempre in direzione contraria rispetto ai buoni esempi europei e americani. Il presidente nazionale di Arcygay Paolo Patanè ha definito il nostro “paese del quarto mondo per diritti civili e libertà”. Se nel resto d’Europa si parla di matrimoni gay, in Italia siamo ancora fermi alla discussione se estendere o no una norma (la legge Mancino del 1993) che assicura protezione “contro  –  si legge nel testo – le discriminazioni motivate da condizioni razziali, etniche, nazionali o religiose a tutte le minoranze” Vale per tutti ma non per gli omosessuali.  E quasi come una beffa, la mattina dopo il bis elettorale di Obama e l’affermazione dei referendum sulle nozze gay in alcuni stati americani,  in Italia la commissione giustizia della Camera bocciava il testo base per una nuova legge contro l’omofobia, che prevede proprio l’estensione della legge Mancino. “L’ennesima dimostrazione  –  dice la deputata Pd Paola Concia, prima firmataria del provvedimento e da sempre in prima fila nelle battaglie su questi temi  –  della distanza siderale tra questo Parlamento e la realtà fuori che chiede a gran voce diritti uguali per tutti”.

Guardando la mappa “dei diritti umani gay e lesbiche” stilata da Ilga, network globale di associazioni locali e nazionali che operano per il raggiungimento di eguali diritti a favore del mondo LGBT, l’Italia mostra così il suo lato peggiore. Somigliando a Paesi dove la completa assenza di legislazione significa intolleranza, diritti negati, isolamento e in alcuni casi morte.

Come riporta Amnesty International, in più di 80 paesi del mondo l’omosessualità è considerata un reato; in otto di questi Afghanistan, Arabia Saudita, Iran, Mauritania, Qatar, Sudan, Yemen e negli stati della federazione della Nigeria che applicano la sharia i rapporti fra persone dello stesso sesso sono puniti con la pena di morte.

In Cina i gay non sono considerati illegali ma neanche legali. Per lo stupro omosessuale sono previsti solo 15 giorni di detenzione e solo nel 2001 l’omosessualità è stata rimossa dai disordini mentali. C’è chi prova a combattere come Li Yinhe, membro del Comitato nazionale della Cppcc (Conferenza politica consultiva del popolo cinese),  che per tre volte ha presentato al Congresso Nazionale del Popolo, una proposta di legge per la legalizzazione dei matrimoni omosessuali. Sempre respinta.

C’è poi il caso del continente africano dove nella metà degli stati è prevista la carcerazione (vedi Algeria e Marocco), in alcuni l’ergastolo e anche la pena di morte (come in Sudan e Mauritania). Il caso David Kato, attivista ucciso in Uganda per aver denunciato un giornale omofobo è solo la punta dell’iceberg.  Nel 2011 in Camerun Jean-Claude Roger Mbede è stato condannato a 36 mesi di carcere per omosessualità. La sua colpa? Essere stato trovato in compagnia di un uomo con il quale i servizi segreti camerunensi sospettavano Mbede potesse avere avuto una relazione.

Una sorte simile tocca anche agli omossessuali che vivono in Iran dove la “sharia” li identifica come “nemici di Allah” e ne prevede la morte. Lo scorso maggio la Corte Suprema della Repubblica Islamica dell’Iran ha confermato la condanna alla pena capitale per quattro giovani gay: Vahid Akbari, Sahadat Arefi, Javid Akbari e Hushmand Akbari.

In Arabia Saudita l’omosessualità è ritenuta illegale e considerata al livello di gravi reati quali lo stupro, l’omicidio e il traffico di droga. Nel 2010 Un ragazzo di 27 anni, accusato di avere una relazione con un altro uomo è stato arrestato e condannato a 1460 giorni di galera e 500 colpi di frusta sulla schiena solo per aver amato un altro uomo, fatto sesso con lui e indossato abbigliamento intimi femminile.

Tornado verso occidente, c’è il caso russo. Il parlamento di San Pietroburgo ha di recente approvato una legge che vieta la cosiddetta “propaganda omosessuale” criminalizzando di fatto qualunque attività o informazione che riguarda le persone Lgbt e le relazioni tra persone dello stesso sesso.  Chi come la cantante Madonna proprio a San Pietropurgo, sulle note della hitHuman Nature, ha mostrato la schiena nuda con scritto “senza paura” per difendere la comunità Lgbt, ha ricevuto in cambio di tutto: dai roghi delle sue immagini organizzate da gruppi di ultraortodossi cristiani, agli insulti arrivati da alti funzionari pubblici russi su Twitter fino a una denuncia per “danni morali e promozione dell’omosessualità”.

Se ci sposta poco più a ovest la situazione non cambia. Nel 2010  –  si legge nel report di Amnesty – il parlamento della Lituania ha approvato, in prima lettura, un emendamento al codice amministrativo che prevede multe da 2000 a 10000 litas (580 – 2900 euro) per la “promozione in pubblico delle relazioni omosessuali”; multe che costituirebbero l’applicazione della legge sulla protezione dei minori contro l’effetto negativo delle informazioni che “denigrano i valori della famiglia” o “promuovono un’idea diversa di matrimonio e famiglia”, in vigore dal marzo 2010.

In Turchia la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere è una realtà. Le persone transgender sono spesso vittime di aggressioni e uccisioni  e non sono tutelate contro la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. I crimini di odio contro le persone Lgbti hanno colpito  maggiormente le donne transgender, che spesso non hanno accesso al mondo del lavoro e sono costrette a prostituirsi,  con il rischio di subire aggressioni e maltrattamenti. Nel 2009, cinque donne transgender sono state uccise e soltanto in un caso è stata emessa una condanna.

In Europa paesi come Serbia e Ucraina tollerano l’esistenza della comunità Lgbt ma non permettono lo svolgimento dei Pride (le grandi feste dell’orgoglio omosessuale). E’ di qualche giorno fa la decisione del governo di Belgrado di non concedere la piazza. Motivi? Troppo forti le pressioni sul primo ministro Ivica Dacic da parte del capo della chiesa ortodossa serba, dei partiti della coalizione di governo e di gruppi di estremisti, per non far svolgere la manifestazione. Corteo che per quanto riguarda l’Italia si terrà la prossima estate a Palermo. Sfilerà l’orgoglio di chi chiede diritti di fatto e non parole o intenzioni. Un evento che raccoglierà migliaia di persone. Si chiedono con forza risposte, in attesa che anche da noi il vento del cambiamento cominci finalmente a soffiare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *