Trento, proposta choc: togliere i figli ai gay

da Il Secolo XIX del 27 febbraio 2014

Togliere i figli ai genitori omosessuali, singoli o in coppia. La richiesta è in un ordine del giorno presentato nel giugno del 2013 dal consigliere comunale trentino Claudio Cia (Lista civica Trentino), insieme a una serie di altri colleghi della minoranza di centrodestra, e inserito tra quelli da discutere in Consiglio comunale. L’Aula però ha chiuso i lavori prima di essere arrivata a votarlo, quindi l’esame del documento è rinviato alla seduta che si terrà fra due settimane.

Claudio Cia

Claudio Cia

L’Arcigay nazionale ha espresso la propria indignazione attraverso il presidente, Flavio Romani. «Una mostruosa richiesta – ha commentato Romani – con argomentazioni surreali, che addirittura disconoscono il rapporto tra genitore e figlio in caso di genitori omosessuali». L’ordine del giorno, intitolato «Save the children! I diritti dei bambini non sono quelli delle coppie gay», recita: «I Servizi sociali del Comune, individuati sul territorio casi di omogenitorialità singola o multipla, verifichino l’ambiente di crescita del bambino, in considerazione dell’assenza di una figura materna o paterna, per deliberata scelta che sottende motivi di illegalità e la segnali immediatamente al sindaco».

Sindaco che, sempre secondo l’ordine del giorno, dovrebbe a quel punto «disporre immediatamente la collocazione del bambino in un ambiente che favorisca il suo pieno sviluppo umano “sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione” riferendo nel contempo all’Autorità giudiziaria».

Ultimo punto dell’ordine del giorno, la rinuncia del Comune a sponsorizzare o promuovere «azioni culturali orientate a confondere e a sminuire il significato e il valore del matrimonio tra uomo e donna e della famiglia eterosessuale».

L’Arcigay ha parlato di «un atto inaudito, che supera in violenza i peggiori regimi totalitari. Una dichiarazione di ignoranza e inciviltà, che manipola la Costituzione e i Trattati a difesa dell’infanzia, stravolgendone il senso e arrogandosi il diritto di decidere sopra le teste dei più piccoli e dei loro genitori».

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