Una risposta ecumenica per superare il muro che divide chiesa e omosessuali

da Adista, n. 31 del 19 aprile 2008

Nell’aprile dello scorso anno il giovane Matteo, vittima, a causa della sua presunta omosessualità, delle angherie dei compagni di scuola, si toglieva la vita. È stato questo fatto di cronaca a spingere un gruppo di cristiani omosessuali di Firenze (Kairos) a organizzare la prima veglia ecumenica contro l’omofobia. L’iniziativa, tesa a squarciare il velo di silenzio che circonda questo argomento, si è ripetuta anche quest’anno: dal 2 al 6 aprile, infatti, credenti di diverse confessioni religiose si sono riuniti, in varie città d’Italia e in varie parti del mondo, per ricordare tutte le vittime dell’omofobia e per lanciare un messaggio forte alle loro Chiese. Lo scorso anno quattordici città italiane avevano accolto la sollecitazione e il 28 giugno, nell’anniversario della rivolta di Stonewall del 1969 (seguita all’irruzione della polizia in un locale di New York frequentato da gay, chiamato appunto “Stonewall run”), considerata da un punto di vista simbolico il momento di nascita del movimento di liberazione gay, hanno ricordato quanti sono rimasti vittima dell’atteggiamento di disprezzo e di violenza che spesso circonda le persone omosessuali.

L’iniziativa di quest’anno è invece partita il 2 aprile a Milano, presso la Chiesa evangelica battista, ma è nella giornata del 4 aprile che si è tenuta la maggior parte delle veglie ecumeniche. In quel giorno cadeva il quarantesimo anniversario della morte di Martin Luther King, protagonista delle lotte non violente per i diritti delle minoranze. Quello stesso giorno, durante le celebrazioni, si è fatta anche memoria del suo messaggio inclusivo attraverso veglie organizzate anche in Argentina, Cile, Perù, Venezuela, Spagna e Irlanda. Domenica 6 aprile, oltre a tenersi a Roma la veglia conclusiva, molte comunità cristiane hanno inserito nel culto domenicale una riflessione sull’omofobia.

“Nell’amore non c’è paura”

Tra le testimonianze più toccanti, quella pronunciata da Cristina, suora francescana, durante la veglia di venerdì 4 aprile presso la chiesa vetero-cattolica di Torino. Una volta avvertita la vocazione, Cristina ha dovuto cercare una Chiesa che le aprisse le braccia perché la sua, quella cattolica-romana, non ne voleva sapere di accoglierla come novizia, proprio a causa del clima omofobico e transfobico che regna all’interno di molte istituzioni religiose: nata donna in un corpo maschile, a vent’anni infatti Cristina aveva deciso di cambiare sesso. Una scelta che, secondo la Chiesa cattolica, sarebbe incompatibile con la vocazione religiosa: lo dice esplicitamente, tra l’altro, la Nota che la Congregazione per la Dottrina della Fede diffuse, con richiesta di massima riservatezza, ai superiori e alle superiore generali delle congregazioni religiose e degli ordini di tutto il mondo, nel 2003. Il documento afferma infatti che il transessualismo rientra nel novero delle “patologie meramente psichiche” e che persone transessuali non possono diventare religiosi, frati, monaci, monache o suore e qualora già lo fossero devono essere espulse dalle istituzioni religiose alle quali appartengono (v. Adista n.12/03).

I fedeli riuniti in veglia il 3 aprile presso la Chiesa valdese di Pinerolo, aprendo la liturgia con un versetto della prima lettera di Giovanni, “Nell’amore non c’è paura”, così lo hanno commentato: “Non c’è da temere se delle persone vivono tra loro un amore, indipendentemente se queste persone siano di sesso diverso o dello stesso sesso. Non c’è da temere a vivere questo amore e non c’è da temere ad accogliere questo amore nelle chiese e nella società. Se la nostra società è omofoba e se gran parte dei cristiani sono omofobi ciò vuol dire che vale per noi ciò che dice il brano biblico: ‘Chi ha paura non è perfetto nell’amore’. Stasera vogliamo chiedere al Signore di condurci avanti su questo cammino verso la ‘perfezione’ di un amore senza paura – sapendo che non ci arriveremo mai, perché la perfezione nell’amore è Gesù Cristo, ma che al tempo stesso quella e niente di meno è la nostra meta”.

“L’indiscriminata accoglienza” di Gesù

Moltissime le adesioni all’iniziativa: tra le altre, quella della Comunità metodista di Roma, della Comunità vetero cattolica di Torino e della Comunità cristiana di Base di Pinerolo. In una lettera di Anna Maffei, presidente dell’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia (Ucebi), indirizzata agli organizzatori, si legge: “L’Unione battista condivide in pieno lo spirito che anima la vostra preghiera comune, così come tutte le manifestazioni contro l’intolleranza di qualsivoglia matrice. Nel novembre 2007, nel corso della nostra Assemblea congiunta al Sinodo delle Chiese valdesi e metodiste, abbiamo votato a larga maggioranza un atto in cui, fra l’altro, abbiamo confessato il peccato della discriminazione delle persone omosessuali e della sofferenza imposta loro dalla mancanza di solidarietà’, abbiamo condannato ‘ogni violenza verbale, fisica, e psicologica, ogni discriminazione nei confronti di persone omosessuali’. Nel cristianesimo l’intolleranza, il pregiudizio e la violenza non hanno nessuna legittimazione morale. Di questo – guardando a Cristo crocifisso e risorto – siamo profondamente convinti. Che il Signore vi stia vicino dunque. Molti delle nostre chiese si uniranno alla vostra preghiera, se non potranno farlo fisicamente, lo faranno almeno nello spirito”.

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