Una legge più umana

da Adista n. 29 del 28 luglio 2012

di Giovanni Di Lorenzo e Patrick Schwarz

Tratto dal settimanale tedesco Die Zeit (8 luglio 2012). Titolo originale: «Kirche der Sünder» («Chiesa del peccatore»)

UNA LEGGE PIÙ UMANA

Coppie omosessuali e divorziati risposati: a colloquio con il giovane cardinale Rainer M. Woelki di Berlino

A 55 anni, lei è il più giovane cardinale del mondo. Quando è stato a Roma la prima volta?
La prima volta in assoluto? Dovevo avere circa 16 anni.

Anche allora era molto giovane…
In realtà, era un voto del cappellano di noi giovani. Ero in un liceo pubblico a Köln-Mülheim, dove c’era ancora la messa della scuola, che poi sarebbe stata abolita. Il nostro insegnante di religione disse che, se essa fosse stata mantenuta, avremmo fatto un viaggio a Roma. Più tardi, dopo la scuola, vi furono altri viaggi a Roma. In una di quelle occasioni ho anche incontrato per la prima volta Joseph Ratzinger.

Com’è accaduto?
Il cardinale celebrava spesso la santa messa a Campo Santo, lo studentato tedesco di teologia all’interno del Vaticano. Il nostro cappellano aveva studiato con lui e mi ha presentato.

Oggi il papa è sotto pressione come raramente prima d’ora. Come ha vissuto i recenti avvenimenti relativi alle pubblicazioni di documenti confidenziali e al denaro indebitamente sottratto in Vaticano? La dimensione dello scandalo la stupisce?
Mi ha colpito la determinazione con cui il papa dice che qui è necessario fare chiarezza. Dove ci sono cose negative, vuole scoprirle e cambiare qualcosa. Per me questo è un segno di forza.

Ma non la spaventa la portata dello scandalo?
In generale, dove ci sono persone, ci sono debolezze naturali, purtroppo anche nella Chiesa. Quello che diciamo, dovremmo anche cercare di viverlo. È tanto più increscioso se nell’ambito della Chiesa una banca agisce male o addirittura ammette il riciclaggio di denaro sporco o irregolarità finanziarie. Questo non deve avere luogo, da noi.

Ma il riciclaggio di denaro sporco è un reato grave.
Certo, e sono molto contento che a Roma nell’ultimo anno ci sia stato un rinnovamento, come richiesto dal papa. E, per converso, non abbiamo il diritto di sostenere che la storia della Chiesa sia esente da cose del genere. Purtroppo ci sono sempre state.

Questo non migliora la situazione!
Certamente no, ma dovremmo anche mantenere il senso della prospettiva e dell’insieme. E la Chiesa è sempre stata consapevole della fallibilità dei suoi membri: da qui deriva l’antica espressione “Chiesa dei peccatori, Chiesa della grazia”.

Lei descrive il problema secondo categorie molto umane. Ma non stiamo vivendo un fallimento istituzionale della Curia, del Vaticano?
Non so se si possa dire questo. Naturalmente una mancanza di collaborazione o delle relazioni poco chiare o cattive sono più gravi se avvengono nell’ambito della Chiesa, in quanto le persone la rappresentano. D’altra parte, evidentemente è facile che le persone si lascino attirare dall’avidità di denaro, carriera, potere…

Un vescovo incaricato dal papa nel giro di un anno ha trasformato un passivo di diversi milioni in attivo, solo grazie a verifiche relative alla accettazione o concessione di privilegi nei contratti pubblici che vengono assegnati dal Vaticano.
Non posso giudicare questo elemento solo considerando l’effetto finale, non faccio parte degli organi di supervisione finanziaria della Santa Sede. Accettazione o concessione di privilegi o corruzione sono senza dubbio un problema che pesa molto anche da noi in Germania.

Ma in Germania una cosa simile sarebbe impensabile!
Non mi arrischio a dire che questo sarebbe impensabile in Germania. Dentro o fuori la Chiesa c’è un impegno alla vigilanza professionale, e tuttavia spesso capita di lamentare ancora comportamenti negativi di singoli o di criminalità organizzata. La corruzione resta un problema, nella Chiesa ci impegniamo più che possiamo per superarlo.

Ha l’impressione che papa Benedetto abbia degli oppositori nella Curia?
Non saprei dire, non sono cardinale da un tempo sufficiente.

