USA: vescovi e leader religiosi uniti contro il matrimonio gay

da Adista documenti, 28 gennaio 2012

WASHINGTON-ADISTA. È l’ennesimo no da parte ecclesiastica quello che incassano, negli Stati Uniti, i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Ma stavolta l’opposizione è ecumenica: ai vescovi statunitensi, che non perdono occasione di manifestare la propria contrarietà, si sono aggiunti in questa circostanza 35 leader religiosi di varie confessioni che, il 12 gennaio scorso, hanno sottoscritto una lettera aperta a tutti i cittadini – intitolata “Marriage and Religious Freedom: Fundamental Goods That Stand or Fall Together” – in cui sottolineano che «la promozione e la difesa del matrimonio, cioè l’unione tra un uomo e una donna come marito e moglie, è una questione di bene comune»
A firmare il documento, per parte cattolica, il presidente della Conferenza episcopale, il neo cardinale Timothy M. Dolan, arcivescovo di New York; mons. Salvatore J. Cordileone, vescovo di Oakland; mons. William E. Lori, vescovo di Bridgeport e mons. Kevin C. Rhoades, vescovo di Ft. Wayne-South Bend. A loro si sono aggiunti, tra gli altri, rappresentanti della Southern Baptist Convention, della North American Lutheran Church, della Church of Jesus Christ of Latter-day Saints, delle Assemblies of God, della National Association of Evangelicals, della Anglican Church in North America, oltre a due rappresentanti ebraici.
«Come capi religiosi di una grande varietà di comunità di fede – scrivono –, ci uniamo per affermare che il matrimonio nella sua vera definizione deve essere protetto in sé e per il bene della società». «Crediamo che il pericolo più urgente sia che persone e organizzazioni religiose, nel corso della loro attività, e non solo per quanto riguarda le cerimonie religiose, possano essere costrette a trattare i comportamenti omosessuali alla stregua, moralmente, della condotta sessuale coniugale. Non c’è dubbio che tante persone e gruppi le cui convinzioni morali e religiose vietano condotte omosessuali faranno resistenza e che ne deriveranno conflitti tra Chiesa e Stato». «Sollecitiamo coloro cui è affidato il bene pubblico – concludono – a sostenere leggi che difendono la vecchia definizione di matrimonio, evitando così di minacciare la libertà religiosa di molte istituzioni e cittadini di questo Paese».
A rincarare la dose ci pensano, dallo Stato di Washington, i vescovi J. Peter Sartain e Eusebio Elizondo di Seattle; mons. Blase J. Cupich di Spokane, e mons. Joseph J. Tyson di Yakima, preoccupati per il progetto di legge appena depositato in Parlamento che legalizza i matrimoni omosessuali. «Non è nell’interesse pubblico», si legge nel documento cofirmato e diffuso dalla Conferenza episcopale dello Stato di Washington il 13 gennaio scorso: «Difendere l’attuale definizione di matrimonio non è una questione di religione. La legge attualmente in vigore nello Stato di Washington, che definisce il matrimonio come “un contratto tra un maschio e una femmina”, è fondata non sulla fede ma sulla ragione e sull’esperienza della società». «Cambiarla – concludono invitando tutti i cittadini a fare pressioni sui propri rappresentanti – starebbe a significare che lo Stato non riconosce più il sacrificio e il contributo unico di queste coppie, ingrossando così le fila di quanti minano la famiglia». Se il progetto di legge dovesse andare in porto salirebbero a sette gli Stati statunitensi dove è possibile per una coppia omosessuale contrarre matrimonio. (ingrid colanicchia)

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>