oasi

credo la vita eterna

«Riconosco, Signore, che la durata della mia condizione morta­le è gravata dalla maligna separazione che nell’incredulità  si produce tra il no­stro tempo e il tuo. E so che questa sep­arazione si riflette nell’angoscia in cui trascorre il tempo che ciascuno di noi cerca di avere solt­anto per se stesso. La malinconia del te­mpo inesorabilmente passato è figlia del­l’incredulità e madre della disperazione.

La morte si presenta allora e solo allora come una dimostraz­ione dell’inutilità del tempo dell’amore. I colpi in cui il dolore percuote l’us­cio di casa diventano i sogni di un dest­ino implacabile che assegna alla morte l’ultima parola. La nostalgia del tempo perduto si trasforma in una malattia che rende cronica la per­dita di ogni senso di tempo.

Ma se io, Signore, tendo l’orecchio e im­paro a discernere i segni dei tempi, dis­tintamente odo i seg­nali della tua rassi­curante presenza alla mia porta.
E quando ti apro e ti accol­go come ospite gradi­to nella mia casa, il tempo che passiamo insieme mi rinfranc­a.

Alla tua mensa divido con te il pane del­la tenerezza e della forza, il vino della letizia e del sacr­ificio, la parola de­lla sapienza e della promessa, la preghi­era del ringraziamen­to e dell’abbandono nelle mani del Padre. E ritorno alla fat­ica del vivere con indistruttibile pace. Il tempo che è pass­ato con te sia che mangiamo sia che bevi­amo è sottratto alla morte.

Adesso, anche se è lei a bussare, io so che sarai tu ad entr­are; il tempo della morte è finito. Abbi­amo tutto il tempo che vogliamo per espl­orare danzando le ir­idescenti tracce del­la Sapienza dei mond­i. E infiniti sguardi d’intesa per assap­orarne la Bellezza. Amen.»

Carlo Maria Martini
(Credo la vita eter­na)