In Curia si dice che il papa sia propenso a lasciare il suo incarico. Lei lo capirebbe?
Umanamente, lo posso certo capire, è chiaro. Mio padre compirà quest’anno 84 anni…

Un anno più giovane di papa Benedetto…
… e mia madre 83 anni. So quali disturbi sono legati all’età. Tanto più ammiro il papa per quanto fa e per come lo fa, e con quale energia e con quale spirito annuncia il Vangelo. Che abbia dei momenti di stanchezza, lo capisco profondamente, capita anche a me.

Ma la sua carriera è appena agli inizi!
Sì, ma se ho fin dal mattino presto impegni e appuntamenti, alla sera sono anch’io sfinito. Tanto più lo posso capire per un uomo di 85 anni.

La sconvolge il vortice degli scandali a Roma?
Mi sconvolge molto che la Chiesa cattolica perda fiducia e credibilità. Ma so anche che ci sono meravigliose iniziative e attività esemplari in tutto il mondo. Possiamo solo fare ciò che abbiamo cercato di fare riguardo ai casi di abusi sessuali: possiamo solo avviare un processo di “autopurificazione”. E di fronte a queste situazioni dobbiamo riconoscere che c’è colpa e che ci sono colpevoli.

Per la sua Chiesa, il Vatileaks è negativo quanto la crisi degli abusi sessuali?
No, la crisi degli abusi sessuali la ritengo molto più grave. Vatileaks e questioni finanziarie segnalano senza dubbio l’esistenza di un problema, ma è molto peggio se un bambino viene sottoposto ad abusi e se a causa di ciò che gli è stato fatto si trova a soffrire per tutta la vita.

A suo avviso, c’è nella Chiesa cattolica un blocco delle riforme?
Un blocco delle riforme c’è sempre stato.

Come, prego?
Al Mahatma Gandhi è stato chiesto una volta da due missionari perché il loro messaggio passasse con tale difficoltà. E Gandhi ha detto: da voi non emana sufficientemente il profumo del discorso della montagna! Si potrebbe anche dire: siete troppo diversi da Gesù Cristo. Questo è il vero blocco delle riforme. Ma forse non intendeva chiedermi questo? (ride)

In effetti, pensavamo piuttosto al Katholikentag. Lei è stato uno dei pochi vescovi in carica, presenti a quelle giornate, a dichiararsi favorevoli alle richieste di riforma della base. È sbagliata l’impressione che ci siano vescovi che temono i laici?
Tre cardinali, il nunzio, in tutto 17 vescovi: erano decisamente molti i vescovi al Katholikentag. Anche in confronto ai precedenti Katholikentagen, a quanto mi hanno detto, poiché per me era la prima volta.

I laici tedeschi, in confronto alla Chiesa universale, possono talvolta essere decisamente arrabbiati, violenti.
Io la vedo in modo diverso. Anche gli spiriti critici per me sono innanzitutto dei cristiani che amano la loro Chiesa e che si preoccupano: soffrono per la Chiesa o per alcune posizioni, ma sono dentro la Chiesa, e lottano per essa. Che poi, come vescovo, possa essere faticoso porsi di fronte a tutto questo, non lo posso negare.

Dal Katholikentag viene citata una sua affermazione che le ha procurato una gran quantità di problemi. A proposito delle unioni omosessuali lei ha detto: “Posso immaginare che, là dove delle persone assumono responsabilità l’una per l’altra e vivono in un rapporto omosessuale stabile, questo rapporto sia da considerare in maniera simile a quello delle unioni eterosessuali”. Conferma questa frase?
“Ci si guardi dal trattarli in un modo o in un altro ingiustamente”, si dice nel catechismo a proposito di persone di tendenza omosessuale. Se prendo sul serio questa istruzione, non posso vedere le relazioni omosessuali esclusivamente come “trasgressione della legge naturale”, come dice il catechismo. Cerco anche di prendere sul serio il fatto che queste persone assumono stabilmente una responsabilità l’uno per l’altro, che si sono promesse fedeltà e che vogliono occuparsi l’una dell’altra, anche se io non posso condividere un tale progetto di vita. Il progetto di vita a favore del quale ci poniamo noi come Chiesa cattolica è il matrimonio sacramentale tra un uomo e una donna, aperto alla trasmissione della vita. Questo l’ho detto al Katholikentag, a Mannheim, immediatamente prima dell’affermazione da lei citata.

Nel frattempo non ci sono solo laici dissenzienti, ci sono vere e proprie rivolte di parroci, come in Austria, che hanno scritto la parola disobbedienza sulle loro bandiere.
Un appello alla disobbedienza non porta a nulla né umanamente né spiritualmente. Ogni prete alla sua ordinazione ha elogiato l’obbedienza e ha accettato anche molto chiaramente di annunciare la dottrina della Chiesa.

