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l’importanza di raccontarsi

un riassunto della traccia introduttiva proposta da Edgar nell’incontro di presentazione delle attività per l’anno 2013-2014:

RELAZIONI SIGNIFICATIVE
L’importanza di raccontarsi nasce dal bisogno intrinseco all’essere umano di creare con l’altro una relazione significativa, sentendosi capito e quindi amato. Questa relazione autentica è alla base di ciò che si definisce intimità.
Avvertiamo solamente che dell’altro ci possiamo fidare. Il raccontarci inoltre dà un senso e una direzione alla nostra esperienza, è come se mettere la nostra vita nelle mani dell’altro ci desse la possibilità di conoscere meglio noi stessi mentre permettiamo all’altro di entrare nel nostro universo.
Sicuramente la libertà di parlare di noi “senza veli” è un’esperienza che ci riconcilia con noi stessi e ci apre ad una relazione intima con l’altro.

RACCONTARE LA FEDE
Il racconto è il modo più semplice e più universale di trasmettere una storia, una memoria, una fede. Accettiamo più facilmente i racconti che le verità astratte. La Bibbia, da cima a fondo, da Abramo fino a Pietro, Paolo e gli altri apostoli, è il racconto di testimoni che vogliono «rendere testimonianza alla luce» che ha illuminato la loro vita (Gv 1,7.8).
Il Credo originale della fede in Dio è stato espresso (e continua a essere espresso dagli Ebrei, nostri antenati nella fede) in modo narrativo. «Mio padre era un Arameo errante; scese in Egitto con poca gente… Gli Egiziani ci maltrattarono… Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri… Egli ascoltò la nostra voce… e il Signore ci fece uscire dall’Egitto» (Dt 26,5 8).

UN PONTE NEL TEMPO
Moni Ovadia ci dice “Raccontare significa consegnarsi al futuro. Portare il passato nel presente e nel futuro“, e un detto chassidico dice ancora “Dio ha creato l’uomo perché amava sentir raccontare storie“. Moni Ovadia dice che è importante saperle raccontarle ma, ancora più importante, è volerlo fare.

Piccole lucerne accese per varcare la notte...