Tre vescovi anglicani fuori dal coro: nessun problema con il matrimonio gay

da Adista n. 26 del 7 luglio 2012

di Ludovica Eugenio

La posizione ufficiale della loro Chiesa, quella d’Inghilterra, di totale chiusura sul matrimonio dei gay, non rappresenta né loro né un numero rilevante di fedeli praticanti e di rappresentanti del clero. A parlare sono due vescovi anglicani, Alan Wilson di Buckingham e Tim Ellis di Grantham. Il loro intervento nettamente a favore del progetto del governo di aprire al matrimonio omosessuale si pone dunque come una sfida aperta alla posizione ufficiale ecclesiale, fortemente avversa, che verrà presentata il mese prossimo al Sinodo generale. «La dichiarazione (la risposta formale al governo, resa nota ai primi di giugno, nella quale si afferma che i matrimoni gay sono contrari all’insegnamento anglicano e costituirebbero una minaccia all’istituzione del matrimonio, ndr) è rigida e legalistica. Gesù non ha detto nulla a proposito della condizione omosessuale, ma ha detto parecchie cose sul fatto di amare il prossimo come se stessi», ha detto Wilson. Per Ellis, si tratta di una posizione che non riflette la vera «mentalità» della Chiesa.

Il 21 aprile scorso, prima dell’elaborazione della risposta formale della Chiesa al governo, Ellis e diversi altri membri del clero hanno redatto una lettera aperta in cui hanno affermato di ritenere che «la Grazia di Dioۚ fosse all’opera nel consentire ai gay di sposarsi e che la Chiesa non aveva «nulla da temere» dall’introduzione delle nozze tra persone dello stesso sesso, che in ogni caso non verrebbero celebrate in luoghi di culto.

Anche il vescovo di Salisbury, Nicholas Holtam, ha supportato fin dall’inizio il progetto del governo, paragonando i vescovi di opposta convinzione ai cristiani del XVIII secolo che ritenevano che la schiavitù «provenisse da Dio».

In vista dell’ormai imminente Sinodo generale, gli oppositori del documento della Chiesa d’Inghilterra sperano che i tre vescovi si uniscano a loro in una manifestazione di protesta, in programma il primo giorno dell’assemblea, e intendono presentare una petizione (che al momento ha ricevuto più di 6mila adesioni) all’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams e all’arcivescovo di York John Sentamu, uno dei massimi oppositori del matrimonio omosessuale, che recentemente ha definito il provvedimento una risposta a un «bisogno emotivo» più che la correzione di un’ingiustizia.

L’ultimo in ordine di tempo ad unirsi alla schiera dei nemici del matrimonio gay – oltre, va da sé, alla Chiesa cattolica, che ha distribuito una lettera a 2.500 parrocchie chiedendo un’aperta opposizione – è stato il rabbino capo degli ebrei del Commonwealth Johnathan Sacks, che ha condiviso le preoccupazioni della Chiesa anglicana che, se la legge passerà (si suppone entro il 2015), le coppie gay potrebbero rivolgersi alla Corte europea dei diritti umani per chiedere la celebrazione nei luoghi di culto.

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