Vecchi matrimoni per novelli sposi gay

da Repubblica.it del 7 novembre 2012

di Anais Ginori

Senza nulla togliere a chi si batte per aver riconosciuti pari diritti né a chi è mosso da convinzioni religiose, è curioso osservare quanto ancora ci si possa accapigliare intorno a un’istituzione vecchia e in disuso come il matrimonio.

Prendiamo la Francia. Sull’infelicità coniugale i più famosi romanzieri hanno scritto capolavori. Già nel Settecento, la protofemminista Olympe de Gouges chiedeva una legge per il divorzio.

Il matrimonio qui ha cessato di essere solo un rito religioso da circa due secoli. La Francia è stato il primo paese ad approvare la legge sui Pacs, che garantisce le unioni di fatto. Ogni nuovo governo che s’insedia propone riforme per separazioni lampo, ancora più facili e indolori.

Insomma, sono parecchi decenni che la tendenza è quella di ridimensionare, se non proprio cancellare la valenza simbolica e sociale del matrimonio. Eppure mai come in queste ultime settimane si fa un gran parlare dell’importanza di convolare a nozze. Merito (sì, merito) delle coppie omosessuali che vogliono, fortissimamente vogliono, avere anche questo diritto civile. Proclami romantici, baci in pubblico, cerimonie simulate. Il matrimonio non è mai stato così promosso, valorizzato.

Ormai è questione di poco. Il governo francese ha annunciato oggi la nuova legge che entro l’estate dovrebbe accontentare queste coppie ansiose di scambiarsi le fedi. Nota bene: è una riforma presentata da un presidente padre di quattro figli ma celibe all’anagrafe e che continua a convivere more uxorio all’Eliseo con la sua compagna: scandalo inaudito per gli americani che si sposano e divorziano moltissimo.
La Francia moltiplica le contraddizioni. Così finisce che i Pacs, inventati anche per gay e lesbiche, sono usati al 94% da eterosessuali. Il matrimonio invece potrebbe essere presto reinventato come gesto sublime e utopico da parte di alcune coppie omosessuali che oltretutto, per fortuna loro, hanno l’entusiasmo dei neoarrivati e possono beatamente ignorare Emma Bovary e altri implacabili racconti sugli sfaceli nuziali.

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