In Germania adesso quasi 200 parroci chiedono almeno di ammettere i divorziati all’eucaristia. Potete semplicemente limitarvi ad ignorare i vostri?
L’arcivescovo Zollitsch ha invitato i suoi preti friburghesi al dialogo. La pastorale dei divorziati risposati non è un problema importante solo per i preti, ma anche per i vescovi.

Ma la richiesta non è forse plausibile? I matrimoni possono fallire anche con la migliore buona volontà.
Che la vita umana possa fallire, è una cosa. D’altro canto, in questo siamo tenuti al comandamento di Gesù: l’uomo non separi ciò che Dio ha unito. Del resto vedo ad esempio che la Chiesa ortodossa ha trovato in un certo qual modo una via.

Lì un secondo matrimonio è ammesso.
Anche la Chiesa ortodossa sostiene l’indissolubilità del matrimonio, e anche lì solo il primo matrimonio è valido sacramentalmente e riconosciuto come matrimonio ecclesiastico. Una separazione ed un secondo matrimonio vengono comunque tollerati. Il che permette, a certe condizioni, l’ammissione ai sacramenti.

Questo potrebbe essere un modello per la sua Chiesa?
Dovremmo parlarne. Del resto anche per la Chiesa ortodossa il problema non è di facile soluzione. Nella Chiesa cattolica romana c’è la possibilità dell’annullamento del matrimonio, per molte persone già questa è una possibilità per un nuovo inizio. Mi augurerei di rendere più chiare le possibilità pastorali che risiedono in questo procedimento del diritto canonico. Dobbiamo trovare una via – senza nuocere alla dottrina – che lasci vivere le persone.

Perché la Chiesa la fa così difficile?
Forse è un problema che oggi nella Chiesa  tutto debba essere ipercorretto. Deve essere anche possibile essere cattolici senza venire sempre esaminati fin nei minimi dettagli.

La Chiesa non deve sempre punire disciplinarmente delle pecorelle insubordinate. Al contrario il credente deve accettare che la sua Chiesa non gli lasci carta bianca su tutto?
Sì, si tratta della consapevolezza di potersi porre come credente in una tensione tra vicinanza e distanza dalla propria Chiesa. Oggi forse talvolta soffriamo da parte della Chiesa di un falso perfezionismo.

Horst Seehofer si è risposato. Quando è andato a trovare il papa per il suo 85° compleanno con una delegazione dalla Baviera, papa Benedetto gli ha dato la comunione.
Questo è un buon esempio per ciò che io intendevo con queste parole: chi sono io per valutare gli aspetti “cattolici” della vita di Horst Seehofer? Non ne sono informato, neppure spetta a me. Non sono il suo confessore né il giurista competente della Chiesa, ma tutti aspettano da me un giudizio morale e canonico ineccepibile. Il Papa ad ogni modo ha agito come fa ogni pastore che non vuole respingere nessuno.

In un’intervista a Die Zeit, il presidente della Conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch, ha detto che ritiene che le cose cambieranno nel modo di trattare i divorziati risposati mentre lui è ancora in vita. Condivide la sua previsione?
Talvolta i divorziati risposati hanno potuto realizzare nella loro seconda relazione ciò che nel loro primo matrimonio è andato storto. Con i loro figli formano una famiglia e cercano di vivere la fede, fin dove le circostanze lo permettono. Sono impegnati nelle nostre parrocchie e lì fanno molto bene. Ma noi abbiamo anche la responsabilità rispetto alla parola di Gesù.

Cioè?
Proprio nell’incontro mondiale delle famiglie a Milano il papa ha attirato l’attenzione sul fatto che l’esclusione dei divorziati risposati dai sacramenti è un grosso dolore della Chiesa attuale. Queste persone fanno parte della Chiesa, anche se non possono ricevere la comunione.

Lei dà la comunione ai divorziati risposati?
(esita) Di regola non so, come vescovo, in quale situazione di vita si trova il singolo che ho davanti a me.

Ma lei dà la comunione ai divorziati risposati?
Come prete devo presumere che chi mi chiede l’eucaristia lo faccia con cuore puro. Non devo trascurare coloro che, come riconoscimento della rottura del loro matrimonio, si preoccupano di vivere secondo la dottrina della Chiesa e non ricevono la comunione. Offrono in questo modo una forte testimonianza della fede.

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