Un pugno contro i Dico. A Parma, aggressione ad un prete che difende le unioni di fatto.

Adista 10 Marzo 2008

Un pugno contro i Dico. Se l’è preso don Luciano Scaccaglia, parroco di S. Cristina a Parma, aggredito sul sagrato della chiesa da un passante che non condivideva l’opinione positiva espressa dal sacerdote sul disegno di legge che dovrebbe regolare i diritti e i doveri dei conviventi.

Il fatto è avvenuto lo scorso 17 febbraio. Don Scaccaglia, che da anni affigge davanti alla chiesa dei manifesti ‘a tema’ per “far riflettere e smuovere le coscienze” (la parrocchia si trova nella centralissima via Repubblica), stava discutendo con la signora Tatiana Ivanovka, un’imprenditrice russa in Italia da vent’anni, la quale la settimana precedente aveva staccato uno dei cartelloni del parroco sul tema dei Dico e ora voleva attaccarne uno preparato da lei stessa. Un passante, che aveva assistito alla scena, si avvicina, insulta il sacerdote, lo colpisce con un pugno e se ne va via. “È un segnale preoccupante – dice Scaccaglia alla “Gazzetta di Parma” (18/2) –, l’indicazione del fatto che non c’è più tolleranza e monta invece l’ostilità”. “Non gli darò tregua finché non smetterà di fare politica”, replica invece la signora Ivanovka che promette anche di consegnare manifesti del parroco di Santa Cristina al vicario generale della diocesi di Parma, mons. Giulio Ranieri.

Non è la prima volta che don Scaccaglia prende posizione su questioni politiche e sociali: nel 2002 aveva promosso una raccolta di firme in parrocchia contro la legge sull’immigrazione Bossi-Fini, giudicata “antiumana e anticristiana” (v. Adista n.69/02); nel 2003 aveva aderito alla proposta del comboniani di Castel Volturno del “permesso di soggiorno in nome di Dio” agli immigrati irregolari, organizzando una manifestazione in parrocchia a cui parteciparono molti cittadini e numerose associazioni della città (v. Adista n. 85/03) che suscitò le proteste della Lega Nord (v. Adista n. 1/04); nel 2004 aveva invitato la curia diocesana a restituire i soldi del ‘benefattore’ Calisto Tanzi, responsabile del crack finanziario della Parmalat (v. Adista n. 17/04); nel 2005 aveva denunciato la vergogna dei Cpt per gli immigrati irregolari, aprendo le porte della chiesa agli stranieri e ai senza tetto e denunciando la scarsa attenzione delle istituzioni locali verso i poveri (v. Adista nn. 9, 11 e 15/05); e, sempre nel 2005, aveva aderito all’appello di Adista sulla “libertà di coscienza” per i cattolici al referendum abrogativo della legge sulla procreazione assistita, invitando anche i suoi parrocchiani a votare secondo coscienza e rifiutandosi di leggere l’appello al non voto diramato dal suo vescovo (v. Adista n. 45/05).

Anche sui Dico, don Scaccaglia non ha esitato a dire la sua, prima con i manifesti affissi fuori della chiesa, e poi intervenendo direttamente: “L’attacco alla ricchezza non condivisa, e al potere che schiaccia, attraversa tutto il libro Sacro – dice durante l’omelia dell’11 febbraio –; molti politici invece, e molti cristiani assieme ai vescovi, preferiscono l’attacco ai Dico, al disegno di legge che tutela giuridicamente le coppie di fatto”. “Spira aria di crociate fuori posto e fuori tempo”, prosegue. “Certo, la famiglia attraversa una crisi epocale, culturale e valoriale, anche religiosa, ma ben altre sono le cause. Inoltre, riconoscere diritti per alcune coppie, non vuol dire negarli ad altre, ad altre realtà molto importanti, fondamentali, come la famiglia”. Parole e comportamenti che hanno diviso la città in due fronti: da una parte i censori del parroco, primo fra tutti il capogruppo di Forza Italia in Comune, Carmelo La Mantia, che ha attaccato don Scaccaglia nella seduta del Consiglio del 30 gennaio e sulle pagine della “Gazzetta di Parma”, additandolo come “bizzarro attivista di ideologie che nulla hanno a che spartire con la nostra religione”, accusandolo di “uso improprio” della parrocchia e invitando il vescovo ad intervenire nei confronti del sacerdote. Dall’altro i parrocchiani di don Luciano che lo hanno difeso pubblicamente e molte associazioni della città (fra cui il Comitato Antirazzista, il coordinamento Pace e Solidarietà e Rifondazione comunista) che, subito dopo l’aggressione del 17 febbraio, hanno organizzato una manifestazioni di sostegno nei confronti di “un sacerdote che con gli strumenti della parola e della nonviolenza esprime, sempre e comunque, solidarietà con la povera gente, con gli esclusi, i perseguitati e denuncia senza mezzi termini ogni forma di razzismo e di ingiustizia”.

E don Scaccaglia, nell’omelia del 18 febbraio, rivendica la correttezza delle sue azioni e invita a guardare avanti: “La nostra pastorale, che coniuga sempre fede e politica (cioè impegno per i più deboli), mai come in questo periodo è stata attaccata con violenza verbale e gesti vandalici; ma noi vogliamo perdonare”.

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